Lampedusa: ipocrisia e retorica degli assassini

La tragedia di Lampedusa è solo l’ennesima strage di innocenti causata dalle politiche repressive e proibizioniste attuate dall’Italia e dall’Unione Europa in tema di immigrazione. Secondo Fortress Europe negli ultimi 25 anni sono quasi ventimila i migranti morti nel tentativo di attraversare la frontiera dell’Unione Europa. Qual è la ragione di questa mattanza?
Semplice: non esiste un modo legale per giungere in Europa. L’unione Europea e i suoi Stati membri non hanno mai previsto una modalità per accogliere i profughi, i richiedenti asilo, i migranti in cerca di lavoro, sia disperati sia super-qualificati. La stragrande maggioranza dei migranti regolari che vive nell’Unione Europea è giunta nel vecchio continente attraverso reti clandestine e successivamente ha goduto di regolarizzazioni e sanatorie.
Ecco la causa principale della strage di Lampedusa: l’impossibilità di entrare nella Fortezza. La retorica e l’ipocrisia dei nostri governati è insopportabile soprattutto perché le leggi assassine sono state volute e votate dagli stessi che oggi piangono lacrime di coccodrillo.
Inoltre è ancora più insopportabile questo continuo appellarsi all’Europa: tutte le direttive liberticide approvate in sede comunitaria hanno sempre avuto l’avallo del governo italiano: dalla direttiva sui rimpatri al regolamento di Dublino sui profughi; dall’accordo di Schengen alla definizione del mandato di Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere esterne; dall’esternalizzazione delle frontiera agli accordi di riammissione che hanno permesso di rispedire indietro persone che, secondo la Convenzione di Ginevra, avrebbero avuto il diritto fai rimanere in Europa; dal pattugliamento congiunto ai respingimenti in mare.
Le ipocrisie e le retoriche degli assassini sono inaccettabili tanto quanto è straziante la morte di quei bambini che sognavano un futuro migliore nella vecchia Europa e che, invece, sono diventati numeri anonimi di questo cimitero chiamato Mediterraneo.

Giusto Catania

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