Parlare di ordine fa il gioco della Bce.

«Parlare di ordine fa il gioco della Bce. Facciamo subito altre assemblee»

Intervista a Paolo Ferrero

Segretario Paolo Ferrero, c’è un’inedita consonanza fra Di Pietro e il ministro Maroni sulla reintroduzione della legge Reale.

Una sciocchezza, ma anche un fatto gravissimo. Non solo per la sempre sbagliata idea di legislazione di emergenza, che ha solo fatto danni, ma perché ora il tema diventa l’ordine pubblico. Serve a chi non vuole discutere della crisi. E se questo gioco lo fa il governo, si capisce. Se lo fa una forza d’opposizione è una follia.

Vengono al pettine differenze di fondo, anche fra forze alleate. Voi del Prc, per esempio, siete alleati dell’Idv a Napoli.

A Napoli siamo alleati con De Magistris: infatti lui non sostiene l’idea di Di Pietro. De Magistris ha una posizione dialogante con il movimento: e cioè pone al centro la soluzione dei problemi sociali, non gli apparati repressivi. Una differenza vera, in politica. La proposta di Di Pietro dimostra quello che dico da sempre: che il Nuovo Ulivo non ci piace e che serve costruire la sinistra. Nell’Ulivo c’è di tutto: dal neoliberismo a posizioni indistinguibili dall’altro schieramento.

«La violenza è il vero nemico di questo movimento», dice da sinistra Vendola. Anche lei la pensa così?

La violenza è uno degli avversari. Uccide la possibilità di far crescere un movimento democratico e anticapitalista di massa, una possibilità che oggi invece c’è, anche più dei tempi di Genova, perché il neoliberismo va contro gli interessi della gran massa della popolazione. Ma l’avversario di un movimento antiliberista è appunto il neoliberismo. E chi gli impedisce di crescere e svilupparsi fa un favore alla Bce.

Al corteo di sabato scorso la cronaca segnala per la prima volta manifestanti che applaudivano la polizia. Lei c’era. Li ha visti?

Ho visto le foto. Può essere successo perché il corteo ha percepito subito gli atti di violenza come un’aggressione nei propri confronti. Tant’è che chi ha tentato di impedirli è stato aggredito. Un nostro compagno si è messo davanti a una vetrina, e gli hanno tirato una bomba carta. Questi atti hanno sequestrato la democrazia di massa dei manifestanti: si era deciso collettivamente di fare il corteo, non altro. Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica.

Qual è il suo giudizio sull’operato delle forze dell’ordine, sabato scorso?

Sono state gestite male. Tutto quello che è successo a Piazza San Giovanni lo dimostra. Personalmente ho chiesto al questore che facesse aprire una via di uscita a via dell’Amba Aradam, ma lui ha detto no. Poi per forza di cose la via si è aperta lo stesso, ma chi voleva tirarsi fuori da questa situazione insostenibile, a lungo non ha potuto. La gente pacifica si è trovata intrappolata.

Scelta deliberata o incapacità?

Il risultato è stato la distruzione della manifestazione.

Fra i manifestanti c’è chi dice che è serviva un servizio d’ordine.

Se ne può discutere, ma non avrebbe modificato qualitativamente la situazione. Però non cadiamo anche noi nella trappola di parlare solo di scontri, e di guardie e ladri. Nei prossimi giorni dobbiamo organizzare nuove assemblee nei territori per rimettere quel mezzo milione di persone a ragionare insieme su come si porta avanti questo movimento e su come dovrà incidere sui meccanismi economici e sociali. Dobbiamo darci una struttura, democratica e tendenzialmente nonviolenta, in nome della sua efficacia. Altrimenti avrà vinto chi voleva nel 15 la fine di tutto, anziché l’inizio.

La giornata del 15 ottobre sarà una linea di demarcazione fra forze politiche del campo dell’opposizione?

Intanto la proposta di Di Pietro mi pare che sia bocciata da tutta l’opposizione, anche dal Pd. Ma noi non dobbiamo stare fermi: dobbiamo aver la forza di sconfiggere chi pensa che da ora in poi si deve parlare solo di ordine pubblico. Dobbiamo aprire uno spazio di discussione per organizzarci ed essere efficaci contro il neoliberismo.

Di Daniela Preziosi su Il Manifesto del 18/10/2011

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