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iene sicule: Arrestato in “Iblis”, adesso Antonino Sangiorgi potrebbe essere reintegrato in Consiglio provinciale a Catani

Arrestato in “Iblis”, adesso Antonino Sangiorgi potrebbe essere reintegrato in Consiglio provinciale a Catania. Ecco le carte

SANGIORGI_ANTONINO

A metà marzo previsto il reintegro in Consiglio provinciale a Catania di Antonino Sangiorgi. Arrestato in “Iblis” e -dopo dimissioni irregolari- di nuovo “alla carica” a Palazzo MinoritiDi Iena Benanti
La legge formalmente glielo consente, ma l’opportunità politica consiglierebbe di fare altro. Eppure, Antonino Sangiorgi, arrestato con accuse gravi nel pocedimento “Iblis” su mafia, politica ed imprenditoria, tornerà in Consiglio provinciale, dove era stato eletto con l’Udc nel 2008. Con ogni probabilità l’ “evento” avverrà il 14 marzo prossimo. Ci saremo. Che spettacolo! Questo, purtroppo, è il “volto” ordinario della politica di casa nostra.

Sulla vicenda intervengono i consiglieri Valerio Marletta e Antonio Tomarchio del gruppo “Comunisti-Idv” alla Provincia Regionale di Catania, che commentano come segue: “Abbiamo ricevuto la comunicazione del prossimo reintegro nelle sue piene funzioni istituzionali del consigliere provinciale Antonino Sangiorgi. Probabilmente già nella seduta del consiglio provinciale del 14 marzo 2012 riprenderà il ‘suo’ posto tra i banchi di palazzo Minoriti. Sangiorgi, eletto nel 2008 nella lista Udc, ha subito un provvedimento di carcerazione preventiva il 3/11/2010 nell’ambito dell’inchiesta antimafia ‘Iblis’ della procura di Catania. Gravissime le accuse che furono mosse nei suoi confronti: partecipazione all’associazione mafiosa, estorsione aggravata in concorso e concussione. Nel novembre 2010 il consiglio provinciale di Catania, dopo comunicazione della Prefettura, votava la sospensione di Sangiorgi dal consiglio e si provvedeva alla sua sostituzione in seno al consiglio. In seguito lo stesso è stato rinviato a giudizio con la procedura del rito abbreviato. Nel dicembre 2011 è arrivata la richiesta di condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione. Peraltro la sentenza è prevista per il marzo 2012.”

Continuano Marletta e Tomarchio:  ”Il 19 dicembre 2011 sono state protocollate presso gli uffici della provincia le dimissioni irrevocabili a firma di Antonino Sangiorgi. Pochi giorni dopo, il 24 Dicembre 2011, dopo 13 mesi di carcerazione preventiva, il giudice dell’udienza preliminare dott. Alfredo Gari revocava la misura cautelare e rimetteva in libertà il Sangiorgi. Nell’ordinanza di scarcerazione veniva peraltro ‘apprezzata’ la condotta processuale del detenuto e in particolare la ‘dismissione’ di ogni carica politica del detenuto. Il rapporto con il Consiglio provinciale sembrava ormai chiuso. Invece il 12 Gennaio 2012 veniva protocollata presso la Provincia una richiesta di reintegro di Sangiorgi nelle sue funzioni di consigliere provinciale. Nella richiesta dello studio legale Marletta si legge che: ‘le dimissioni di Sangiorgi sono da ritenersi inefficaci per la mancanza dei requisiti formali previsti dalla legge. Si specifica che le dimissioni devono essere presentate personalmente ed acquisite al protocollo dell’ente mediante identificazione del consigliere dimissionario a cura del soggetto ricevente’. Visto che le dimissioni non sono state presentate personalmente da Sangiorgi, ancora in carcere il 19/11/2011, sono da ritenersi inefficaci e quindi può rientrare in consiglio provinciale.”

