RICOMINCIAMO DALL’OPPOSIZIONE. L’ASSEMBLEA DI CATANIA

di Matteo Iannitti, segreteria provinciale PRC Catania, coordinamento nazionale Giovani Comunisti

Tanta gente il 2 ottobre ha popolato l’auditorium dell’ex monastero dei Benedettini di Catania, ora sede delle facoltà di lettere e filosofia. Molta più di quella presente alle iniziative della scorsa campagna elettorale. Tanta gente venuta per ascoltare, per capire, per sapere questa nuova Rifondazione Comunista uscita da Chianciano dove va e cosa vuole fare. Tanta gente, anche non iscritta al Partito, che in una città umiliata, depredata e disperata ha ancora la voglia di cercare il riscatto. Ricominciamo dall’opposizione, questo era, come al Brancaccio, non solo il titolo dell’assemblea ma anche il filo rosso che collegava tra loro interventi e testimonianze. A partire dall’introduzione di Pierpaolo Montalto, segretario della Federazione di Catania, che ha raccontato il degrado sociale della città e della sua provincia ed ha spiegato come ricominciare dall’opposizione sia doveroso e fisiologico per un Partito della Rifondazione Comunista che proprio nell’opposizione e nel conflitto sociale trova la sua utilità e riscopre la sua collocazione.  
Per poi continuare con Sara Crescimone, rappresentante del centro di iniziativa GLBT Open Mind, che ha chiesto a Paolo Ferrero di non derubricare la questione dei diritti civili e della libertà di orientamento sessuale dalle rivendicazioni del Partito e dalle pagine del suo giornale.  O Bruno Barbarossa, insegnante di sostegno, che ha spiegato il dramma della categoria e il danno che tutte e tutti avranno dalle riduzioni del numero degli insegnanti e dei finanziamenti alla scuola pubblica, unico avamposto dello stato in molte zone, primo strumento di integrazione e socializzazione, elemento determinante per il futuro del Paese. O Piero Mancuso che attraverso il centro Iqbal Masih, uno dei pochissimi centri di aggregazione per ragazzi nel quartiere ghetto di Librino, e la squadra di rugby “Briganti” riesce a dare speranza e combattere l’ingiustizia sociale e la mafia. Nel “No Gelmini day” è anche intervenuto Lorenzo Mannino, studente medio del collettivo Spedalieri, che ha contribuito ad analizzare il feroce attacco alla scuola pubblica, il meccanismo ricattatore del 5 in condotta ed ha denunciato l’influenza, con metodi clientelari, dei partiti di destra e del PD nella consulta provinciale degli studenti.

Infine è stata la volta di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Un intervento limpido e convincente che ha spiegato la difficile condizione del nostro Paese e il complicato ruolo di Rifondazione. Tanti i temi toccati. Dal federalismo fiscale, strumento per demolire la solidarietà sociale e gettare nell’abisso il meridione, alla battaglia ai poteri forti, in primis Confindustria e Vaticano.

Dalla critica al Pd, incapace di rappresentare l’opposizione perché legato strettamente a quei poteri forti con i quali, per ottenere un’interlocuzione privilegiata, è in concorrenza con la destra, alla feroce critica ad un’Italia dei Valori con la quale solo sui temi della giustizia è possibile una comunanza di intenti, perché per il resto condivide ed è fautrice delle stesse politiche del centrodestra e del PD.

Nessuno si scorda la posizione dell’IdV sulla commissione d’inchiesta sul G8 di Genova, e Ferrero si indigna parlando delle illazioni su un rapporto privilegiato tra Di Pietro e PRC. Precarietà, nuova povertà, nuovo razzismo, l’intervento del segretario nazionale affronta tutti i temi del dibattito politico e poi consegna a Catania una chiave di lettura che è anche la premessa di un nuovo agire politico. Nel nostro Paese – dichiara Ferrero- è in corso una guerra tra poveri.

La rabbia sociale si sviluppa orizzontalmente. Lo sfruttato si dichiara nemico di un altro sfruttato. L’operaio nemico del migrante. In questo contesto i disagi sono personali e non riescono a trovare una sponda che li renda collettivi, lo sfrattato non si sente vittima di un sistema ma colpevole della propria condizione in un misto di solitudine e vergogna. A questo punto la sfida che abbiamo davanti è rompere lo schema della guerra tra poveri e creare e convincere della necessità e della giustezza di un conflitto tra basso e alto, tra sfruttati e sfruttatori, sfrattati e banche.

Nel contempo occorre riscoprire, nell’ottica di un’alternativa di società, la complessità della persona e bisogna più che mai esaltare le differenze. Solo comprendendo l’irriducibilità della persona a un solo carattere si può combattere razzismo e omofobia.

Infine Paolo Ferrero ha lanciato l’appello per la manifestazione dell’11 ottobre, per la costruzione di un fronte ampio della sinistra che costituisca l’opposizione sociale e politica al Governo Berlusconi e che metta insieme tutti, da Fava a Ferrando. Terminato l’intervento, chiusa l’assemblea, un grande applauso. E tante e tanti a chiedere come andare a Roma l’11 ottobre.

Catania, 6 Ottobre 2008

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