La profezia autoavverata a Caltanissetta: si fabbrica il razzismo

La “profezia che si auto avvera” è un meccanismo noto tanto alla sociologia quanto alla psicologia sociale che si concretizza in molteplici modi, uno dei quali è quello per cui un gruppo sociale, nel rifiutare ogni tipo di relazione con altro gruppo sociale, gli impedisce sistematicamente l’accesso a qualsivoglia pratica che gli garantisca uno stile di vita “umano” e, in virtù di questo ostruzionismo, ha poi buon gioco ad affermare che gli appartenenti a quel gruppo sono persone “incivili” o “sporche” o “prive di dignità” o, ancora, “socialmente indesiderabili” e via dicendo.
Questo è quello che sta succedendo, in maniera assolutamente palese, a Caltanissetta, in Sicilia con il gruppo sociale degli stranieri: negli anni erano state ottenute alcune piccole conquiste che permettevano, alle persone in transito dal centro omnicomprensivo Pian del Lago (CIE, CARA e chi più ne ha più ne metta) di non avere uno stile di vita in tutto e per tutto simile alle bestie: ad esempio, esisteva una sorta di dormitorio, per permettere alle persone in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, o anche a quelle in attesa di entrare a Pian del Lago (e così sperare di risolvere in modo definitivo il problema della propria permanenza nel Bel Paese) di avere, la notte, un tetto sopra la testa; un bel giorno l’amministrazione locale, in associazione con il Prefetto ed il Questore, decise che quel dormitorio non andava più bene. Poi, si sa, la crisi, e i soldi che non bastano mai, e gli italiani che si lamentano dei soldi spesi per gli stranieri, eccetera eccetera, e le giustificazioni a sostegno di questa alzata d’ingegno sono piovute da ogni dove.
Capita, poi, di farsi una passeggiata. Magari per strade un po’ fuori mano, rispetto al centro economico e sociale della splendida cittadina di Caltanissetta (!). E di vedere un accampamento, completo di tende e panni stesi al sole ad asciugare, rigorosamente circondato dalle immondizie e, a sostegno di un luogo comune da non dimenticare mai, sotto un ponte. E, facendo un rapido calcolo, si capiscono alcune cose: si capisce che l’amministrazione comunale ha cavalcato un malessere diffuso individuando un facilissimo capro espiatorio per tutti i problemi della città (e magari dell’umanità tutta, ma quella bianca, però, ed occidentale) e chiudendo, pertanto, il dormitorio di cui sopra. Che Prefetto e Questore, che teoricamente non risulta siano vincolati a mandato elettorale, o, almeno, non direttamente, hanno gaiamente acconsentito al colpo di genio del primo (!) cittadino, sapendo, però, Loro, gli effetti e le conseguenze di quell’atto (che se non li hanno immaginati, siamo veramente nelle mani di nessuno). E, abbandonando i rapidi calcoli, possiamo prendere in mano la sfera di cristallo e vedere cosa ci riserva il futuro. Vediamo… vediamo…
Ecco, l’immagine è nitida adesso. Vediamo che presto succederà qualcosa, una rissa forse, sotto i ponti di Caltanissetta. A stretto giro di orologio ne succederà un’altra, magari poco più grave (un’effrazione in un villino, magari per prendere un po’ d’acqua per lavarsi dai giardini delle villette nissene). Ed ancora un’altra ed un’altra. Ed il rumore di sottofondo aumenterà, il brusio sarà più forte. Le lamentele diventeranno invettive, le invettive diventeranno istigazioni. Probabilmente arriverà, arriva sempre, una spedizione punitiva contro gli sporchi negri. E finalmente degli ometti vestiti di blu, armati fino ai denti, protetti da caschi e scudi, arriveranno a riportare la dignità sotto i ponti di Caltanissetta. Si sarà riusciti, ancora una volta, ad affrontare la questione migratoria come problema di ordine pubblico.
Ecco, la profezia si è auto avverata: a Caltanissetta si fabbrica il razzismo.

Partito della Rifondazione Comunista – Circolo Che Guevara – Caltanissetta
Sportello per Immigrati – Caltanissetta
Asgi

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