Concludono i due consiglieri:”Da garantisti siamo fermamente convinti che debba vigere sempre la presunzione d’innocenza fino a quando non ci si trovi davanti ad una sentenza passata in giudicato, ma non possiamo non esprimere tutta la nostra preoccupazione e perplessità sull’opportunità politica del reintegro di Sangiorgi in Consiglio provinciale. Nei confronti di questo ‘uomo delle istituzioni’ pende una richiesta di condanna ad una pena di 8 anni per un ‘presunto’ reato associativo di stampo mafioso. Al di là delle questione formali, burocratiche e di escogitazioni forensi, pensiamo che debba essere ‘garantito’ in primis il decoro delle istituzioni sopra qualsiasi dubbio come richiamato dalla nostra costituzione repubblicana (Art. 54 “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”). A nostro avviso sarebbe pìù appropriato un provvedimento di sospensione del reintegro che garantisca da una parte i diritti di cittadino dell’imputato, ma anche la salvaguardia delle istituzioni. Le istituzioni devono sempre essere al di sopra di qualsiasi sospetto di possibili infiltrazioni di personaggi implicati con il potere mafioso. Chiediamo quindi un intervento delle autorità preposte.”

Scarica/visualizza i documenti:

Tornano i pacifisti. Sulle ali dei caccia F35

Grande mobilitazione nel paese per contestare la spesa, da parte del governo, di oltre 10 miliardi per produrre e acquistare 90 aerei. Invece di…

Tornano i pacifisti. Biella, Alba, Cantù, Ciampino, Jesi, Lodi, Umbertide, Sarzana, Novara… e poi i grandi centri: Roma, Milano, Napoli, Bologna. Ieri in oltre cento città italiane, 594 associazioni, organizzazioni sindacali, enti locali, partiti hanno raccolto l’invito di Sbilanciamoci, della Rete Disarmo, della Tavola della pace – con il sostegno de il manifesto – a promuovere una grande mobilitazione contro i cacciabombardieri F35 e la scelta del governo italiano di spendere oltre 10 miliardi per produrne ed acquistarne 90 esemplari. Una mobilitazione significativa che non si vedeva da tempo in campo pacifista con raccolte di firme (quasi 40mila), assemblee, sit in, presidi, flash mob, rappresentazioni teatrali, manifestazioni di studenti, banchetti, con gli slogan più diversi come a Roma (“Game Over! Dopo il no alle olimpiadi, il no agli F35″) o a Pisa (“Arlecchino, Balanzone e l’F35: ovvero la storia di un caccia che è un flop”). E naturalmente iniziative anche a Novara – con vicino Cameri, sede della linea di assemblaggio del caccia F35- dove in questi mesi si sono susseguite iniziative e mobilitazioni contrarie ai cacciabombardieri. Oggi la mobilitazione continua: sono previste oltre trenta iniziative in varie zone d’Italia.
Nel frattempo da ieri è partita un’importante opera di controinformazione: dai siti delle sigle promotrici si può scaricare un vadamecum pieno di dati e di analisi da cui si evince che la vicenda degli F35 (oltre ad essere una scelta sbagliata) è anche una grande truffa. Ma la mobilitazione non si ferma qui: le manifestazioni e i presidi continuano nelle prossime settimane. Intanto si prepara la consegna della raccolta di firme a Roma nei prossimi giorni e si aspetta che il presidente del consiglio Mario Monti decida di ricevere i promotori di questa mobilitazione. E proprio a Monti – che in questi 100 giorni ha sbandierato la parola rigore a destra e a manca- i pacifisti e i promotori della mobilitazione chiedono: quale rigore c’è nello spendere 10 miliardi di euro per far contente le gerachie delle forze armate e gli affaristi dell’industria militare, mentre il paese ha drammaticamente bisogno di soldi per finanziare gli ammortizzatori sociali, il welfare, la scuola, le pensioni? E sempre a Monti – che si è dichiarato più volte contro le corporazioni e i gruppi di interesse rivolti a perseguire solo il proprio particulare – chiedono ancora: contano di più gli interessi della casta dei militari e dei 450 e passa generali e ammiragli (in proporzione, più di quelli americani) o conta di più l’interesse generale del paese? La discussione che c’è stata nelle commissioni Difesa di Camera e Senato e al Consiglio Supremo di Difesa nelle prime settimane di febbraio sul nuovo modello di difesa non lascia ben sperare.
Il ministro-ammiraglio Di Paola ha detto che invece di 131 F35 ne prenderemo 90 (e questo è comunque un primo successo della mobilitazione) e che dobbiamo ridurre di 30mila unità (però in dieci anni) l’organico delle Forze Armate. I soldi risparmiati andranno non alle pensioni, alla sanità, alla scuola, ma a migliorare l’operatività e l’efficienza delle Forze Armate: cioè a comprare più armi e più sofisticate. E per fare che cosa? Per mettersi al servizio della Nato (la «nostra Stella Polare», ha detto il ministro mettendoci pure le maiuscole) per fronteggiare le instabilità derivanti – tra l’altro- dall’«ascesa delle nuove potenze» (leggi: Cina, Russia, India). Invece di combattere la vera «instabilità» nella quale siamo immersi – quella della crisi economica, della perdita dei posti di lavoro, della caduta dei redditi, del drammatico disagio sociale – i responsabili del governo chiedono soldi per le Forze Armate per combattere le future ipotetiche guerre, tra cui quelle provocate dal terrorismo internazionale e dai problemi di «sicurezza cibernetica». I militari italiani, e il suo ministro – come degli Stranamore in sedicesimo- sono completamente fuori dalla realtà e non si rendono conto o se ne disinteressano – di quello che sta passando il paese.
I pacifisti scesi in piazza ieri – e quelli che saranno nelle piazze italiane oggi e nelle prossime settimane – chiedono al contrario un bagno di realismo al governo e chiedono a Monti di non cedere alle imposizioni di una lobby agguerrita e asserragliata nella difesa dei suoi interessi particolari. Con i 10 miliardi che si spendono per questi caccia – è stato ricordato più volte qui e altrove – si potrebbero fare tante altre cose più utili: ad esempio finanziare quegli ammortizzatori sociali per i quali si dice, nell’imminenza della discussione sul mercato del lavoro dei prossimi giorni, sembra non ci sia un euro. Oppure si potrebbero raddoppiare il numero degli asili nido in Italia, creando decine di migliaia di posti di lavoro. Per non parlare del finanziamento del servizio civile che, senza fondi, nel 2013 rischia l’eutanasia. Si pensi che il costo un solo cacciabombardiere F35 equivale a 387 asili nido, oppure alla messa in sicurezza di 258 scuole o alla copertura di un’indennità di disoccupazione per 17.200 lavoratori precari. Si tratta dunque di porre fine a questa avventura che è solo un regalo ad una lobby ed uno spreco in tempi di crisi.
Ridurre le spese militari e disarmare l’economia è un modo per cambiare rotta rispetto al passato, prefigurando e costruendo un nuovo modello di sviluppo, sostenibile, equo e che non ha bisogno di guerre. E’ questo un modo per uscire dalla crisi imboccando una strada nuova: i pacifisti che si sono mobilitati ieri ne hanno indicato la direzione.

