“Una federazione sul modello Gysi”

ferrero_lowGiacomo Russo Spena intervista Paolo Ferrero su il Riformista del 29 settembre 2009

PAOLO FERRERO. Il segretario di Rifondazione analizza il crollo socialista e rilancia il progetto di un cartello che raggruppi tutte le forze della sinistra (senza PD).

“Il successo della Linke e il contestuale crollo della Spd confermano non solo l’esigenza, ma l’utilità del progetto di una sinistra di alternativa e pacifista”: il voto tedesco sembra dare nuova linfa a Paolo Ferrero e alla sua idea di creare una federazione di forze, autonoma e indipendente dal Pd. Anche perché – sentenzia il segretario del Prc – “non sarò mai la costola del partito democratico”.

Sembra contento del fallimento della Spd.

Il logoramento e la frattura con la propria base socio – culturale, provocati inequivocabilmente da una stagione di subalternità alle politiche neoliberiste e di compromesso moderato sul piano sociale e civile l’hanno condotta verso un tracollo senza precedenti. Ciò significa il fallimento del progetto a lungo perseguito dalla sinistra moderata in gran parte d’Europa. Nel frattempo…

Nel frattempo?

Bisogna proseguire nella costruzione di una sinistra critica e di trasformazione che, in concorrenza reale e concreta con quella moderata, si dimostri capace di lanciare dal basso una moderna ed efficace sfida di alternativa, democratica e partecipata al dominio del neoliberismo. Il voto tedesco, ma anche quello portoghese, ci dicono questo.

In Italia però la situazione è completamente diversa, la sinistra radicale è quasi scomparsa. Come se lo spiega?

Il successo di Lafontaine è dovuto allo stesso motivo per cui è fallito il governo Prodi.

Si spieghi meglio.

I tempi sono sfalsati rispetto alla Germania. Nel 2000 anche Rifondazione era un partito in crescita. Ora, invece, paghiamo lo scotto di aver partecipato al governo Prodi. Nel 2008 la Sinistra Arcobaleno ha ottenuto la sconfitta più clamorosa perché gli elettori ci hanno fatto pagare una politica di mediazione su temi come l’Afghanistan. Quelle scelte ci hanno portato al disastro.

La Federazione potrebbe risollevare le vostre sorti?

L’obiettivo è di costruire uno spazio di sinistra, pubblico, anticapitalista e completamente autonomo dal Pd. Non metto paletti a nessuno, nemmeno a Sinistra e Libertà. Certo, nella Federazione non ci deve essere pentitismo rispetto alla nostra storia: comunismo, socialismo, movimento operaio, siamo questo.

In Germania c’è un sistema elettorale che ha permesso lo sviluppo del Linke e dei Verdi. In Italia non le sembra difficile?

Il bipolarismo avvantaggia solo Berlusconi, ha la maggioranza in parlamento pur essendo minoranza nel paese; oltretutto con la lista bloccata si sceglie pure i singoli parlamentari fedeli. E’ un sistema pessimo ideato da Occhetto e peggiorato dal centro-destra con il porcellum. Serve una brevissima legislatura di garanzia costituzionale su due punti: la riforma elettorale proporzionale e la legge sul conflitto di interessi. Bastano tre mesi e per far questo sono disposto ad allearmi anche con il diavolo.

Ovvero con l’Udc di Cuffaro?

Se c’è un problema di democrazia si fa un alleanza per ripristinare le regole democratiche e poi si vota. Ipotizzare invece un governo che va da Rifondazione all’Udc è imbarazzante. Siamo troppo diversi. E poi sarebbe un esecutivo più a destra di quello di Prodi. Invece sono interessato a sconfiggere Berlusconi.

In questa prospettiva chi tifa alle Primarie del Pd?

Il trionfo di Bersani sarebbe un fatto positivo nella sfera politico-istituzionale. Non è bipartitico, è per il proporzionale ed è più attento all’articolazione. Con lui si potrebbe uscire finalmente dalla seconda Repubblica. Sugli altri temi, in realtà, non vedo grosse differenze tra Bersani e Franceschini.

In attesa della legislatura di garanzia costituzionale, l’hanno prossimo si vota con questo sistema elettorale. Non farete nessun accordo con il Pd?

A oggi non c’è nessuna possibilità di governare insieme a livello nazionale. A livello locale le cose cambiano. Lì bisogna verificare nel concreto: ovvia la nostra partecipazione a coalizioni che si schierano apertamente a favore delle fasce deboli. Altrimenti non abbiamo paura di andare soli.

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