Archivi tag: antifascismo

La perversione del senso del 25 aprile

 

 

La perversione del senso del 25 aprile

di Moni OVADIA Il manifesto del 11.04.2015

Polemiche: Le bandiere palestinesi al corteo? Un vulnus inaccettabile per il presidente della comunità ebraica romana Pacifici e per qualche ultrà del sionismo più isterico. Ma screditando le ragioni di chi lotta per una Palestina libera si sovverte il significato della Resistenza Continua la lettura di La perversione del senso del 25 aprile

PRC-Messina: 68 anni orgogliosamente antifascisti

Il referendum del 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica Italiana, frutto della lotta antifascista e della Guerra di Liberazione, figlia di quella parte del nostro Paese che aveva compreso il soffio vitale della Resistenza e chiedeva una società democratica.

Lo stesso giorno in cui il voto popolare decretava la fine della monarchia, l’Assemblea Costituente venne investita del compito di dare al nuovo Stato italiano, creato dalle macerie di quello fascista, una nuova Carta Costituzionale (fondamento storico dello Stato nel quale viviamo).

Il quadro nazionale, ed internazionale, appare oggi sempre più reazionario: spinte localiste (federaliste), razziste e xenofobe, convivono spesso e fanno da apri pista ala rivalutazione del fascismo.

Proprio in un quadro cosi preoccupante, assistiamo stamattina sbigottiti all’esposizione in un balcone di un palazzo messinese (Viale La Farina – nei pressi dell’ufficio collocamento) di una bandiera della Repubblica Sociale Italiana (RSI) creata da Benito Mussolini.

Sono passati 68 anni dalla nascita della nostra PROFONDAMENTE ANTIFASCISTA Repubblica Italiana, il soffio della libertà non si è per niente assopito, chiediamo che le speranze di chi ha lottato per la Resistenza, di chi ha votato per quel referendum, di chi ha partecipato all’Assemblea Costituente, di chi ha scritto la nostra Costituzione Italiana non cadano nell’oblio.

Sentiamo oggi più che mai il bisogno di ribadire che i valori di democrazia, libertà e antifascismo, impalcature fondamentali della nostra costituzione, non si possono cancellare.

Chiediamo le autorità competenti impegno e rispetto di quelli che sono i principi fondamentali della nostra Costituzione.

ANTIFASCISTI SEMPRE!

PRC federazione di Messina

Messina: Appello contro la manifestazione regionale di Forza Nuova

15 dicembre corteo antifascista: ORE 11.00 piazza Antonello – via XXIV Maggio – via Monsignore D’arrigo – via Placida (passando davanti a: piazza S. Vincenzo – piazza Casa Pia – mercato s. Orsola) viale Giostra – via Garibaldi – prefettura – passeggiata a mare (ORE 14.00 ca.).

