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Si è spento il compagno Giuseppe Salamone

E’ morto il compagno Giuseppe Salamone, attivista di Rifondazione Comunista e della CGIL. Impegnato da anni nelle attività politico sindacali era stato alla testa dei lavoratori e delle lavoratrici della Coop XXV aprile nella vertenza che ne aveva messo a rischio i posti di lavoro.
Impegnato sempre su tanti fronti, dai diritti civili alla mobilitazione per l’acqua pubblica, Giuseppe era stato candidato alle ultime elezioni comunali nella nostra lista “La sinistra e gli ecologisti per Palermo” e mai ha fatto mancare il suo impegno nei momenti più difficili e delicati che ha attraversato la nostra organizzazione. Insieme durante le elezioni comunali abbiamo partecipato ad un dibattito sul lavoro, dove parlando della materia viva che ha riguardato la sua esistenza, Giuseppe era capace di tenere alta l’attenzione dell’uditorio, era capace di trasmettere la sua esperienza di lavoratore.
Con Giuseppe se ne va un pezzo della nostra storia, un pezzo di umanità generosa, un compagno.
Ciao Giuseppe ci rivediamo nei tanti ricordi bellissimi che ci hai lasciato.

Davide Ficarra, Segretario Provinciale PRC Palermo

Incontro Cgil, Cisl e Uil sul tema “lavoro, sviluppo, tutele”

Palermo 3 giugno – Il prossimo 6 giugno avrà luogo a Palermo presso il teatro Politeama una manifestazione di Cgil, Cisl e Uil sul tema “lavoro, sviluppo, tutele” attraverso cui chiederanno al governo regionale di Rosario Crocetta una strategia per affrontare la crisi economica che sta portando alla chiusura di moltissime imprese nell’isola e alla conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro.

A riguardo Frank Ferlisi, il responsabile lavoro della segreteria regionale della Sicilia del Partito della Rifondazione comunista, vede positivamente la ripresa del conflitto sociale per imporre al Governo Crocetta e a quello nazionale l’elaborazione di politiche industriali che blocchino e poi invertano la tendenza al processo di desertificazione produttiva in atto nella nostra regione. Industria, artigianato, agricoltura devono essere i campi di intervento attraverso cui si rilanci lo sviluppo economico nella nostra regione.

Ed ancora a proposito dell’accordo siglato con Confindustria sulla detassazione degli aumenti di produttività, aggiunge l’esponente politico, che gli investimenti in innovazione tecnologica e organizzativa, in ricerca, in innovazione di prodotto non sono crollati con la crisi economica iniziata nel 2007 ma perdurano dagli inizi del secolo tanto è vero che alcuni economisti parlano di una fase di vera e propria stagnazione. Molti, forse troppi, imprenditori hanno preferito la rendita agli investimenti. In tal modo gli aumenti di produttività rischiano di ottenersi attraverso una intensificazione dello sfruttamento della forza lavoro colpendo le pause, gli orari di mensa, il sabato libero, le ferie, etc. e questo è assolutamente inaccettabile e controproducente, conclude Ferlisi.

Renato Costa: "La salute non ha la tessera del partito"

di Maurizio Zoppi su palermo.blogsicilia.it, 1 ottobre 2012

1 ottobre 2012 – “La salute non ha la tessera del partito”. Queste le parole di Renato Costa, medico radiologo e assessore designato alla Sanità da Giovanna Marano – candidata di Sel, Federazione della sinistra Verdi ed Idv, alla presidenza della Regione Siciliana .

Costa, che è stato anche segretario segretario regionale della Cgil,parla a 360 gradi della sanità evidenziando il “disastro compiuto da Massimo Russo” e indica la sua cura efficace “per questo sistema, malato da sempre”.