Rifonda Newsletter n°1

Parte da oggi l’invio della newsletter nazionale del Partito della Rifondazine Comunista

Potete iscrivervi anche dal sito regionale siciliano: in fondo alla home page  c’è il link apposito.

oppure cliccate subito qui

Di seguito il primo numero della newsletter.

 

 

Iniziamo da oggi, attraverso questa newsletter, a stabilire un
contatto diretto con voi. L’intento che ci proponiamo è quello di
fornirvi alcune informazioni relative alle iniziative di Rifondazione
Comunista e alcuni commenti sulla attualità politica. Ci farebbe
piacere avere una vostra opinione su quanto vi proponiamo, ma anche
ricevere notizie e commenti. Molte volte ci sono iniziative o lotte
nei territori di cui non sappiamo nulla e che, attraverso questi
strumenti, potrebbero essere messe a conoscenza di molte persone.
Speriamo che questa newsletter possa esservi di una qualche utilità.
Il nostro approccio comunque è aperto e siamo pronti ad ascoltare
qualsiasi suggerimento. I grandi mezzi di comunicazione parlano
raramente di noi e, tra le tante misure negative di questo Governo, vi
è anche il fatto che, tagliando ulteriormente i fondi ai giornali di
partito e cooperativi, ci ha costretto a sospendere le pubblicazioni
di Liberazione. In questo contesto la Rete ci può dare una grande
opportunità di comunicazione e di circolazione di idee. Come abbiamo
detto al congresso: “connettiamoci”. Connettiamoci con la rete e nella
rete per attingere e far circolare notizie, ma soprattutto con la
società, con le persone, sempre più numerose colpite dalla crisi e
dai provvedimenti sbagliati e iniqui di questo Governo. Buon lavoro,
buona lettura e fateci avere notizie e suggerimenti.

