A QUITO LA SPERANZA DEL SOCIALISMO

“A costruire l’unità giovanile…per la Rivoluzione e per il Socialismo”, questo lo slogan scelto dalla JCE per il Congresso 2008. In una sala gremita e partecipata, nei giorni 28 – 29 – 30 novembre presso l’Associazione dei Lavoratori dell’Impresa Elettrica di Quito si è svolto il VII Congresso Nazionale Ordinario della Gioventù Comunista Ecuadoriana (JCE) del Partito Comunista dell’Ecuador.

Tante le bandiere rosse del PCE ben ordinate e schierate in ogni angolo della sala adornata di tanti striscioni, cartelli che inneggiavano alla “Liberazione dei 5 antiterroristi cubani” e di altri che richiamavano al rivoluzionario E. Guevara, al Comandante F. Castro, ad H. Chàvez e al Libertador S. Bolivar.  Nei volti di tanti compagni e compagne, alcuni dei quali con zaino e sacco a pelo in spalla, si vedeva l’entusiasmo, la voglia di esserci, di discutere, di partecipare e di confrontarsi. Giunti da 7 delle 24 province del Paese (Azuay, Chimburazo, El Oro, Esmeraldas, Guayas, Loja, Pichincha), i 180 delegati nazionali hanno dato vita alle varie Commissioni utili per analizzare e approfondire il nuovo contesto socio – politico del Paese.

“L’Organizzazione della JCE è piccola ma ha tante possibilità di crescere oggi più che mai con il Governo di Rafael Correa. Adesso contiamo su 2000 iscritti ma ci siamo posti l’obiettivo di giungere a quota 1000 adesioni entro la fine del prossimo anno, di cui 2500 compagni dovranno ricoprire ruoli di dirigenza nelle varie organizzazioni giovanili e sindacali presenti nel Paese. Registriamo, tuttavia, ancora problemi di radicamento e presenza in alcune zone ma possiamo contare sul Partito che ci ha garantito e sostenuto il suo appoggio sin dal passato Congresso realizzatosi nel 1999 a Guayaquil. In alcune città come Quito, Cuenca e Guayaquil contiamo su un importante apporto logistico e su un lavoro politico di rilievo e da qui che ricominciamo. Nelle stesse realtà tra l’altro procediamo con un buon lavoro di propaganda con alcuni giornali di controinformazione come Puño Rojo a Cuenca e il Chispa a Guayaquil”, questo è quanto mi hanno raccontato alcuni compagni presenti in sala.

Il VII Congresso Nazionale si realizza in condizioni speciali, nelle quali si avvertono cambi importanti nella situazione politica del Paese, dove le organizzazioni popolari che siano politiche, sindacali, agrarie, indigene, delle donne, giovanili e sociali svolgono oggi un ruolo importante in difesa del processo iniziato con il trionfo di Correa.

Il Paese vive momenti decisivi e di profonde trasformazioni che giorno dopo giorno si radicalizzano nella società. Avanzano nuovi orizzonti per il popolo dell’Ecuador: il riconoscimento delle plurinazionalità; l’istituzionalizzazione dei diritti della natura; l’avanzamento dei diritti collettivi; il riconoscimento di territorio di Pace per la Patria; l’uscita definitiva delle basi militari straniere dal territorio nazionale; l’universalizzazione della sicurezza sociale; l’utilizzo dell’entità finanziarie come servizio pubblico ma sopratutto la possibilità di realizzare e costruire un nuovo tipo di Stato.

L’Ecuador, seppur abbia intrapreso il cammino verso uno Stato con una forte connotazione sociale, soffre tuttavia le conseguenze dell’applicazione del sistema neoliberale cha ha causato enormi disparità tra la popolazione rurale e quell’urbana. Fino alla fine del 2006 il 20% più ricco del Paese accedeva al 52.3% delle risorse nazionali, mentre il 20% più povero solo al 5.1% delle stesse. Inoltre secondo le statistiche dell’INEC (Istituto Nacional Estadisticas y Censos) il 16% della popolazione totale del Paese vive in condizioni di estrema indigenza, di cui la maggior parte concentrata nelle zone rurali dell’Ecuador. Si evidenzia poi che 7 persone su 10 nelle campagne non riescono a soddisfare i più elementari diritti ( casa, lavoro, assistenza sanitaria, istruzione e alimentazione). Un’altra cifra da porre all’attenzione è quella relativa alla questione dell’infanzia nel Paese, infatti le ultime cifre dell’UNICEF (luglio 2007) il 54.5% dei minori tra i 6 – 11 anni non studia per mancanza di denaro o/e perchè impiegati come forza lavoro nei vari settori economici del Paese.

