Silvio rimandato in matematica

Ahi ahi ahi, matematica quanti guai che ci fai! Sembra che sia la matematica uno dei peggiori talloni d’Achille degli studenti italiani. Ma a quanto pare non solo loro hanno problemi con calcoli ed equazioni. Questa volta a cadere nella trappola dei numeri è il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Non bastassero guai con giudici bolscevichi, scontri interni nella stessa maggioranza di governo, giornalisti faziosi, la solita opposizione cagna (ogni tanto resuscita) , ci si mette pure la matematica a dar problemi al nostro Presidente del Consiglio! Precisamente le equazioni, l’uguaglianza matematica per eccellenza.E’ attualità la recente affermazione fatta da Silvio Berlusconi e riportata ad libitum da giornali (di famiglia e non), televisioni (di famiglia e non), radio (di famiglia e non): MENO IMMIGRATI UGUALE MENO CRIMINALITA’. Un’affermazione che oggettivamente suona come benzina sul fuoco nel clima di razzismo ed intolleranza italiano. Lungi da me voler fare critiche politiche o peggio fare antipolitica, credo sia giusto, doveroso, opportuno e necessario fare qualche precisazione circa l’equazione fatta dal premier in quanto, dati alla mano, non tutti potrebbero essere d’accordo con lui in questa tagliente e forse evitabile affermazione. Il tutto senza prendere alcuna posizione politica, ma facendo le doverose precisazioni attraverso una critica costruttiva, logica, coerente, effettuata con alla mano i dati ed i numeri diffusi dagli istituti di indagine fra i più autorevoli di Italia, e nel massimo rispetto del rispetto verso la figura del premier, della pluralità di idee e della libertà di espressione. Partiamo dall’equazione originale, e procediamo via via con la confutazione circa la sua veridicità.
Meno immigrati = meno criminalità
Come ben sappiamo, gli immigrati rappresentano oggi in Italia un gran bacino di lavoratori. Infatti i rapporti e le stime a conclusione degli studi ISTAT e INPS dimostrano come la maggior parte degli immigrati lavori e faccia di tutto (anche lavorare in nero per lo sfruttatore italiano) per continuare a mantenere la propria occupazione. Quindi meno immigrati significherebbe anche meno forza lavoro. E la nostra equazione diventa:
Meno immigrati = meno criminalità, meno forza lavoro
Quale è la conseguenza di meno forza lavoro? Ovviamente la mancanza di lavoratori che svolgano un determinato impiego e quindi meno produzione e meno PIL (Prodotto Interno Lordo). Infatti gli immigrati contribuiscono alla creazione di ben 10% di PIL. In pratica quasi la totalità del PIL che proviene dall’industria manifatturiera, manuale e dall’agricoltura. Aggiungiamo questo nuovo elemento e l’equazione diventa:
Meno immigrati = meno criminalità, meno forza lavoro, meno PIL
Ma meno PIL porterebbe, chiaramente all’indebolimento dell’economia. Di una economia, quella italiana, che è fra quelle meno in crescita in Europa e che come tutte ha risentito e risente ancora dalla crisi economica. Nuova variazione all’equazione che diventa ora:
Meno immigrati = meno criminalità, meno forza lavoro, meno PIL, indebolimento economia
Un calo del PIL e l’indebolimento economico successivo avrebbero degli effetti devastanti anche sulle casse dello Stato, già soffocate da uno dei debiti pubblici più alti d’Europa. Infatti il debito pubblico italiano supera in media il 100% del PIL. Mancanza di PIL quindi vorrebbe mancanza di denaro per la risoluzione del debito pubblico che di conseguenza aumenterebbe, mandando in ulteriore malora la finanza pubblica. Ulteriore cambio dell’equazione:
Meno immigrati = meno criminalità, meno forza lavoro, meno PIL, indebolimento economia, meno salute finanza pubblica
Ma la diminuzione degli immigrati come fossero un pericolo porterebbe non solo danni di tipo prettamente economico, ma anche sociale. Infatti il fin troppo praticato accostamento immigrato = criminale altro non porta che ulteriore clima di razzismo e conseguente mancanza di integrazione e scambi culturali. Nuovi fattori che modificano ancora una volta la nostra equazione:
Meno immigrati = meno criminalità, meno forza lavoro, meno PIL, indebolimento economia, meno salute finanza pubblica, meno integrazione e scambi culturali