Claudio Grassi
Responsabile comunicazione Prc

> La Fiom c’è già, e ora si muova anche la Sinistra
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/lavoro-pubblico-e-privato/4044-la-fiom-ce-gia-e-ora-si-muova-anche-la-sinistra>
>
> Roberta Fantozzi
> Al di là delle esternazioni offensive di Marcegaglia e delle
> repliche giustamente indignate, pare avere un punto fermo il
> cosiddetto «confronto» sul mercato del lavoro. È la volontà,
> ribadita in ogni sede da Monti, di procedere comunque, con o senza
> l’accordo dei sindacati. Intenzione evidente anche nei comportamenti
> di Fornero che da un lato continua a riproporre il drastico
> ridimensionamento degli ammortizzatori sociali, dall’altro ha
> esplicitato che «il tema dei contratti e della flessibilità in
> entrata è subordinato al tema della flessibilità in uscita». Il
> governo reitera dunque in termini inequivoci sia la sua concezione del
> ruolo delle organizzazioni sindacali, sia il punto di merito che
> considera centrale. Leggi tutto
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/lavoro-pubblico-e-privato/4044-la-fiom-ce-gia-e-ora-si-muova-anche-la-sinistra>
>
> In direzione ostinata e contraria
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/23-home/3999-in-direzione-ostinata-e-contraria>
>
> Eleonora Forenza
> È stata una discussione teoricamente, politicamente densa e
> appassionata, quella che si è tenuta il 21 febbraio, presso i locali
> della Fondazione Basso, a partire dal libro rigoroso e stimolante
> dello storico Paolo Favilli, In direzione ostinata e contraria. Per
> una storia di Rifondazione comunista. A prendervi parte alcuni dei
> protagonisti delle vicende del comunismo italiano (non solo degli
> ultimi venti anni): Fausto Bertinotti, Luciana Castellina, Paolo
> Ferrero e Mario Tronti. Sin dall’introduzione i partecipanti alla
> discussione vengono sollecitati a prendere la parola su alcuni nodi
> teorici, storici e politici che hanno attraversato la storia del Prc e
> che in gran parte sono ancora aperti: Leggi tutto
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/23-home/3999-in-direzione-ostinata-e-contraria>
>
> Il Mezzogiorno e la crisi: le proposte del PRC
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/economia/4007-il-mezzogiorno-e-la-crisi-piano-di-lavoro-e-proposte-di-rifondazione-comunista>
>
> Redazionale
> Si è svolta ieri nella sede della Direzione nazionale una riunione
> sulle questioni del Mezzogiorno, organizzata dal dipartimento
> Economia. All’incontro, alla presenza di rappresentanti delle
> federazioni e dei dipartimenti nazionali, hanno partecipato con
> specifiche relazioni anche gli economisti Emiliano Brancaccio
> dell’università del Sannio e Riccardo Realfonzo, attualmente
> assessore al bilancio del Comune di Napoli. Di fronte a una crisi
> strutturale e ‘costituente’, che sta colpendo profondamente gli strati
> sociali più deboli in particolare delle regioni del Sud, sentiamo
> l’esigenza di riavviare un intervento specifico di analisi e di
> proposta politica, ha affermato Augusto Rocchi nell’introduzione.
> Leggi tutto
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/economia/4007-il-mezzogiorno-e-la-crisi-piano-di-lavoro-e-proposte-di-rifondazione-comunista>
>
> Rutelli: a destra della destra
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/23-home/4042-rutelli-a-destra-della-destra>
>
> Stefano Galieni
> Ne ha fatta di strada Rutelli Francesco. Verde, radicale, margherito
> (Lusi compreso) democratico, terzopolista, prima laico mangia preti e
> ora fervente baciapile. Su un principio è stato però coerente, si è
> candidato ad ogni poltrona possibile ed immaginabile. Da sindaco di
> Roma coltivò il giardinetto dei quartieri dell’alta borghesia
> lasciando in malora le periferie. Lo si votò per non avere Fini
> sindaco. Cercò invano di divenire premier poi ricercò la poltrona
> del Campidoglio aprendo col solo suo nome e con i ricordi che evocava
> la strada al peggior sindaco che la Capitale abbia mai avuto, Gianni
> Alemanno. Senza incarichi di prestigio non poteva resistere e mentre
> col grigiore dei capelli aumentava la sua inettitudine e l’eterna
> mediocrità che lo ha contraddistinto in ogni gesto si ritenne offeso
> “basta mangiare pane e cicoria” ebbe la sfrontatezza di gridare.
> Leggi tutto
> <http://web.rifondazione.it/home/index.php/23-home/4042-rutelli-a-destra-della-destra>
>
> <http://web.rifondazione.it/materiali/2012/pdf/120217tav.pdf>
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> <http://web.rifondazione.it/home/images/comunicazione/120222ambiente4marzo.jpg>
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Un MUOStro di mafia a Niscemi

