Il «vizietto» degli assi: se ne rompono tanti, ben pochi ne parlano

treni_merci2Ci sono notizie inquietanti per l’eccesso di rumore, altre per il silenzio totale che le circonda. Un innocuo scambio di insulti tra parlamentari (hanno giustamente l’impunità, per queste sciocchezze) occupa pagine e pagine di giornali. Un treno che deraglia no. a meno che non trascini con sè un consistente numero di vittime. L’incidente che è stato reso noto ieri non è nemmeno l’ultimo, nella disgraziata annata del gruppo Fs. Prima ancora del volo di due vagoni in un cortile – pochi giorni fa, nella stazione di Milano centrale – ce n’è stato un altro, molto meno spettacolare. Ma anche assolutamente identico, nelle cause strutturali, a quello di Viareggio, il 29 giugno. Ed è accaduto giusto un mese dopo – il 28 luglio – sul tratto che da Bologna porta a Firenze, tra Vernio e Vaiano. Particolare interessante: il 22 giugno, quasi nello stesso punto, se ne era verificato un altro a un treno merci, con fuoriuscita abbondante di acido fluoridrico da una cisterna.
In tutti i casi l’imputato è l’asse di un carrello merci. Come per Viareggio, la «boccola» che tiene attaccata la ruota all’asse si è surriscaldata fino alla fusione. A quel punto l’asse si spezza, la ruota non si sfila immediatamente, ma cade all’interno del binario e comincia ad «arare» tutto cià che trova sul suo cammino: massicciata, traversine, segnalatori, ecc. Fin quando, ad un certo punto, non «salta», facendo deragliare il convoglio. Come direbbero i vertici delle ferrovie, questo è uno degli incidenti più «tipici» del traffico ferroviario. Al punto che è stato messo in opera un sistema di «rilevazione della temperatura delle boccole», con sensori piazzati molti punti (non vicinissimi tra loro).
In teoria, quando una ruota surriscaldata passa sopra al sensore parte un segnale in locomotiva, cosicché il macchinista si può fermare. A Vaiano-luglio (il convoglio 91255) è andata proprio così; ma quando il macchinista ha fermato il treno per controllare la situazione, l’asse si era già spezzato. Il rtilevatore precedente era situato 30 km prima: o era disattivato (capita spesso, per non rallentare eccessivamente la circolazione in punti «sensibili»), oppure sono bastati pochi km per portare la temperatura al punto di fusione dell’acciaio. Ultima ipotesi, l’asse in questione fa parte di qualche «fusione» dichiarata «fallata», senza che però venissero ritirati i relativi carrelli dalla circolazione.
La linea – finché non sarà aperta la nuova «alta velocità» – è quella percorsa da tutti i treni nord-sud, nelle due direzioni. I pericoli impliciti in qualsiasi deragliamento, anche minimo, sono evidenti. La domanda che ci sovviene è semplice: negli ultimi mesi, la quasi totalità degli allarmi è arrivata da poche regioni ad «alta coscienza della sicurezza» (la Toscana in primis). O le altre regioni sono terribilmente fortunate, oppure le notizie non arrivano neppure agli organi di controllo del traffico ferroviario.

di Francesco Piccioni su il manifesto del 26/09/2009

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