“Ed in questo contesto sociale che lavoriamo e che ci proponiamo di diventare un’organizzazione ed uno strumento di massa capace d’influenzare le scelte dell’attuale Governo, che seppur non Socialista ma proposito nell’avanzamento dei diritti delle masse”, afferma Diego Ventimillo Segretario Generale della JCE Provincia di Azuay.

Presenti al Congresso altre realtà giovanili giunte da altri Paesi come da Cuba e dal Venezuela di quest’ultimo Paese il rappresentante del Comitato Internazionale Bolivariano.

“Una presenza importante e significativa quella di Cuba e Venezuela che continuano a lavorare per l’unificazione di tutti i movimenti che si richiamano al Socialismo del Secolo XXI e per un’integrazione politica – sociale ed economica Bolivariana Regionale. È fondamentale proseguire e dare impulso all’ ALBA, vero motore politico ed economico di tale processo d’unificazione latinoamericana, bisogna creare una moneta unica di cooperazione. In questo scenario ci sono, però, alcune realtà nazionali che remano contro a tale processo e sto parlando della Colombia e del Perù. Sono due governi fascisti che attraverso la strategia della lotta al terrorismo stanno cercando di eliminare ogni forma di resistenza presente nel proprio Paese. Ed il PLAN COLOMBIA va in questa direzione e si cerca d’inglobare anche l’Ecuador in quest’ottica”, prosegue Diego Ventimillo.

Certamente uno dei temi più sentiti ed approfonditi durante questo Congresso è stato quello riguardante il diritto all’istruzione oggi sancito gratuito nella Nuova Carta Costituzionale (art. 28). “L’Università è tuttavia un settore mercantilistico dove gli studenti sono dei clienti. Oggi con il riconoscimento della gratuità dell’istruzione fino al III anno d’Università possiamo essere fieri e contenti in quanto rappresenta una nostra vittoria. La JCE ha sempre creduto in questa battaglia ed è sempre stata alla testa del movimento studentesco nazionale nel rivendicare tale diritto. Ne siamo orgogliosi. Ma il cammino è ancora arduo in quanto tale diritto appartiene al settore pubblico ma purtroppo in Ecuador delle 74 Università presenti nel Paese la maggior parte sono gestite dai privati”spiega il Segretario Generale Uscente della JCE Wladmir Paguay e prosegue: “la nostra presenza nel movimento universitario e secondario (scuole superiori) è significativo e ci consente di rafforzare il nostro processo rivoluzionario nei settori giovanili della società. Non dobbiamo, mai, tralasciare il movimento operaio, indigeno e delle donne. Quest’ultimo può oggi rivendicare ulteriori diritti inalienabili come l’assistenza sanitaria gratuita per le donne gravide e per le ragazze madri. A questo si aggiunge che l’attuale sistema elettorale impone ai partiti che la composizione delle liste elettorali debbano essere formata dal 50% donne”.

In quest’entusiasmo collettivo non mancano assolutamente le contestazioni al Presidente Correa che, comunque sia, non è un marxista ne tanto meno un socialista. Non riconosce di fatti la concezione di classe sociale e non è per la realizzazione di un Ecuador Socialista. Viene contestato lo slogan coniato dallo stesso Presidente di “Revoluciòn Ciudadana”, secondo cui elimina la concezione di classe e quindi la conflittualità di classe.

“Il trionfo elettorale di Correa rappresenta, per la Gioventù Comunista, solo l’inizio di un processo che dovrà portare alla realizzazione di una società socialista senza distinzioni di classi e senza lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Noi continueremo ad avere come nostro punto di riferimento i lavoratori e continueremo a sostenere le resistenze di autodeterminazione dei popoli latinoamericani che in questa nuova fase pongono seri ostacoli all’imperialismo nordamericano” afferma Francisco Torres della JCE.

DAVIDE MATRONE (da www.lanternerosse.it)

Lascia un commento