PERCHE’ UNA NUOVA PAGINA CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA?

PERCHE’ UNA NUOVA PAGINA CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA?

La risposta, per certi aspetti, è abbastanza semplice: vogliamo riappropriarci di un dibattito su una questione che è vitale non soltanto per il Meridione ma per l’intero Paese e ciò anche per l’alto numero di Regioni che hanno chiesto, a livelli diversi, l’attuazione di una discutibile disposizione costituzionale.
Parliamo di riappropriazione perché ci sentiamo espropriati come lavoratori, giovani, donne, disoccupati, precari, abitanti di un territorio, quello meridionale, che può subire le maggiori conseguenze negative da un percorso che con l’attuale modello neo-liberista non può che comportare un trasferimento di risorse dalle Regioni più povere a quelle più ricche senza che queste ultime, soprattutto nelle componenti sociali più disagiate, ne possano trarre un reale beneficio perché s’indebolirebbe l’intero sistema-Paese.

Le rassicurazioni sul fatto che questo tipo d’autonomia gioverebbe a tutti sono palesemente false e quelli che le danno sanno bene che mentono, del resto i sostenitori della differenziazione regionale partono dal presupposto che appartengono a Regioni “virtuose” e che in quanto tali hanno diritto ad una sorta di premialità dando per implicito (e nemmeno tanto) che altri territori vanno puniti, naturalmente certi tipi di argomentazioni sono in forte attrito con una generalizzazione dei presunti benefici perché corrispondono ai criteri della più brutale competizione tra territori, ossia l’esatto opposto di un modello relazionale cooperativo e solidale.
Perciò si comprende soltanto in parte la corsa di alcuni Presidenti di Regioni meridionali – ad iniziare da De Luca – a gettarsi sul carro dell’autonomia differenziata, l’unica “giustificazione” è che difendono il medesimo modello di sviluppo e gli interessi dello stesso sistema di potere.
Per trovare un esempio di cosa accadrebbe con l’eventuale approvazione delle intese con le tre Regioni settentrionali che stanno più avanti nell’iter non bisogna andare molto indietro nel tempo perché nel 2017 quando il Governo, in ossequio alle norme sul famigerato pareggio di bilancio, fissò il contributo al “risanamento” della finanza pubblica per le Regioni a statuto speciale tramite accordi bilaterali la cui mancata tempestività comportò, per compensazione, un aggravio dei costi per le Regioni a statuto ordinario;
quindi, è chiaro che se alcune Regioni del Nord – sorrette da un Governo sempre più a trazione leghista – attraverso l’attuazione dell’art. 116, co.3, della Costituzione intendono trattenere una maggiore quota di risorse finanziarie ciò andrà a scapito della funzione perequativa dello Stato che dovrà diminuire i trasferimenti ad altre Regioni compresi alcuni territori del Centro-Nord come si evince anche dalla clausola dell’ “invarianza finanziaria” contenuta nelle tre bozze d’intesa.
A nulla serve nemmeno intonare un ritornello ormai logoro e di cui è stata sperimentata sul campo la scarsissima veridicità: quello della “lotta agli sprechi” che con la maggiore autonomia riceverebbe una forte spinta come ha sostenuto Zaia in questi giorni nell’audizione innanzi alla Commissione Parlamentare per il federalismo fiscale.
La “lotta agli sprechi” è servita per tagliare i servizi delle Province che anni fa vennero individuate come fonte di chissà quale sperpero di denaro pubblico, così com’è servita e serve per privatizzare i servizi mentre abbiamo visto che corruzione, clientele, infiltrazioni malavitose restano.
Quello del cavallo di Troia della “lotta agli sprechi” è un punto che trova sostanzialmente d’accordo anche i Cinque Stelle per cui la loro (tardiva) opposizione all’autonomia differenziata è inadeguata culturalmente – prima ancora che politicamente – ed è dovuta, come tutti sanno, più a motivi tattici (non perdere il bacino elettorale dei voti meridionali) che a elementi progettuali.
PER NOI, quest’ultimo è un altro motivo che rende necessaria una forte presenza della sinistra di classe nelle sue varie espressioni politiche, sociali, del sindacalismo conflittuale e delle forze di Movimento all’interno della mobilitazione contro l’autonomia differenziata.
PER NOI, infatti, difronte a quella che è stata giustamente definita la “secessione dei ricchi”, diventa di estrema attualità un’impostazione unitaria tra le classi subalterne del Meridione e quelle del Nord a partire dalle zone che hanno subito le maggiori penalizzazioni dai processi di de-industrializzazione del vecchio triangolo industriale da anni sostituito nel ruolo di locomotiva dal Nord-est.
I poteri forti europei sempre più disegnano un continente a due velocità e ciò contribuisce a spingere settori della classe dominante del nostro Paese ad istituzionalizzare un’Italia a due velocità aumentandone le disuguaglianze nel campo dei diritti sociali e civili, delle infrastrutture e dei servizi.
PER NOI, non si può fare la critica a come vengono ripartite le risorse se non si mette in discussione il “federalismo fiscale”, vero motore dell’autonomia differenziata, non possono esistere dei principi buoni e un’ “attuazione perversa degli stessi”.
PER NOI, sono errati i principi ad iniziare dagli indicatori di ricchezza territoriale per l’attribuzione dei fondi, la cattiva applicazione – quando è reale e non un riflesso proprio di quei principi – è tuttalpiù un aggravante.
In altri termini, non ci può essere una sostanziale accettazione del modello liberista e poi una critica ad alcuni suoi aspetti particolarmente vessatori.
Bisogna essere coscienti che non vi può essere una vera perequazione, una lotta ai dislivelli territoriali se non si mette in discussione un modello di sviluppo tutto basato sull’ “export oriented”, sul sacrificio del mercato interno, sulla subordinazione della prospettiva mediterranea all’Europa franco-tedesca e sul continuo indebolimento della progressività del sistema fiscale.
Quindi l’unità con le classi subalterne del Nord non è soltanto l’interesse ad un importante recupero di memoria storica (si pensi alla lotta contro le gabbie salariali del 1968-69 che oggi ritorna di estrema attualità rispetto anche a prospettate differenziazioni salariali) ma un’esigenza di tipo strutturale perché il neo-liberismo oltre ad essere una politica economica è la forma assunta dal capitalismo in Europa e nella maggior parte dei Paesi a capitalismo avanzato.
PER NOI, però, la battaglia non si dovrà combattere sul solo livello territoriale perché l’ampiezza delle materie su cui è stata richiesta l’ulteriore autonomia da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna richiede che vengano coinvolti anche i settori di lavoratori e di Movimento che subiranno le maggiori conseguenze da un processo che ci auguriamo venga bloccato per rilanciare su basi antiliberiste l’intero sistema delle Autonomie.
In conclusione con questa pagina vogliamo contribuire a diffondere informazione, documentazione, approfondimenti analitici e programmatici, chiedere apporti ad esperti e soprattutto cercheremo di favorire il massimo di UNITA’ D’AZIONE anche con chi ha punti di vista e contenuti diversi dai nostri ma è disponibile a percorrere con noi anche un solo tratto di strada contro l’autonomia differenziata.
Ci auguriamo che vogliate darci il vostro contributo.

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