“La prima volta che la sanità in Sicilia poteva essere rinnovata – dice Costa – è stato attraverso la legge 5 dell’assessore Massimo Russo. Questa riforma doveva portare la nostra Isola allo stesso livello delle altre regioni, dove l’assistenza sanitaria si fa nel territorio. Quindi con ambulatori di primo secondo e terzo livello. Tutto ciò presupponeva che bisognava dedicarsi alla medicina del territorio per poi rimodellare gli ospedali in modo oculato”.

Per Costa e per tutta la Cgil medici la legge 5 è stata un’opportunità persa. “Ricordo il giorno in cui Russo ha gettato la maschera. Era il 17 di agosto del 2009.In quella occasione – – sottolinea l’assessore in pectore – ha deciso di fare le stesse scelte politiche in linea con l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, nominando 8 dirigenti sanitari che erano in assoluta continuità con il governo dell’Udc. Da quel giorno in poi, è stato un susseguirsi di mancate promesse. Oltre queste assurde nomine, non è mai partita l’assistenza sanitaria al territorio. Contemporaneamente, senza il buon senso della Regione, si sono accorpate divisioni ospedaliere, dimezzando i posti letto”.

L’assessore designato da Claudio Fava e dalla Marano, è convinto che la parola d’ordine per la sanità in Sicilia è la fruibilità.

“Spendiamo in Sicilia circa 9 milioni e 300 mila euro per il funzionamento della macchina sanitaria. Siamo circa 5 milioni di abitanti. Il Veneto spende la stessa cifra ed il numero della popolazione è simile. I due modelli sono sovrapponibili. Con gli stessi soldi in Veneto, l’assistenza sanitaria è straordinaria: non si paga il ticket, né le protesi acustiche etc. Invece qui in Sicilia, paghiamo il ticket più alto d’Italia. Toglierlo è possibile. Basta controllare le prescrizioni di farmaci in eccesso soprattutto nelle Asp, recuperando 110 milioni di euro”.

Sulle privatizzazioni della sanità il medico è convinto che la politica dia un suo contributo rendendo asfittico il pubblico, attraverso le lunghissime liste d’attesa e tutti i disservizi presenti negli ospedali pubblici. “L’unica soluzione a questo sistema malato – spiega – è liberarlo dalla politica. Poi, è essenziale, evitare che la gente si ammali attraverso la prevenzione. Il cittadino deve avere l’opportunità di fare la diagnostica preventiva”.

Renato Costa: "La salute non ha la tessera del partito"

di Maurizio Zoppi su palermo.blogsicilia.it, 1 ottobre 2012

1 ottobre 2012 – “La salute non ha la tessera del partito”. Queste le parole di Renato Costa, medico radiologo e assessore designato alla Sanità da Giovanna Marano – candidata di Sel, Federazione della sinistra Verdi ed Idv, alla presidenza della Regione Siciliana .

Costa, che è stato anche segretario segretario regionale della Cgil,parla a 360 gradi della sanità evidenziando il “disastro compiuto da Massimo Russo” e indica la sua cura efficace “per questo sistema, malato da sempre”.

“La prima volta che la sanità in Sicilia poteva essere rinnovata – dice Costa – è stato attraverso la legge 5 dell’assessore Massimo Russo. Questa riforma doveva portare la nostra Isola allo stesso livello delle altre regioni, dove l’assistenza sanitaria si fa nel territorio. Quindi con ambulatori di primo secondo e terzo livello. Tutto ciò presupponeva che bisognava dedicarsi alla medicina del territorio per poi rimodellare gli ospedali in modo oculato”.

Per Costa e per tutta la Cgil medici la legge 5 è stata un’opportunità persa. “Ricordo il giorno in cui Russo ha gettato la maschera. Era il 17 di agosto del 2009.In quella occasione – – sottolinea l’assessore in pectore – ha deciso di fare le stesse scelte politiche in linea con l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, nominando 8 dirigenti sanitari che erano in assoluta continuità con il governo dell’Udc. Da quel giorno in poi, è stato un susseguirsi di mancate promesse. Oltre queste assurde nomine, non è mai partita l’assistenza sanitaria al territorio. Contemporaneamente, senza il buon senso della Regione, si sono accorpate divisioni ospedaliere, dimezzando i posti letto”.

