Primarie Pd, non ci rassegniamo. Un’alternativa c’è

di Maurizio Acerbo, Roberta Fantozzi*
Sì, lo sappiamo, la sinistra di alternativa è fragile e inadeguata. Eppure basta la cronaca politica di questi giorni a sottolineare tutta la necessità di ricostruire un campo di forze di alternativa, a non rassegnarsi alla riproposizione di uno stanco neo-bipolarismo tra il governo in carica e il Pd alle prese con le sue primarie.

Di fronte ai dati squadernati delle disuguaglianze che segnano il paese, tutti e tre i candidati alla segreteria del Partito Democratico hanno escluso, esattamente come fanno gli esponenti del governo gialloverde, l’introduzione di una imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Quei dati, che segnalano come il 5% più ricco della popolazione detenga il 43,7% della ricchezza complessiva, o ancora, come la ricchezza detenuta da 21 plurimiliardari equivalga a quella del 20% più povero della popolazione, cioè a quella di 12 milioni di persone, vanno bene forse per qualche commento stampa, non per avviare una misura di redistribuzione sociale minima, non per intraprendere un altro corso delle politiche economiche.

Come se non bastasse, il candidato alla segreteria del Pd che più dovrebbe esprimere la discontinuità con la stagione renziana, Nicola Zingaretti, esplicita che non è sua intenzione reintrodurre l’articolo 18, il diritto alla reintegra di un lavoratore ingiustamente licenziato, che per un quarantennio ha garantito libertà e agibilità sindacali. D’altra parte lo stesso Zingaretti rivendica il Sì al referendum sulla controriforma costituzionale e molte delle battaglie fatte con lo stesso Renzi.

Sì, lo sappiamo, siamo fragili ed inadeguati, a partire da noi. Ma davvero non ci rassegniamo a che non sia possibile un’alternativa. Anche perché se questo è il profilo dell’opposizione, a cui si può aggiungere la critica del Pd a misure come “quota 100” non in nome della loro inadeguatezza, ma in nome del ritorno a quello che c’era prima, Salvini continuerà ad erigersi come paladino del popolo, e purtroppo a consolidare i propri consensi.

Nella contesa per la segreteria del Pd non ci sono né Corbyn né Sanders, né c’è reale discontinuità con l’impianto neoliberista. Urge ricostruire una sinistra popolare, e per quel che ci riguarda continuiamo ad impegnarci per questo, con determinazione.

* Partito della Rifondazione Comunista

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