Apprendiamo che il 15 Dicembre sfilerà nella nostra città un corteo indetto da Forza Nuova, formazione politica di chiara ispirazione fascista. Manifestiamo la nostra contrarietà al libero svolgimento di una tale manifestazione portatrice di chiari contenuti antidemocratici, xenofobi, omofobi, antisemiti e inneggianti all’odio razziale. Ricordiamo che la nostra Costituzione, scritta col sangue dei partigiani, con la XII Disposizione transitoria, vieta la ricostituzione del partito fascista ritenendolo incom
patibile con l’ordinamento democratico e repubblicano e la Legge Scelba n. 645 del 1952 nonché la legge Mancino n.205 del 1993 prevedono il reato di apologia di fascismo e il reato di istigazione all’odio razziale.
Il nostro non è un mero richiamo al rispetto delle leggi, le quali troppo spesso diventano dispositivi che alimentano fratture e ingiustizie sociali, ma negare con ogni strumento l’agibilità politica a movimenti di tale natura ne costituisce la precondizione affinchè spinte xenofobe e populiste non attecchiscano nella società.
Forza nuova è un movimento politico fondato nel ’97 da Roberto Fiore e Massimo Morsello entrambi dirigenti negli anni 70 di Terza Posizione e condannati dalla magistratura italiana per banda armata in associazione con i NAR (condannati per attentati terroristici tra cui la Strage alla stazione di Bologna ).
Si è resa protagonista di spedizioni punitive nei confronti di Rom, gay e militanti politici di sinistra e non possiamo dimenticare l’aggressione costata la vita a Nicola Tommasoli nel 2008. Uno dei 5 aggressori, Federico Perini fu candidato alle amministrative di Verona nella lista di Forza Nuova.
O come a Firenze, un anno fa, il 13 dicembre del 2011 un fascista pistoiese di nome Casseri, ben conosciuto negli ambienti dell’estrema destra spara contro alcuni lavoratori senegalesi in Piazza Dalmazia ed in San Lorenzo uccidendone due.
Riteniamo che tale presenza, costituisca un’offesa alle battaglie civili e sociali che si stanno svolgendo in questi mesi nel territorio siciliano (No Ponte, No Mous, le vertenze dei lavoratori da Termini Imerese, ai cantieri navali di Messina passando per il trasporto pubblico locale e i lavoratori delle funzioni pubbliche, e tantissime altre lotte portatrici di dignità per il nostro territorio). Forza Nuova, infatti, è portatrice di una visione storicamente sessista, antisindacale e antioperaia, in cui le donne sono appendici dell’uomo ed i lavoratori, semplici strumenti per soddisfare i più alti interessi nazionali.
Chiediamo una risposta inequivoca e un’assunzione di responsabilità politica da parte del Commissario Croce, che è tenuto a prendere una posizione chiara e decisa sulla questione.
Come antifascisti rivolgiamo un appello alle istituzioni democratiche ed ai cittadini per impedire lo svolgimento di qualsiasi mobilitazione ad una formazione politica che chiaramente, secondo i punti di cui sopra, non si riconosce nella Carta Costituzionale.
Invitiamo tutti i soggetti sociali, politici ed associativi a mobilitarsi il 15 dicembre per respingere formazioni neofasciste, che teorizzano la superiorità della razza bianca e che praticano intolleranza e violenza razzista come tampone alla crisi economica.
Questo è un periodo terribilmente fertile per “parlare alla pancia della gente”, instillando odio e ostilità, individuando nel migrante, nei meridionali, nei gay o in quant’altro il capro espiatorio.
Bisogna disinnescare questi “ordigni sociali”disseminati giornalmente da queste organizzazioni fasciste, che alimentano paure e rischiano di stimolare derive securitarie che hanno prodotto fenomeni come “Alba
Dorata” in Grecia, organizzazione di chiara natura squadristica.
E’ sintomatico e inquietante che alle prossime elezioni regionali lombarde il candidato si presenterà con il simbolo della destra filonazista e xenofoba di Alba Dorata.
Crediamo che il 15 dicembre gli antifascisti debbano mobilitarsi per impedire qualsiasi provocazione squadrista. Chiediamo a tutti di attivarsi per presidiare il territorio regionale ed impedire che si oscurino le ragioni sociali nate dalla Resistenza, per riproporre violenza, razzismo e prevaricazione.
Giorno 15 dicembre ribadiamo che anche in questa città non ci sarà spazio per i fascisti!

FIRMANO L’APPELLO:

Circolo Peppino Impastato Prc Messina
Cub Messina
Cobas Messina
Usb Messina
OrSa Messina
Arcigay Makwan Messina
Arci Comitato Territoriale di Messina
Rappresentanti di Istituto G.La Farina Messina
Collettivo La Riscossa
PRC Federazione di Messina
Pdci Messina
Pcl Messina
Circolo Nino Pino Balotta Prc Barcellona Pozzo di Gotto
Circolo Rosa L. Prc Catania
Prc Catania
Giovani Comunisti Catania
Circolo Adelchi Argada Prc Lamezia Terme
Giovani Comunisti Trapani
Circolo Mauro Rostagno Prc Trapani
Giovani Comunisti Palermo
Giovani Comunisti Caltagirone
Cub Trapani
Prc Sicilia