di Antonio Mazzeo

Un’intera collina sventrata nel cuore della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi. Centinaia di metri di terrazzamenti, la macchia mediterranea sradicata. In cima, gli scheletri delle future casermette e tre enormi basamenti di cemento. Mancano solo le parabole e l’installazione del terminal terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare Usa, sarà completo. I lavori, autorizzati nel giugno 2011 dalla giunta regionale di Raffaele Lombardo (unico politico filo-Muos di tutta la Sicilia), procedono con celerità sorprendente. Inesorabili. Laceranti. Sfidando le piogge e i rigori dell’inverno.

L’immensa base di Niscemi, 144 ettari di terreni ricadenti in zona A e B della riserva, è attraversata da auto di servizio, camion pesanti, ruspe, betoniere. Nessun cartello segnaletico sulla tipologia dei lavori, l’importo, gli esecutori. Su un automezzo che impasta cemento è però ben impresso il logo della “Calcestruzzi Piazza Srl”. Più di due mesi fa, le amministrazioni locali sono state informate che la Prefettura di Caltanissetta ha negato all’azienda il certificato antimafia. Il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, l’ha già depennata dall’elenco delle imprese di fiducia del Comune, in ottemperanza alla circolare ministeriale sulla cosiddetta white list che punta ad impedire l’infiltrazione criminale negli appalti pubblici. Ma per il MUOS e la stazione di telecomunicazione Usa più grande del Mediterraneo, le normative italiane antimafia sono invece carta straccia.

I lavori di realizzazione del megaimpianto satellitare sono stati affidati dal comando US Navy ad un consorzio d’imprese denominato “Team MUOS Niscemi”, costituito dalla Gemmo S.p.A. di Arcugnano (Vicenza), società leader nella costruzione d’impianti elettrici e dalla LAGECO (Lavori Generali Costruzioni) di Catania. Due aziende particolarmente attive nel business delle infrastrutture militari. La Gemmo, in associazione con un importante contractor statunitense, ha in affidamento il trasporto di armamenti, la gestione dei servizi ambientali e la raccolta dei rifiuti nello scalo aereo di Sigonella e nella base navale di Augusta. La LAGECO, in passato, ha eseguito i lavori di recinzione e la bonifica ambientale dei terreni del centro di radiotrasmissione di Niscemi.

Il subappalto relativo alla movimentazione terra e alla fornitura di cemento è stato affidato invece alla Calcestruzzi Piazza Srl. La commessa è trapelata sui mezzi d’informazione grazie al giornalista Giovanni Tizian. In un documentato articolo pubblicato il 2 novembre 2011 su l’Espresso, Tizian ha denunciato che l’impresa che stava realizzando i basamenti per le antenne del MUOS era riconducibile all’imprenditore Vincenzo Piazza, “persona associata al boss Giancarlo Giugno, ritenuto dagli inquirenti il referente di Cosa Nostra a Niscemi”. “E il nome di Giugno – aggiungeva Tizan – compare persino nell’istruttoria sui telefonini usati per la strage di Capaci: fino al 2003 ha scontato una pena definitiva al carcere duro, poi è stato protagonista di un surreale caso di soggiorno obbligato nelle Marche – dove non è riuscito a trovare casa – e di un lungo divieto di soggiorno in Sicilia”. Nel 2009, Piazza ha lasciato le cariche ricoperte nella società di calcestruzzi. “Al suo posto due donne: la più giovane è socia di Francesco Piazza, figlio di Vincenzo, in un’altra società di costruzioni”.

Del titolare-ombra dell’azienda subappaltatrice del MUOS, l’Espresso ricordava il coinvolgimento nell’indagine “Atlantide-Mercurio” della procura antimafia di Caltanissetta (gennaio 2009), relativa agli affari illegali della “famiglia” Madonia nel comprensorio Gela-Niscemi. L’inchiesta giornalistica destò parecchio scalpore. La Prefettura formalizzò la non concessione del certificato antimafia, ma come è stato possibile verificare, la Calcestruzzi Piazza Srl non si schioda dai lavori del MUOS all’interno della base Usa di Niscemi.

