«Noi ferrovieri, siamo sempre sotto ricatto»

Riccardo Antonini, ferroviere (da Liberazione 8 luglio 2009)

C’erano anche loro ai solenni funerali per le vittime della strage del 29 giugno, i ferrovieri dell’omonima associazione, come Riccardo Antonini.

Ricordiamo perché si è tratatto di una strage annunciata.
Perché i tagli operati alla sicurezza in ferrovia dall’inizio degli anni ’90 sono sempre più incisivi. Nel 1990 nelle Fs eravamo 224.000 ferrovieri, adesso siamo circa 80.000. Questo significa meno manutenzione ai carri e se raddoppio delle tratte da sorvegliare per il medesimo numero di lavoratori. Ecco perché questa strage era annunciata, perché con questa politica di tagli non sono più garantiti gli standard minimi della sicurezza su strada ferrata.Le cause dei tagli?
Questa politica di societarizzazione delle Fs, tutte queste privatizzazioni e liberalizzazioni selvagge. Che incentivano i tagli e depenalizzano le responsabilità dei dirigenti. Le cisterne che sono esplose a Viareggio sono passate di mano a cinque paesi, sei o sette società ne detengono la proprietà. Risalire alle responsabilità nelle alte sfere è impossibile e le colpe ricadono sempre sui macchinisti, specialmente di quelli che muoiono nell’incidente.
Noi, dopo l’incidente di Crevalcore (7 gennaio 2005) che ha visto ancora una volta assolti tutti i dieci dirigenti più l’attuale amministratore delegato Moretti, abbiamo organizzato un’assemblea nazionale dei ferrovieri. In quell’occasione abbiamo ribadito le nostre volontà: sicurezza e salute per i lavoratori delle fs, per i passeggeri, e, alla luce dei fatti, per i cittadini in generale, oltre alla difesa dell’ambiente.

I sindacati vi sostengono?
I sindacati nazionali (Cgil, Cisl, Uil), da tempo ormai adottano una politica partecipativa, per non dire complice, dello spirito aziendale più sfrenato. Ci sono alcuni sindacalisti che presi singolarmente sostengono le nostre battaglie con coraggio, ma poi i loro sforzi vengono fagocitati nella “linea del non fare” di questi sindacati. A puntare il dito sono rimasti i sindacati piccoli e per questo, purtroppo, ininfluenti.

Lei con la vostra associazione eravate presenti ai funerali a Viareggio, come ha interpretato gli auspici da parte della Chiesa e delle istituzioni per una maggiore sicurezza sul lavoro?
C’è estremo bisogno di denuncie serie, forti, che facciano leva non sulla pietà, ma che mirino a far venire a galla le reali responsabilità, a ravvivare le coscienze.

L’amministratore delegato delle Fs Moretti sostiene che gli incidenti ferroviari in Italia siano numericamente meno rispetto a molti altri paesi europei…
E’ vero, per il momento. Non si sta facendo nulla per evitare che la situazione italiana diventi uguale a quella del resto d’Europa. Il 14 giugno scorso, con la firma di tutti i sindacati tranne l’Orsa, è stato firmato un accordo con le Fs che prevede la figura del macchinista “solo”. Una sola persona deputata a guidare il treno (da non confondere con il macchinista “unico”, affiancato alla guida anche da un capotreno che abbandona il suo ruolo per fare quello del macchinista in seconda). Poi, dopo turni estenuanti con molte ore di straordinario a cui ormai siamo obbligati, se un macchinista solo alla guida del treno ha un colpo di sonno, di chi è la responsabilità? Dei dirigenti forse?

I suoi compagni hanno voluto rimanere anonimi.
Siamo perennemente sotto ricatto. Le Fs ci intimano di non parlare. Ne hanno facoltà soltanto i dirigenti e i funzionari. Qui se parli ti licenziano subito. Ciò che sta avvenendo contraddice l’articolo 21 della Costituzione, quello sulla libertà di parola. Se poi uno dice il falso scatta è diffamazione, ma così non è democratico. Per questo ribadisco la nostra volontà: “organizzarci oggi per non piangere domani, lottare oggi per non recriminare domani”.

 

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