Il corteo promosso da Forza Nuova, intervista a Paolo Grimaldi

La costituzione del Comitato EnnaAntifascista, promossa dall’ANPI, ha visto l’adesione dei Giovani Comunisti, insieme a liberi cittadini ed altre realtà territoriali.
Il principale scopo del comitato è quello di educare all’antifascismo, costruendo un’alternativa al diffondersi di ideologie politiche che fanno di violenza e odio la propria forza. Tra le prime iniziative, il presidio, svoltosi in opposizione al corteo promosso da Forza Nuova, ha riscosso un ampio numero di consensi e visto la partecipazione di commercianti e istituzioni cittadine, sdegnati dalla presenza di un corteo dichiaratamente fascista lungo le vie della propria città.
Ecco l’intervista a Paolo Grimaldi, segreteria provinciale Rifondazione Comunista Enna, in merito a quanto accaduto (realizzata da Valentina Rizzo per Dedalo del 28 febbraio 2011):

Paolo Grimaldi

Come mai la costituzione di un comitato antifascista in contrapposizione a Forza Nuova ?

Abbiamo sentito l’esigenza morale e politica di fare qualcosa in merito alla preannunciata “invasione” fascista, che per fortuna sabato scorso si è rivelata un flop colossale. Erano poco più di una trentina i nostalgici di Mussolini.
Forza Nuova usa strumentalmente il tema delle foibe per legittimare la propria organizzazione politica, un’organizzazione che vede fra i suoi fondatori ed esponenti di primo piano personaggi che nel passato recente della nostra Repubblica si sono sporcati le mani di sangue. Mi riferisco a Massimo Morsello, “cantautore” fuggito a Londra in seguito all’emanazione di un mandato di cattura a suo carico per la strage di Bologna; e a Roberto Fiore, attuale leader di Forza Nuova, fuggito anch’esso oltremanica per la stessa ragione e per l’appartenenza ai NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, un gruppo terrorista di estrema destra che in quattro anni si rese responsabile di ben 33 omicidi.
Queste le ragioni della costituzione del comitato e della straordinaria riuscita del presidio (circa 150 persone, soprattutto giovani).

-Quale il motivo del presidio?

Il presidio nasce come contrapposizione democratica al rigurgito fascista.
Abbiamo pensato che l’unico modo per difendere la città non fosse quella della“barricata” fisica (come per altro molti giornali locali hanno enfatizzato), ma quella della riconessione dialettica fra le diverse soggettività democratiche del capoluogo, quando parlo di soggettività non mi riferisco solo alle associazioni, partiti, sindacati etc ma soprattutto alle nuove generazioni.
Quel presidio, sabato, ha rappresentato l’inizio di un percorso nuovo forse persino inedito,
è un dato che nella settimana scorsa si siano messe in relazione diverse soggettività, ognuna con un unico fine ovvero quello della difesa attiva della Costituzione e la costruzione di nuovi spazi di democrazia.
Il 27 febbraio (ndr), ad esempio, ci incontreremo al congresso dell’Anpi.

-Come avete letto la presenza del sindaco al presidio?

Avremmo preferito che il neo-Sindaco della città fosse rimasto con noi più di una manciata di secondi, nonostante questo è un dato che Garofalo sia stato al presidio è evidente che ne condividesse i contenuti.

-Una manifestazione di un gruppo che si autodichiara neofascista, in un paese antifascista è anticostituzionale?

Il corteo organizzato da Forza Nuova

Si, il problema è che FN non è un soggetto che si dichiara neo-fascista e quindi tale soggetto non è anticostituzionale, nonostante i suoi appartenenti non disdegnino il fascismo, anzi.  Addirittura sabato scorso ad Enna era molto visibile una bandiera con croce celtica alla sfilata forzanuovista.

-E’ oppure anticostituzionale un presidio, perchè limita la libertà di espressione e partecipazione?

No, assolutamente. Anzi, la possibilità di fare un contro-presidio o una contro-manifestazione prova il grado di democrazia di un Paese. Se non fosse così non ci sarebbe il diritto al dissenso.

– In che modo si parla di revizionismo storico? Credi che ci siano gli strumenti, per rivedere la storia?

