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Acerbo: Lavoriamo per costruire alternativa popolare

Positiva iniziativa De Magistris. Lavoriamo per costruire alternativa popolare

di Maurizio Acerbo

Domani sabato 1 dicembre parteciperemo all’assemblea proposta e organizzata da Luigi De Magistris al Teatro Italia a Roma. Giudichiamo positivamente l’appello lanciato dal sindaco di Napoli con cui abbiamo costruito fin dall’inizio un’esperienza  di governo locale in alternativa al Pd e alla destra e poi anche al M5S. Da tempo lo sollecitiamo a un impegno diretto sul piano nazionale nella costruzione di uno schieramento popolare che unifichi chi in questi anni ha resistito.

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Acerbo: NO INCENERITORE, NÉ AD ACERRA NÉ ALTROVE

Le dichiarazioni del sindaco di Acerra che, invece di invocare bonifiche per il territorio, sostiene di condividere la posizione di Salvini sulla necessità di realizzare altri 5 inceneritori in Campania per alleggerire il carico di quello del Pantano non solo ci riportano indietro di 20 anni, al piano Rastrelli, ma rappresentano una vergogna assoluta, un’offesa alla ferita democratica che ancora sanguina, uno schiaffo alla battaglia di popolo che Acerra ha condotto contro il mostro del Pantano e ciò che rappresenta. Un intreccio di interessi criminali fra politica collusa e imprenditoria, una sciagura calata dall’alto in nome del profitto.

La levata di scudi dei grillini, con il vicepremier Di Maio in testa, invece, farebbe ridere se non fosse drammatico il problema. Si indignano, ma fingono di ignorare che il partito con cui sono alleati al governo del Paese da decenni in Lombardia fa affari con A2A, la società che gestisce gli inceneritori di Brescia, Milano e Acerra. Una storia già vista, quella della doppiezza grillina sulle grandi opere inutili del capitalismo.

#senzascuorno

 

Indivisibili report fotografico dal corteo e intervista a Mimmo Lucano

INTERVISTA A DOMENICO LUCANO CHE PARTECIPERÀ ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL DLSALVINI

 

《Dall’esilio forzato di Caulonia, stamane, Mimmo Lucano prenderà il treno direzione Roma Termini per il corteo contro il razzismo e il decreto Salvini, per l’accoglienza e la regolarizzazione dei migranti, contro l’esclusione sociale, i respingimenti, le espulsioni e gli sgomberi. Un corteo per esprimere solidarietà e chiedere la libertà senza restrizioni per il sindaco di Riace, che al termine parlerà dal palco di piazza San Giovanni. Lucano, alla vigilia, ci racconta le ragioni della sua partecipazione a un mese ormai dalla manifestazione di Riace in suo sostegno.

Sindaco, oggi sarà in testa al corteo degli “indivisibili”.

Intanto non sarò in testa, non sono un’avanguardia di nulla ma insieme ai tanti che si ribellano a questa barbarie scendo oggi in piazza per riaffermare i valori della Costituzione nata dalla lotta dei partigiani. C’è un popolo in viaggio affamato di umanità. È un processo globale che investe l’Africa, l’America con le carovane che dall’Honduras muovono verso gli Stati uniti. Riace parla all’America e viceversa. Sono processi storici che nessuno potrà fermare. Oggi scorrerà per le vie di Roma un fiume di solidarietà, di associazioni, movimenti, di persone semplici, di tanti ‘zero’ come ci ha definiti Salvini, che marceranno nel nome di una umanità solidale che deve essere riaffermata per contrastare l’attuale onda nera che attraversa il mondo.

Dal giorno dell’esilio da Riace non si è fermato un attimo. Prima l’invito di Fabio Fazio in Rai, poi il bagno di folla a Milano. Sabato prossimo sarà a Torino a ricevere la tessera onoraria dell’Associazione nazionale partigiani insieme a Ilaria Cucchi e Ugo Nespolo, oltre ad altre decine di iniziative in giro per l’Italia. Che effetto fa?

Ho capito che c’è un popolo in ogni città che non si rassegna a questa regressione delle coscienze e a questa barbarie. L’idea Riace, e sottolineo ‘l’idea’ visto che aborro il termine ‘modello’, ovvero l’accoglienza spontanea, legata a un’utopia sociale, è viva più che mai.

Proprio a Milano mi sono emozionato perché l’invito mi è stato fatto da Franco Calamida, colui che a Milano nel 1978 subito dopo la morte di Peppino Impastato fece con i militanti di Democrazia Proletaria un comizio in suo onore. Sono queste le persone a cui mi sento particolarmente affezionato, penso a Dino Frisullo e Alfonso Di Stefano, grazie a loro mi sono innamorato della causa curda, della causa afgana, di quella palestinese. La lotta contro la mafia, per una nuova umanità contro tutti i razzismi ha caratterizzato la mia vita. Una vita improntata alle pratiche quotidiane di lotta e non alla teorie astratte. Occorre un protagonismo delle masse ormai non più rinviabile. Tra la Cinisi del 1978 e la Riace degli anni duemila c’è un filo rosso di umanità, di opposizione alle mafie e alle ingiustizie. Contro il razzismo e contro il fascismo che purtroppo è tremendamente attuale. I fratelli africani che vivono a Riace, molti dei quali vengono dall’Eritrea, dall’Etiopia e dalla Libia, mi ripetono sempre che nei provvedimenti di Minniti e Salvini vedono un salto a ritroso, al fascismo delle guerre coloniali e rivedono le spettro di Mussolini. Così come nelle baraccopoli di Rosarno e nelle tendopoli di San Ferdinando rivedono un disegno della storia che pensavano fosse cancellato per sempre.

I migranti in queste ore iniziano ad andar via da Riace per effetto della circolare ministeriale del 9 ottobre. Come si sente?

Mi sento di dire che la terra dell’accoglienza è come un viaggio, che c’è chi va, c’è chi viene e c’è chi torna. Ma è un viaggio inarrestabile, che nessuno potrà dirottare. Sono certo che i fratelli che in queste ore sono costretti ad abbandonare Riace tra un po’ ritorneranno. Così come voglio ritornarci io.

Quanto e cosa le manca di Riace?

Mi manca essere coinvolto, specialmente in questo periodo così delicato. Deve capire che sono momenti drammatici, pieni di pathos e mi manca la possibilità di continuare ad incidere nei processi di accoglienza. Spero con tutto il cuore di tornarci. Perché in tutto il mondo è in atto una caccia all’immigrato, una violazione gigantesca dei diritti umani. Mi vengono alla mente i casi di Becky Moses e Soumayla Sacko morti entrambi per il clima d’odio fomentato dagli attuali governanti. Le persone ormai sono solo dei numeri, delle pratiche da snellire, in mano a squallide burocrazie. Ma le persone non sono oggetti, sono corpi vivi, con i loro occhi, con i loro sorrisi, con i loro cuori che battono. E tutto ciò non ha colore o discriminazioni etnico-religiose, ma una unica sola razza: quella umana.

Una volta conclusa questa grottesca vicenda giudiziaria, come immagina il futuro politico di Mimmo Lucano?

Io non voglio essere né segretario, né candidato di alcun partito. Io vivo e lotto per un’utopia, per un sogno. E se proprio qualcuno mi vuole accostare a un partito, è un partito che non c’è più, quello di Dino Frisullo e Peppino Impastato: Democrazia Proletaria.》

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