L’assessore designato da Claudio Fava e dalla Marano, è convinto che la parola d’ordine per la sanità in Sicilia è la fruibilità.

“Spendiamo in Sicilia circa 9 milioni e 300 mila euro per il funzionamento della macchina sanitaria. Siamo circa 5 milioni di abitanti. Il Veneto spende la stessa cifra ed il numero della popolazione è simile. I due modelli sono sovrapponibili. Con gli stessi soldi in Veneto, l’assistenza sanitaria è straordinaria: non si paga il ticket, né le protesi acustiche etc. Invece qui in Sicilia, paghiamo il ticket più alto d’Italia. Toglierlo è possibile. Basta controllare le prescrizioni di farmaci in eccesso soprattutto nelle Asp, recuperando 110 milioni di euro”.

Sulle privatizzazioni della sanità il medico è convinto che la politica dia un suo contributo rendendo asfittico il pubblico, attraverso le lunghissime liste d’attesa e tutti i disservizi presenti negli ospedali pubblici. “L’unica soluzione a questo sistema malato – spiega – è liberarlo dalla politica. Poi, è essenziale, evitare che la gente si ammali attraverso la prevenzione. Il cittadino deve avere l’opportunità di fare la diagnostica preventiva”.

Appello: il mondo del lavoro con Claudio Fava

per adesioni: mimmocosen@hotmail.it

La Sicilia conosce oggi, più di ieri, una crisi che mette assieme la devastazione ambientale del vecchio modello industriale ed il suo declino (da Gela a Termini Imerese, da Priolo a Milazzo), emergenze sociali vecchie e nuove, vecchie e nuove povertà, permanenza di una fortissima influenza dei poteri criminali mafiosi sulla vita sociale..
Viviamo un declino che è, anche, frutto delle politiche della Regione, nella lunga sequenza di Presidenti e di maggioranze organiche all’egemonia mafiosa sull’economia e sul territorio, ed al dominio- inettitudine dei governi regionali che hanno basato la loro forza  sull’alleanza con le classi dirigenti nazionali saccheggiando e devastando, senza scrupoli, l’Isola, senza, peraltro, aver saputo utilizzare, se non in minima  parte, i consistenti sostegni provenienti dai fondi strutturali europei, coniugando, dunque, corruzione ad incapacità criminale.
Inoccupazione, disoccupazione, crisi crescente di tutti i comparti economici, investendo non solo l’ industria, ma, anche, il settore agricolo e commerciale, il lavoro nero, precario, servile e schiavistico come nella condizione estrema di sfruttamento selvaggio dei migranti irregolari, la dissoluzione delle istituzioni scolastiche ed universitarie: questi i risultati del lungo “governo unico” che da Cuffaro a Lombardo ha funestato la Sicilia.
Né la trasposizione sul piano regionale delle scelte del governo Monti hanno in alcun modo modificato il quadro. Una macelleria sociale che dalla riforma delle pensioni, alla modifica dell’articolo 18, al disprezzo per gli esodati, ha posto le basi per la definitiva liquidazione dello stato sociale e la cancellazione delle conquiste del movimento dei lavoratori, peggiorando grandemente la già grave situazione dell’isola.
Le prossime elezioni regionali, tutte concentrate sulle “personalità”  dei Presidenti, presentano, nel vuoto dei programmi, la combinazione del peggio di Monti e del peggio di Lombardo, ed accelerano il processo di decomposizione della democrazia..
Il sindacato, la CGIL, in questa situazione, può rappresentare l’unico argine alla catastrofe sociale ed al declino, ma a condizione che si metta alla testa di un movimento sociale che rivendichi una svolta radicale nelle politiche economiche, sociali, istituzionali e non insegua perdenti prospettive di patti sociali ed alleanze  spurie in un presunto accordo “unitario”, sicilianista e falsamente autonomista.
Alle lotte di resistenza che hanno attraversato l’Isola, alle stesse lotte che la CGIL ha costruito, prima contro Berlusconi e poi, più stancamente, contro Monti, occorre dare rappresentanza politica.
La costituzione di una lista unitaria a sinistra e la più ampia coalizione attorno alla candidatura di Claudio Fava, può rappresentare  l’inizio della ricostruzione di un nuovo paradigma per l’alternativa politica e sociale nell’isola
Per questo noi, quadri, dirigenti, militanti della CGIL, ci impegniamo affinché dentro la campagna elettorale i temi della condizione dei lavoratori, la lotta alla precarietà ed al lavoro nero, costituiscano l’asse di una battaglia per sconfiggere, assieme al culto della personalità, la politica devastante che si palesa già nella scelta delle alleanze e di contenuti in continuità con le catastrofiche gestioni precedenti.
Per questo chiediamo che l’insieme della CGIL, contro ogni collateralismo ed orgogliosa di un’autonomia da preservare e difendere,  imponga all’insieme delle coalizioni le risposte ai temi del lavoro e delle condizioni di vita in Sicilia.