Ma meno integrazione e meno scambi culturali sarebbero il preludio di un disastro culturale. Sottovalutiamo infatti l’influenza che i “diversi” e gli “stranieri” hanno avuto ed anno sulla nostra cultura. Qualche esempio? Partiamo dalla musica. Ascoltiamo il rock senza sapere che viene dal blues, e che il blues era per eccellenza il canto dei neri d’America sfruttati. Ascoltiamo il jazz senza sapere che il più grande chitarrista ed innovatore della chitarra jazz fu proprio uno zingaro (Django Reinhardt). Letteratura? Celebriamo i letterati russi, i drammaturghi inglesi, i filosofi greci, i romanzieri americani. Scienza? Usiamo i numeri che ci hanno tramandato gli arabi. Religione? Credo basti dire che uno delle più influenti figure religiose di tutti i tempi, Gesù Cristo, era un ebreo. E credo di non sbagliare quindi a dire che meno immigrati vorrebbe dire anche meno cultura come conseguenza delle minore integrazione e dei minori scambi culturali con popoli differenti. Ed allora nuova modifica (la penultima) all’equazione iniziale, che diventa:
Meno immigrati = meno criminalità, meno forza lavoro, meno PIL, indebolimento economia, meno salute finanza pubblica, meno integrazione e scambi culturali, meno cultura
Resta nella nostra equazione il nodo criminalità, posto come equivalente di “meno immigrati”. Ha ragione o torto il premier Berlusconi ad equiparare la diminuzione degli immigrati alla diminuzione della criminalità? Populisticamente parlando gli si potrebbe dare anche ragione: pare che infatti la demagogia anti-immigrato sia uno degli sport più praticati ultimamente. Ma dati alla mano ha torto, torto marcio. I dati diffusi da Caritas, Ministero dell’Interno e ISTAT dimostrano come la criminalità fra gli stranieri sia in costante calo, dimezzandosi dal 2000 ad oggi. Sono calate anche le denunce verso immigrati, sia quelli regolari sia quelli ancora irregolari (salite invece quelle verso gli italiani: che facciamo, li mandiamo in esilio al Polo Nord?). Ed inoltre non è salito, con l’aumento dell’immigrazione, il numero dei reati e la percentuale di criminalità. E se è vero che comunque il numero di immigrati in carcere è ancora notevole benché in diminuzione, è pur vero che la leadership sulla presenza nelle carceri, sulla gravità dei reati, sugli anni di carcere accumulati, sulle grandi organizzazioni criminali, spetta agli italiani (almeno in questo siamo primi). L’unica cosa ad aumentare non è la criminalità fra gli immigrati, bensì la percezione di reato che si ha verso di loro a causa del bombardamento mediatico nei loro confronti. Secondo fonti ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione), dell’Osservatorio di Pavia e del Demos, l’alta percezione di criminalità nei confronti degli immigrati non è una paura dettata da reali motivazioni, bensì dal bombardamento di notizie false – vere – presunte circa crimini commessi da immigrati. Esempio reale e pratico? Presunto stupro commesso da immigrato in un TG vuol dire notizia, servizio con tanto di rivelazione identità dell’indagato e della sua fotografia e conseguente diffamazione se si dovesse rivelare innocente, intervista, commento, opinione politica. Stupro di gruppo commesso da giovani appartenenti all’alta borghesia romana comporta niente più che breve e distratta lettura di quanto accaduto da parte del conduttore del TG, nessun servizio, nessun nome. Quale delle due notizie avrà più scalpore? La prima ovviamente, indipendentemente se vera o falsa. Conclusione è che il numero degli immigrati criminali è nella media, facendone un rapporto con gli italiani criminali, e non rappresenta un pericolo da destabilizzare la sicurezza della nazione. Ergo l’equazione subisce la sua ultima modifica, in quanto sparisce l’ipotesi “meno criminalità” ipotizzata dal premier al secondo membro:
Meno immigrati = meno forza lavoro, meno PIL, indebolimento economia, meno salute finanza pubblica, meno integrazione e scambi culturali, meno cultura
Che tristezza sapere che il nostro Presidente del Consiglio vada così poco d’accordo con le equazioni matematiche! Quindi, in attesa che il premier recuperi la scarsa prova, il voto sulle equazioni matematiche in una immaginaria pagella è pietoso: insufficienza piena e conseguente bocciatura.

Mariagrazia Romano

Lascia un commento