Palermo, avviato iter per la consulta delle culture

“Uno strumento innovativo per evitare ghettizzazioni”

di Roberto Immesi su livesicilia.it, 15 Maggio 2013

L’assessore alla Partecipazione Giusto Catania si dice soddisfatto dell’istituzione della consulta delle culture: “Uno strumento innovativo, la cittadinanza non è legata solo al passaporto. Dedico questo successo a un giovane tamil”.

PALERMO – “Voglio dedicare questo risultato a un ragazzo tamil, Thiraviam Arumainayagam, che, sebbene stesse molto male, lunedì si è fatto dimettere dall’ospedale per venire a prestare giuramento e ottenere la cittadinanza. E il giorno dopo è morto: con quel suo gesto i suoi tre figli sono diventati italiani e questo è il simbolo di un’Italia assurda per cui la cittadinanza è legata solo al diritto di sangue”. Così Giusto Catania, l’assessore alla Partecipazione del comune di Palermo, commenta l’approvazione a Sala delle Lapidi del regolamento che istituisce la Consulta delle culture.

Assessore, quanto è importante la nascita della consulta?
“E’ un modo per estendere a tutti i diritti di cittadinanza, per estendere la partecipazione a tutti gli stranieri e i migranti indipendentemente dal loro passaporto. Abbiamo istituito una consulta estendendo i diritti previsti dalla legge regionale, che la limitava agli extracomunitari, facendo una consulta che metta dentro tutti: comunitari, extracomunitari, apolidi e chi nel frattempo ha acquisito la cittadinanza italiana ma non vuole perdere la propria cultura. E’ la più avanzata operazione di questo tipo a livello nazionale: i diritti di cittadinanza, alla partecipazione politica, si acquisiscono con la residenza e non col passaporto. Se vivi a Palermo, hai il diritto di partecipare alla consulta, di essere eletto e di votare”.

Oggi quello dello ius soli è un tema che fa discutere…
“Abbiamo fatto un’operazione politica che è anche culturale e si inserisce in un dibattito internazionale. Domani faremo un’iniziativa con l’Unicef per il diritto di suolo: chi nasce in Italia deve essere cittadino italiano. Se fosse stato già così, avremmo evitato la corsa al giovane tamil. La normativa regionale è ghettizzante, fa degli extracomunitari una riserva indiana: noi invece facciamo nascere una quarta istituzione pubblica della città. Dopo la giunta, il consiglio comunale e quelli di circoscrizione, c’è la consulta che deve dialogare con le altre istituzioni: il consiglio comunale indicherà dei componenti, così come la giunta. Ambiamo a costruire una città interculturale”.

Come funzionerà questo organismo?
“La consulta istituisce un’assemblea di 21 membri, eletti per aree territoriali e tenuto conto dell’ultimo censimento che conta 29mila non italiani residenti a Palermo. Non ci saranno liste, perché altrimenti avremmo costruito nuove forme di ghettizzazione: bastano 50 firme e tutti si possono candidare, prendendo i voti di tutti. In più vogliamo ampliare la rappresentanza di genere: il meccanismo prevede che il primo uomo e la prima donna per area geografica vengono eletti, poi gli altri a seguire”.

Che poteri avrà?
“La consulta non è il luogo della sola consultazione, l’abbiamo chiamata così perché è quello il nome che prevede lo Statuto comunale. In realtà il regolamento dice che la consulta sarà un organo propositivo per le scelte di governo: esprime pareri, fa proposte. All’interno si elegge un presidente, che rappresenta il 51esimo membro di Sala delle Lapidi. Non avrà diritto di voto ma di parola”.

Ci sarà un compenso per gli eletti?
“No, non è previsto alcun compenso purtroppo. Speriamo che quando andrà a regime, possa avere una sua regolamentazione sui compensi”.

E la sede?
“Abbiamo individuato lo spazio, che però oggi non è in buone condizioni: pensiamo che la sede possa essere in un palazzo del centro storico”.

A quando le prime elezioni, quindi?
“Ci sono dei tempi tecnici, farò di tutto per riuscire a organizzare tutto prima dell’estate. I tempi sono stretti, ma tenterò, anche se difficile, di celebrarle prima del Festino”.

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