Sulla vicenda, il 14 febbraio 2012, il senatore Giuseppe Lumia (Pd e sostenitore della giunta Lombardo) ha presentato un’interrogazione ai Ministri della difesa e dell’interno. “Il Governo regionale ha più volte sollecitato le autorità americane a mettersi in relazione con le autorità italiane, in particolar modo con la Prefettura di Caltanissetta, per monitorare dettagliatamente la presenza di eventuali imprese mafiose in quest’importante opera, di fatto pubblica, e per far rispettare la normativa antimafia”, scrive Lumia. “Risulta tuttavia che nei lavori sia coinvolta la Calcestruzzi Piazza Srl, con sede a Niscemi ed avente come amministratore unico Concetta Valenti, il cui marito convivente è Vincenzo Piazza, che, in base ad indagini della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Caltanissetta nonché ad altri elementi info-investigativi segnalati dalle Forze dell’ordine, apparirebbe fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”.

Il senatore Lumia rileva che nel corso di alcune indagini “sono emersi contatti del Piazza con esponenti mafiosi” che “evidenziano ingerenze e condizionamenti di Cosa nostra nell’appalto per i lavori di recupero, consolidamento e sistemazione a verde dell’area sottostante il Belvedere, commissionati dal Comune di Niscemi”. Vincenzo Piazza, insieme a Giancarlo Giugno, è stato inoltre denunciato per il reato di associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Triskelion”, eseguita nel febbraio 2010 dalla DDA e dal GICO della Guardia di finanza di Caltanissetta, contro una “cellula” di Cosa nostra della provincia di Enna operante in Lombardia e in Belgio. “Nell’ambito della citata indagine – scrive il parlamentare – il monitoraggio dell’utenza in uso a Antonino Tramontana (soggetto affiliato al clan di Pietraperzia) dava modo di riscontrare plurimi contatti che costui intratteneva con alcuni personaggi pluripregiudicati, tra cui Giancarlo Giugno; quest’ultimo veniva contattato proprio tramite l’utenza in uso a Piazza. Sempre tramite Vincenzo Piazza, altro soggetto mafioso di Pietraperzia, tale Nino Tramontana, il 24 agosto 2006, incontrava Giancarlo Giugno ed era per mezzo del suo cellulare che parlava con Giugno quando si trovava presso l’impianto di calcestruzzo, il 3 settembre 2006, e rintracciava gli operai”. Agli atti dell’inchiesta “Atlantide-Mercurio”, pure la trascrizione di una successiva conversazione telefonica tra Piazza e Giugno, mentre quest’ultimo si trovava in Milano ancora in compagnia di Antonino Tramontana. L’imprenditore si era rivolto al boss per sapere la fine di un assegno di 3.500 euro. Giugno preferì glissare la domanda, riservandosi di parlarne al suo rientro a Niscemi.

Sono proprio le intercettazioni ambientali eseguite durante l’importante operazione antimafia a delineare l’intensità dei legami tra Vincenzo Piazza e Giancarlo Giugno. Quando nel 2006 il boss è in carcere a Tolmezzo, l’imprenditore è in contatto con la moglie Giuseppa Patti. In un’occasione i due parlano di un assegno che Piazza avrebbe dovuto ricevere da tale “Peppe”. Ho parlato con lui, ma non l’ha ancora posto all’incasso, riferiva l’imprenditore. Quindi ritarderò a recapitarle la somma di denaro di una settimana. Il 22 agosto 2006, Vincenzo è tra i pochissimi amici ad essere avvisato dalla Patti della scarcerazione del marito. “Il Piazza promette che il giorno seguente si sarebbe recato presso la sua abitazione sia per salutare Giancarlo Giugno, che per consegnarle qualcosa, verosimilmente la somma di denaro che le aveva promesso in precedenza”, scrivono gli inquirenti.

I contatti tra il boss e l’imprenditore si faranno sempre più frequenti. Il 23 ottobre, essi vengono intercettati mentre parlano di una gara d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio di Niscemi. Per chi fa la gara per questa immondizia, si deve giocare la meglio si deve giocare!, commenta Piazza. Puoi portare quaranta dipendenti Giancarlo, possono essere i più stupidi del mondo… E più stupidi sono meglio è! Giugno lo incalza: Quaranta no, quaranta amici te li sei fatti, te li trovi quaranta famiglie, quando ci sono le elezioni o quando ci sarà qualche cosa te li trovi… Prima del commiato, il boss ricorda all’interlocutore che dovrà ritirare del denaro. Una parte, 15.000 euro, “sarà trattenuta per se stesso”, una quota sarà destinata al Piazza e i rimanenti 25.000 euro “saranno destinati ad altri”.