primi firmatari:

Pietro Milazzo (Coordinatore regionale Lavoro Società – Responsabile Immigrazione CGIL Sicilia)
Gabriele Centineo (Direttivo C. d. L. Catania)
Barbara Crivelli (Segreteria FLC Catania)
Toti Cuccia (RSU FLC Catania)
Lillo Fasciana (Segreteria FLC Sicilia)
Mario Iraci (Direttivo C.d.L Catania)
Massimo Malerba (Direttivo regionale CGIL)
Maria Concetta Pagana (Segreteria FP Catania)
Mario Pugliese (Direttivo regionale FP)
Giuseppe Strazzulla (FLC Catania)
Vittorio Turco (Direttivo regionale FLC)

Cofferati: «Un accordo sui diritti va sottoposto al voto»

Intervista a Sergio Cofferati di Francesco Piccioni

Il «confronto» in atto tra le parti sociali sta maturando un risultato pericoloso. A cominciare dall’art. 18. Parla Sergio Cofferati, il segertario generale della Cgil che 10 anni fa era riuscito a sventare l’assalto berlusconiano alla prima delle tutele per ogni lavoratore.

Come vedi questa trattativa sulla riforma del mercato del lavoro?
Mi pare che sia stata caricata di significati politici impropri, come quelli che riguardano la vita futura del governo e che sia anche avvolta ancora da un po’ di nebbia. Nel corso degli ultimi giorni siamo passati da momenti di ottimismo ad arretramenti pesanti nell’umore dei negoziatori; ora è tornato l’ottimismo. Ovviamente un accordo avrebbe senso, ma deve rispettare i diritti fondamentali delle persone e rafforzare i sistemi di protezione. Sono le due condizioni perché abbia senso: non so se sono a portata di mano dei negoziatori. C’è un’anomalia di partenza: oggi la priorità non è la riforma del mercato del lavoro, ma la mancanza di lavoro; e di conseguenza la crescita. Discutere a lungo su come organizzare una cosa che non c’è è perlomeno singolare.

Questo riguarda tutta Europa…
Politiche di crescita non ci sono in Europa né in Italia. C’è questa idea – sbagliata – che basti assicurare stabilità e controllare il debito per avere effetti positivi. Sono due elementi importanti, ma da soli non risolvono nulla. E non durano nel tempo, se non sono figli di una crescita economica. Se sono l’effetto di azioni di contemento molto dure – come quelle messe in atto in molti paesi europei – il rischio evidente è che non solo non ci sia un approdo duraturo per quanto concerne la stabilità, ma che ci siano fortissime tensioni sociali a causa del contenimento senza crescita. L’aumento della disoccupazione e della povertà sono purtroppo dati comuni in Europa e in Italia; e sono segnali robustissimi, che dovrebbero far riflettere di più non solo le istituzioni europee, ma anche i governi nazionali.