Credo che negli ultimi vent’anni in Italia il revisionismo sia stato alla base della costruzione della storia e di una nuova memoria storica. Da quando è nata la cosiddetta seconda Repubblica e i diversi soggetti politici di destra sino ad all’ora marginali nel sistema politico nazionale, essendosi ritrovati ad avere un ruolo di governo, hanno contribuito direttamente al revisionismo nel nostro Paese. Non è un caso che la vecchia Alleanza Nazionale qualche anno fa voleva equiparare i repubblichini di Salò ai Partigiani. Chi fu sconfitto dalla storia oggi vuole compiere un ribaltone. Si vuole dare dignità a chi combatté per il fascismo alla pari dei partigiani che morirono per la libertà e per la liberazione d’Italia dal nazi-fascimo.

Foto dal presidio antifascista ennese del 12 febbraio

Musica, gazebo e microfono aperto, del Comitato Enna Antifascista, ieri sera. Un momento di condivisione e dialogo fra giovani e meno giovani è nato sabato sera, in Piazza Vittorio Emanuele, dal comune sentimento di dimostrare un rinnovato sentimento civile contro ogni forma di movimento che manifesti nelle proprie idee sentimenti di violenza, intolleranza, razzismo, nazionalismo.
Ad organizzare l’incontro il neonato Comitato Enna Antifascista: striscioni e volantini informativi in risposta agli indubbi simboli filonazisti sfoggiati dai farzanuovisti durante il corteo pomeridiano (una croce celtica su una bandiera e su ogni giubbotto dei manifestanti) snodatosi per le vie della città. Un segnale di consapevolezza e presenza all’interno della comunità cittadina di una determinata volontà a non lasciare nel silenzio fenomeni che per quanto marginali, possiedono una intrinseca matrice eversiva e lesiva dei princìpi fondamentali della Costituzione.
In contrapposizione alla manifestazione dei forzanuovisti, anche diversi commercianti della via Roma, che hanno ritardato l’apertura dei negozi in una simbolica serrata di contestazione.
Attimi di tensione all’ingresso del corteo in piazza Vittorio Emanuele, dove una spontanea aggregazione antifascista, ha risposto alla dichiarata provocazione di uno dei manifestanti nei confronti degli intervenuti: le forze dell’ordine, che presidiavano il percorso, hanno sedato il momento di tensione, facendo leva sul buonsenso degli intervenuti.
In serata diversi i giovani appartenenti al Comitato, che intervenendo sulla questione, hanno messo in risalto l’importanza della presenza di un movimento di cittadini unitario e coeso; apprezzata la presenza in piazza del Sindaco Paolo Garofalo.
Un’occasione insomma, per riaprire il dibattito sul percorso politico e culturale di un’Italia unita dall’antifascismo e divisa giornalmente da meccanismi sociali e politici lesivi dell’unità territoriale e nazionale; un incontro per comprendere le nuove facce della militanza politica e i risvolti possibili sul nostro territorio, e ancora un progetto di rinnovata solidarietà fra le parti politiche e sociali, affinché possano mettere da parte i motivi che dividono, dinanzi ai principi che uniscono: la giustizia, la tolleranza, la democrazia, sempre più lesa e denigrata da un governo (territoriale e nazionale) che ha smesso di concorrere al bene comune a favore dell’individualismo e del potere dei pochi, ledendo i princìpi costitutivi del nostro Paese.
Il prossimo impegno per il Comitato, l’assemblea dell’Anpi, che si terrà giorno 27 Febbraio presso un hotel di Pergusa.

su Vivienna del 14/02/11

Finalmente liberi!

Esprimiamo la nostra più sincera soddisfazione per la mancata convalida degli arresti dei tre militanti antifascisti, trattenuti dalle forze dell’ordine dopo il presidio che si è svolto davanti il Liceo Classico Umberto Primo lo scorso sabato. Tale notizia arriva dopo tre giorni di intense mobilitazioni a Palermo che hanno visto coinvolto un ampio movimento con una grande partecipazione di giovani. Riteniamo comunque che nella nostra città rimanga un serio problema di agibilità politica, visti gli episodi di repressione emersi nel corso dell’anno, dallo sgombero del Laboratorio Zeta alla rimozione dello striscione della libreria Altroquando in occasione della visita del Papa a Palermo. Per questi motivi la nostra attenzione sulla reale possibilità di esprimere la propria opinione rimane alta affinché gli spazi di democrazia della nostra città vengano difesi.