Il 5 novembre 2006, i due tornano ad incontrarsi per discutere dell’assunzione di due operai all’interno di un cantiere per la realizzazione di gallerie autostradali. Io ho parlato con Michele, ma mi ha detto che può assumere solo le persone che hanno il patentino, spiega Giugno. Il 13 novembre si torna a parlare di somme di denaro da riscuotere, presumibilmente riconducibili all’attività imprenditoriale del Piazza. “La conversazione in disamina evidenzia cointeressenze del Giugno nell’attività espletata dal Piazza: non a caso, infatti, egli utilizza il plurale nelle richieste che formula al Piazza, per il recupero dei crediti”, scrivono gli inquirenti. Di circa quindicimila me ne ha dati tremila!… si duole Vincenzo. Già deve dare ancora dodicimila! Gli ho detto: male che vada, tu porta quegli assegni e ti do un paio di mila euro in contanti e quattro li diminuiamo, qualche altro lavoro te lo faccio fare! Meno di un mese dopo, Vincenzo Piazza comunica a Giugno di essere in possesso di due assegni, ma teme che siano scoperti. Inizialmente si pensa di versarli in banca per farli protestare, ma successivamente si opta per concedere al creditore il tempo necessario a recuperare il denaro. Il 27 dicembre 2006, Giugno e Piazza vengono intercettati mentre effettuano dei conteggi su alcuni assegni nella loro disponibilità. “Dal tenore del dialogo si ricavano cointeressenze tra i due”, ribadiscono gli inquirenti.

Condividono pure un chiodo fisso i due, quello di avere i cellulari e perfino i computer sotto controllo. Quando un giorno si recano nell’impianto della Calcestruzzi Piazza Srl e notano qualcosa di anomalo all’ingresso, Piazza e Giugno si convincono che è stata installata una telecamera dalle forze di polizia. E il boss manifesta pure la preoccupazione per l’eventuale presenza di una microspia a bordo dell’autovettura del Piazza. I comportamenti dell’imprenditore non sono però del tutto lineari. Da una parte teme le indagini dell’autorità giudiziaria, dall’altra stringe relazioni confidenziali con un paio di agenti di Polizia di Stato niscemesi. A uno di essi, Marco Crescimone, Vincenzo Piazza rivela nell’ottobre 2006 che Giugno, preoccupato di essere nuovamente arrestato, evita di farsi notare in compagnia di altri pregiudicati proprio per timore dei controlli di polizia. Lui se ne vuole andare… vuole squagliare di qua.. Dice <<perché… dicembre non passa… che mi attaccano a me!… me ne devo andare e basta!… ormai non è più terra per me qua!..>>

Piazza e Crescimone si soffermano poi sui diversi atti intimidatori verificatisi negli ultimi tempi a Niscemi. I due “temono che la situazione possa ulteriormente aggravarsi”, scrivono gli inquirenti. “Il Piazza riferisce che Francesco Amato, alias Ciccio Pistola e Salvatore Blanco, alias Turi Paletta sono diventati oramai esponenti di spicco del sodalizio mafioso di Cosa Nostra; aggiunge che costoro sono entrati in contrasto con Giancarlo Giugno”. Qualche giorno c’è il botto Marco!… qualche giorno c’è il botto… perché non mi pare che questo Paletta e il Pistola,  troppo potere si sono presi…

Il 3 novembre 2006, è il poliziotto Nuccio Gallo a ricevere alcune confidenze dal Piazza. Oggetto, il danneggiamento del Ristorante “Green Hilly”, gestito dall’imprenditore del calcestruzzo. Ieri sera… Hanno rotto i vetri, ho girato attorno, e ho visto la porta d’ingresso principale rotta pure, dei vetri con quella barra pure… Ho una collera che prenderei a qualche figlio di buttana, e trenta anni non me li toglierebbe nessuno… E meno male che sono appoggiato compare! ti immagini se non sarei appoggiato!

Tanto ben appoggiato e protetto che la Piazza Srl continua ad essere un’ingombrante presenza nei lavori pro-MUOStro di Niscemi.