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Palermo: Nessuno tocchi i simboli dell’antimafia!

“Apprendiamo con stupore e disgusto che le statue di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino poste in via Libertà a Palermo hanno subito danni da ignoti”. E’ quanto afferma Marco Giordano, coordinatore provinciale dei Giovani comunisti di Palermo.” Questo gesto, che condanniamo fermamente, è davvero inquietante e dovrebbe indurre le istituzioni nazionali e locali a tenere alta l’attenzione sul tema della lotta alla mafia. Assistiamo invece sempre più ad episodi di malgoverno e di commistione tra politica e criminalità organizzata che ci preoccupano. I Giovani comunisti saranno sempre in prima linea nella lotta alla mafia, affinché essa non si limiti ad essere una questione di ordine pubblico, ma sia pratica politica quotidiana che affronti gli aspetti sociali e culturali del fenomeno. Solo così il sacrificio di giudici come Falcone e Borsellino, ma anche di esponenti politici come Pio La Torre e Peppino Impastato, non sarà vano”

Giovani comunisti/e Palermo

Palermo, 17/07/2010

Trapani: “I Passi di Peppino”

Venerdì 7 maggio 2010

presso

circolo Prc “Mauro Rostagno”

– Ore 18,30 incontro con:

Gianfranco Criscenti, giornalista

Marco Rizzo, autore di “Peppino Impastato: un giullare contro la mafia”

Giusto Catania, Direziona nazionale Prc

modera: Pamela Giacomarro, giornalista

– Ore 20,30 “PIZZA SOCIALE” (cena con contributo libero)

– Ore 21,30 CINEFORUM: “I Cento passi”

Trapani: "I Passi di Peppino"

Venerdì 7 maggio 2010

presso

circolo Prc “Mauro Rostagno”

– Ore 18,30 incontro con:

Gianfranco Criscenti, giornalista

Marco Rizzo, autore di “Peppino Impastato: un giullare contro la mafia”

Giusto Catania, Direziona nazionale Prc

modera: Pamela Giacomarro, giornalista

– Ore 20,30 “PIZZA SOCIALE” (cena con contributo libero)

– Ore 21,30 CINEFORUM: “I Cento passi”

Piersanti Mattarella, uccisa la primissima "primavera siciliana"

Assassinato il 6 gennaio 1980 il presidente della Regione che tentò di “ripulire” la Dc

di Gemma Contin su Liberazione del 5/01/09

Era il 6 gennaio 1980, trent’anni fa esatti. Palermo si stava svegliando dalle lunghe festività di Natale-Capodanno-Befana: quindici giorni e notti di gozzoviglie, giocate di carte, giri di amici e parenti, regali ai bambini, messe comandate.
Quella mattina dedicata all’Epifania, la vecchietta che con scopa e sacco «tutte le feste si porta via», cadeva giusto di domenica: buona ragione per dormirsela qualche ora di più, dopo l’ultima notte di poker-settemezzo-mercanteinfiera, o, per i cattolici osservanti e praticanti, di andare alla Santa Messa del mattino e farsi assolvere così da tutti i peccati di gola-lussuria-goduria inevitabilmente commessi nel corso di festività prolungate.
Una domenica azzurra di sole e già carica di profumi primaverili, come spesso accade a Palermo e in Sicilia, dove ai primi di gennaio, nella Valle dei Templi di Agrigento, si celebra la festa del mandorlo in fiore.
La città quasi deserta si stava appena risvegliando e stiracchiando pigramente, in vista dell’ennesima abbuffata, quando, alle 12 e 30, il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella era uscito di casa senza scorta, in via Libertà, quasi all’incrocio con piazza Croci, nel “cuore bene” del capoluogo, e si era messo al volante della sua Fiat 132 privata, assieme alla moglie Irma Chiazzese e al figlio ventenne Bernardo, per recarsi alla Messa nella non lontana chiesa dei gesuiti, dove era solito osservare il precetto religioso.
Non ci arrivò mai.  Continua la lettura di Piersanti Mattarella, uccisa la primissima "primavera siciliana"

Piersanti Mattarella, uccisa la primissima "primavera siciliana"

Assassinato il 6 gennaio 1980 il presidente della Regione che tentò di “ripulire” la Dc

di Gemma Contin su Liberazione del 5/01/09

Era il 6 gennaio 1980, trent’anni fa esatti. Palermo si stava svegliando dalle lunghe festività di Natale-Capodanno-Befana: quindici giorni e notti di gozzoviglie, giocate di carte, giri di amici e parenti, regali ai bambini, messe comandate.
Quella mattina dedicata all’Epifania, la vecchietta che con scopa e sacco «tutte le feste si porta via», cadeva giusto di domenica: buona ragione per dormirsela qualche ora di più, dopo l’ultima notte di poker-settemezzo-mercanteinfiera, o, per i cattolici osservanti e praticanti, di andare alla Santa Messa del mattino e farsi assolvere così da tutti i peccati di gola-lussuria-goduria inevitabilmente commessi nel corso di festività prolungate.
Una domenica azzurra di sole e già carica di profumi primaverili, come spesso accade a Palermo e in Sicilia, dove ai primi di gennaio, nella Valle dei Templi di Agrigento, si celebra la festa del mandorlo in fiore.
La città quasi deserta si stava appena risvegliando e stiracchiando pigramente, in vista dell’ennesima abbuffata, quando, alle 12 e 30, il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella era uscito di casa senza scorta, in via Libertà, quasi all’incrocio con piazza Croci, nel “cuore bene” del capoluogo, e si era messo al volante della sua Fiat 132 privata, assieme alla moglie Irma Chiazzese e al figlio ventenne Bernardo, per recarsi alla Messa nella non lontana chiesa dei gesuiti, dove era solito osservare il precetto religioso.
Non ci arrivò mai.  Continua la lettura di Piersanti Mattarella, uccisa la primissima "primavera siciliana"