Marco Giordano

Coordinatore provinciale Giovani Comunisti/e  Palermo

Vogliamo Cesare, Francesco e Ruggero liberi!

Riteniamo molto grave l’intervento delle forze dell’ordine contro il presidio antifascista che si è svolto davanti il Liceo Classico Umberto Primo. Non è pensabile che un semplice volantinaggio possa essere represso in questo modo. Tale episodio è stato preceduto in questi mesi da altri atti che testimoniano un clima poco sereno nella città di Palermo, come ad esempio si è potuto verificato in occasione della visita del Papa. Teniamo a precisare che non si è verificato nessuno scontro tra grupppi di destra e gruppi di sinistra, come invece è stato erroneamente detto. Il nostro auspicio è che sui fatti venga fatta piena chiarezza.

Esprimiamo la nostra più sincera solidarietà ai sei compagni coinvolti nell’accaduto, alcuni dei quali iscritti alla nostra organizzazione, e quanto è successo ribadisce il nostro impegno per difendere gli spazi di democrazia nella nostra città.

Vogliamo Cesare, Francesco e Ruggero liberi!

Marco Giordano
Portavoce provinciale dei Giovani Comunisti/e Palermo

Anna Belligero
Portavoce nazionale Giovani Comunisti/e

Inaccettabile l’intervento della polizia al Liceo Umberto

Dichiarazione di Luca Cangemi, Segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista

Il brutale intervento delle forze dell’ordine contro un presidio studentesco, nato dopo una lunga serie di provocazioni di organizzazione neofasciste al Liceo umberto, è un fatto di inaudita gravità. Il pesante attacco a giovani che manifestavano contro forze che la Costituzione repubblicana pone fuori del perimetro della civile convivenza, così come l’inquietante metodologia adottata prima e dopo l’intervento davanti al liceo, sono circostanze che non possono passare sotto silenzio. Non si può non rilevare, inoltre, che siamo di fronte ad un episodio che si inserisce nel solco di una lunga serie di iniziative gravi che tendono a colpire le lotte sociali ed i comportamenti di dissenso nella città di Palermo. Il PRC esprime la più ampia ed affettuosa solidarietà ai ragazzi ed alle ragazze del presidio antifascista, in cui erano in prima fila i giovani comunisti ed annuncia un’intensa ed unitaria mobiltazione a difesa degli spazi di democrazia, contro ogni atto repressivo, per sbarrare il passo ad ogni provocazione fascista.

Svelare la mistificazione: contro la giornata del ricordo.

La mistificazione della complessa vicenda del confine orientale negli anni della seconda guerra mondiale, sbrigativamente riassunta sotto il termine “foibe” rappresenta, bisogna riconoscerlo, un netto successo del più becero revisionismo storico.

La legge del 30 marzo del 2004 che istituisce la giornata del ricordo a meno di 15 giorni dalla giornata della memoria (cioè dalla data dell’ apertura dei cancelli di Auschwitz!) è la più clamorosa vittoria politico-istituzionale della destra italiana sul campo della riscrittura della storia del paese, passaggio essenziale della sua legittimazione.

Questa legge costituisce una vera e propria vergogna nazionale.

Tutto ciò è stato reso possibile da un lungo attacco, condotto con ampiezza di mezzi (soprattutto mediatici) e favorito dalla debolezza e dal disinteresse di chi avrebbe dovuto opporsi ad esso.

Iniziare a reagire è difficile ma necessario ed implica una ricostruzione chiara dei nodi del problema, una ricostruzione che permetta di rovesciare gli assunti centrali delle tesi revisioniste.

Perché il confine orientale diventa il centro di un’operazione di tale portata?

L’espansionismo ad est ed il razzismo antislavo sono elementi costitutivi degli umori culturali in cui cresce il fascismo (basti pensare a D’Annunzio) e sono centrali nelle strategie, fin dalle origini, del movimento.

