Sempre più ultrà il Popolo delle libertà. La destra radicale avanza

di Saverio Ferrari su il manifesto del 01/11/2009

Il parapiglia era scoppiato subito. Appena il tempo per il ministro della Difesa Ignazio La Russa di farsi ritrarre dai fotografi a tagliare il nastro tricolore, all’ingresso del Lido di Milano, per inaugurare la festa nazionale del Popolo delle libertà, manco fosse un’opera pubblica, che subito erano volati gli schiaffoni. Causa scatenante i banchetti che distribuivano gadget e materiale politico, in gran parte gestiti dagli ex di An. Pieni di libri fascisti secondo i forzaitalioti. Una rissa. Protagonisti, da una parte, l’assessore provinciale Paolo Del Nero, spalleggiato dalla responsabile della comunicazione Laura Ravetto, ex di Fi, dall’altra, Gianni Stornaiuolo, uomo tuttofare di Ignazio La Russa, oggi in consiglio provinciale.

Ad avere la peggio sembrerebbe sia stato Del Nero. Surreali le invettive lanciate: «Sei un antifascista!» . Difficile dubitare da quale bocca sia uscita questa frase. Alcune cronache hanno addirittura parlato di un calcio sferrato dallo stesso La Russa a un banchetto di ex di Forza Italia. La festa, ufficialmente Festa della libertà, non era stata al centro di polemiche solo per questo episodio. Causa egemonia degli aennini era stata snobbata dagli ex Dc e dagli ex Psi di Forza Italia, e boicottata dai ciellini di Formigoni. Questo accadeva a fine settembre.
All’origine delle tensioni il rimpolpamento della componente di An nell’ultimo anno. Prima l’ingresso, nel settembre 2008, del gruppo di Roberto Jonghi Lavarini, Destra per Milano, che da sempre rivendica la propria ammirazione per Pinochet e per l’ex regime segregazionista sudafricano, poi, nel febbraio di quest’anno la confluenza di un pezzo di Cuore nero (qualche decina di militanti) capitanato da Matteo “Stizza” Pisoni, celebrata con tanto di concerto nazirock alla presenza di Carlo Fidanza, capogruppo di An in consiglio comunale. Infine l’arrivo di Lino Guaglianone, ex Nar, membro della famigerata «banda» Cavallini, condannato per banda armata e associazione sovversiva. Innesti che si sono saldati, da un lato, con Destrafuturo (è il caso di Lavarini), neonata «corrente politico-culturale» tesa a perseguire «il cammino della tradizione autentica», animata da Michele Puccinelli e Dario Vermi, già vice presidente della provincia con Ombretta Colli, e dall’altro, con Fare Occidente, area fondata dai consiglieri regionali Romano La Russa e Roberto Alboni con il consigliere comunale Marco Osnato, con l’obiettivo di rappresentare «i valori della cultura occidentale, ed italica in particolare, con un chiaro richiamo alle tradizioni del nostro passato». Colpisce l’uso di un linguaggio tutto missino, come se il Pdl non fosse mai nato. Comunque per entrambe le correnti, alleate fra loro e assai critiche verso Fini, il punto di riferimento rimane La Russa, un tempo «padrone» di An in Lombardia e ora fra i tre coordinatori nazionali del Pdl. A fare da contorno altre piccole realtà, come Destra libertaria di Luciano Buonocore, uscito da La Destra con un gesto clamoroso, nelle ultime elezioni politiche. In procinto di ritornare, ma già di fatto nel Pdl, Daniela Santanchè. Per lei in discussione solo quale ruolo, se sottosegretario o consigliera regionale.
Il reclutamento non sembrerebbe comunque essere appannaggio solo degli aennini. La destra cattolica integralista milanese, infatti, si muove ormai da tempo nell’orbita ciellina, da Alleanza cattolica (la sezione italiana del movimento clerico-fascista Tradizione, Famiglia e Proprietà), ai consiglieri Mardegan, Michele e Nicolò, padre e figlio, l’uno in comune e l’altro in consiglio provinciale, fino al Circolo La Rocca di Benedetto Tusa, un tempo nel gruppo La Fenice di Giancarlo Rognoni e Nico Azzi, condannati entrambi per la tentata strage sul treno Genova-Roma del 7 aprile 1973. Il Pdl a Milano come un possibile approdo anche per le destre estreme.

Lascia un commento