Il 13 luglio 1920 la prima operazione squadristica in grande stile ha per teatro Trieste, con l’incendio del narodni dom, casa del popolo, sede di tutte le principali organizzazioni slovene della città, replicata poi a Pola ed in altri centri.

Nelle terre orientali quindi si sperimenta il modello che verrà poi applicato contro il movimento operaio in tutta Italia.

Mussolini afferma pubblicamente che si possono sacrificare “500.000 barbari slavi per 50.000 italiani”.

E’ interessante notare che, sin da queste primissime fasi, il fascismo salda le dimensioni etnica, politica, sociale.

L’equazione bolscevismo-slavi che poi sarà tipica del nazismo è anticipata qui,così come, da subito, corposi interessi di classe fanno sposare alla borghesia italiana delle città di confine la causa fascista contro un mondo operaio e contadino a prevalenza slava.

L’assetto definitivo del primo dopoguerra lascia centinaia di migliaia di sloveni e croati dentro i confini del regno, contro di essi il fascismo, ormai divenuto regime, svilupperà per vent’anni una costante iniziativa di negazione dell’identità, di oppressione sociale, di repressione poliziesca.

Protagonista della “snazionalizzazione” è il sistema scolastico, che ,fin dalla riforma Gentile del 1923, nega cittadinanza alla lingua ed alla cultura slava.

Nel 1941 l’Italia e la Germania nazista invadono la Jugoslavia e la smembrano, l’Italia incorpora direttamente una parte della Slovenia ( con circa 800.000 abitanti), settori della Macedonia e del Kossovo, costituisce un stato fantoccio in Croazia e Bosnia, dandone la corona ad un Savoia e affidandone la gestione ad una delle figure più lugubri della storia europea, Ante Pavelic, duce del movimento fascista degli ustascia, in esilio dagli anni trenta in Italia. Pavelic si renderà artefice di un vero e proprio sterminio che colpirà in particolare la popolazione serba (una commissione del Senato americano valuta tra le 300mila e le 500mila le vittime tra della repressione ustascia). Più in generale gli italiani usano largamente lo strumento della divisione etnica,non è un caso che le uniformi degli ustascia riappariranno nei conflitti della ex Jugoslavia negli anni novanta.

Ma le truppe italiane saranno autrici anche direttamente di massacri, rastrellamenti indiscriminati, deportazioni in campi tristemente famosi come quello di Arbe. Sono fatti notissimi, anche se mai visibili negli ultimi anni.

A fronte di questa si manifesta, anche questo precocemente, un vasto movimento di opposizione. Esso non si sviluppa solo nelle terre di recente occupazione ma anche nella Venezia Giulia, comprende le popolazione slave ma anche nuclei operai italiani.

Si hanno notizie di azioni importanti di lotta armata contro i fascisti già nel 1941, nel settembre del 1943 il movimento partigiano è in grado di occupare importanti aree istriane. La resistenza in Italia al nazifascismo nasce a tutti gli effetti sul confine orientale.

Il mito nero delle foibe ha origine quando i nazisti e i collaborazionisti italiani rioccupano le zone dell’Istria, abbandonate dopo l’8 settembre. La propaganda della repubblica di Salò fa dei cadaveri di un numero imprecisato (inferiore a 700 per le stesse associazioni nazionalistiche degli istriani) di italiani ,rinvenuti nei baratri chiamati “foibe” un elemento centrale di agitazione antipartigiana.

La campagna mediatica di oggi ha questi poco onorevoli ma diretti antecedenti.
In realtà gli “infoibati” del 1943 non sono vittime dell’azione delle forze partigiane, ma, prevalentemente, di una rivolta contadina croata, che salda i conti di decenni di oppressione sociale con i possidenti italiani, nei modi classici delle rivolte contadine.

L’azione propagandistica sulle foibe accompagna il periodo più terribile dell’occupazione nazifascista del confine orientale, quello che va dagli ultimi mesi del 1943 al 1945, che vede il confine orientale sotto diretto controllo nazista. Il simbolo inequivocabile di questa fase è la risiera di San Sabba , l’unico campo di concentramento in Italia in cui viene costruito un forno crematorio. A Trieste operano alcune tra i più sanguinari assassini nazisti freschi reduci dai massacri nell’Europa dell’est; operano però non nell’isolamento ma affiancati attivamente dalle milizie fasciste e confortate da un’ampia zona grigia di consenso tacito delle classi dirigenti della comunità italiana.

Questo è un punto di verità storica, ineludibile per capire gli avvenimenti nelle settimane dopo la sconfitta dei nazifascisti.

Le forze della nuova Jugoslavia di Tito, subito dopo la Liberazione, sviluppano un’azione vasta e molto dura per colpire non solo i numerosi responsabili di crimini efferati, ma anche un’area molto più vasta che a vario titolo aveva collaborato. A ciò si somma il carico di odi lasciato da una politica di oppressione sistematica durata oltre un ventennio e da una guerra durissima.

Non c’è dubbio che pesava nell’operato delle forze Jugoslave il timore del risorgere del nazionalismo italiano sotto altre forme e la volontà di conquistare posizioni rispetto ad una trattativa internazionale complessa sugli assetti territoriali. L’azione delle forze di Tito contro tutte le forme di collaborazionismo fu, comunque, ugualmente dura ed estesa in tutte le regioni liberate e quindi la tesi del pregiudizio etnico appare del tutto infondata.

E’ appena il caso di ricordare che l’aggressione nazista e fascista costò ai popoli della Jugoslavia oltre un milione di morti, distruzioni irreparabili, laceranti scontri interetnici.
Nonostante tutto ciò il movimento di resistenza jugoslavo, guidato dai comunisti, fu in grado di portare a termine autonomamente la liberazione dell’intero paese e costruì –pur tra tanti limiti e contraddizioni -un ipotesi di convivenza tra popoli diversi.

I morti nelle foibe nell’immediato dopoguerra sono un numero assai ristretto; si arriva al coinvolgimento di alcune migliaia di persone coprendo sotto questo termine tutte le iniziative dei partigiani slavi ed anche italiani, le rivalse spontanee della popolazione, episodi di criminalità comune, avvenuti nel clima di confusione seguito al collasso delle strutture statali e puniti poi dalle stesse autorità jugoslave.

Siamo di fronte dunque ad una gigantesca montatura che ha trasformato episodi diversi e certamente dolorosi ( ma assolutamente minori) nel quadro della guerra in un elemento storicamente decisivo, tale da fare addirittura da contrappeso agli orrori del nazifascismo in Europa.

Come risalire la china rispetto ai risultati di questa devastante azione?

Io credo che bisogna accettare la sfida sul terreno scelto dall’avversario: facciamo del confine orientale, dei caratteri del fascismo e dell’antifascismo in quelle terre, un banco di prova. delle tesi revisioniste e dimostriamo non solo il carattere assai complesso di quelle vicende (cosa giusta ma insufficiente) ma anche elementi di fatto che facciano crollare il castello del revisionismo italiano e ne smascherino le reali finalità.

Vi sono almeno tre passaggi necessari:

1-La chiarificazione che i caratteri della politica antislava che il fascismo conduce – che è a tutti gli effetti è anche un esempio di colonialismo, omogeneo a quello condotto in Africa- dimostra che il razzismo sia non un elemento importato, estrinseco del fascismo italiano (tesi tipicamente revisionista) ma anzi ne sia tratto costitutivo dell’ideologia e della prassi.

2-la rivendicazione della resistenza come grande fenomeno europeo, che ha avuto la capacità di legare questione sociale, questione politica, questione nazionale. In questo i caratteri avanzati della resistenza slava e della resistenza italiana sul confine orientale sono assolutamente tra i più interessanti.

3-La denuncia della continuità dei caratteri della destra italiana che la campagna sulle foibe(che nasce nella fosca stagione del fascismo di Salò) porta alla luce.

E’ un impegno gravoso ma ineludibile per ricostruire un quadro essenziale, non tanto e non solo di verità storica, ma di agibilità culturale nel presente.

Luca Cangemi

11 febbraio 2010