Hai visto le proposte di riforma degli ammortizzatori sociali?
Una soluzione che riduca gli effetti delle protezioni perché ne contrae la durata e ne abbassa il valore sarebbe una soluzione non solo sbagliata perché punitiva, ma anche – ancora una volta – negativa sul piano della crescita possibile. Noi abbiamo già avuto un effetto depressivo, che stiamo misurando adesso, con la manovra iniziale del governo; soprattutto per la parte riguardante la riduzione del valore delle pensioni. Se a questo si dovesse aggiungere un effetto ulteriormente depressivo, perché riduce la capacità di spesa delle famiglie, invece di uscire dal vicolo nel quale siamo e rovesciare una tendenza, questa si accentuerebbe. Con conseguenze sociali difficili da prevedere.

Le misure presentate come «riduzione della precarietà» sono efficaci?
Noi abbiamo bisogno di una riduzione forte delle tipologie contrattuali, non della manutenzione di ogni singola tipologia. Siamo il paese che ha il numero maggiore di contratti possibile – 46 – dunque lo sfoltimento necessario e possibile è molto consistente. E di questo non c’è traccia.

E per quanto riguarda l’art. 18?
L’ipotesi che prospetta il governo svuoterebbe l’art. 18 così com’è arrivato fino a noi. Introdurre la divisione, già in partenza, tra la discriminazione e la ragione economica ha una ricaduta negativa. Non ho mai conosciuto un imprenditore che abbia licenziato qualcuno dicendo che lo allontava per una ragione politica o sindacale. Se c’è un’altra forma per argomentare il licenziamento, e questa è addirittura prevista dalla legge, è chiaro che tutti utilizzeranno quell’argomento. Credo poi che si sbagliato – anche sul piano dei valori – introdurre la possibilità di un risarcimento a fronte di una mancanza di giustificazione da parte dell’impresa.

Ma è possibile fare sindacato senza che i singoli lavoratori abbiano una relativa autonomia e libertà di giudizio rispetto alle pretese dell’azienda?
Calerebbe nel tempo, oggettivamente, l’autonomia del sindacato. Per autonomia intendo la capacità di rappresentare un punto di vista diverso da quello delle imprese. Il rischio di una china è evidente. Per questo la trattativa è molto delicata; per tutte le implicazioni che ha anche sul futuro della forma-sindacato e delle funzioni del sindacato.

Anche delle modalità di conflitto?
Certo, meno autonomia hai nel rappresentare i bisogni e punti di vista delle persone, più difficile diventa l’attività conrattuale.

Da ex segretario, avresti un consiglio da dare alla Cgil?
No, per carità… Sono loro a sapere com’è la trattativa. Spero solo che, se ci sarà un accordo, questo venga anche accompagnato da un giudizio dei lavoratori. In un accordo su queste materie, quando ci sono diritti in discussione, si impone quel giudizio.

È la fine del «modello europeo»?
C’è una tendenza a mettere in discussione il valore del modello sociale europeo. Secondo me, invece, alla luce proprio alla luce dei mutamenti più rilevanti nella società, ha ancora un ragion d’essere. Siamo al paradosso che negli usa Obama pensa a forme di welfare, per proteggere i suoi cittadi, mentre l’Europa mette in discussione i fondamenti del suo welfare. Servirebbe un grammo di saggezza, non molta.

Messina, comunicato sullo sciopero del 6 settembre (con foto)

LA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO E’ OPPRESSIVA E RECESSIVA E AVRA’ FORTI RICADUTE SUL MONDO DEL LAVORO E SUI SERVIZI PUBBLICI OFFERTI DAGLI ENTI LOCALI. UN ALTRO AUTUNNO CALDO ALLE PORTE!

Dissentiamo da chi afferma tra i banchi dell’opposizione parlamentare che il Governo è in preda ad un profondo stato confusionale. La manovra di circa 45 mld approdata al Senato è la risultante di una “onesta”coerenza e di un costante asservimento ai poteri forti e alla BCE. Questo Esecutivo perpetua da alcuni anni politiche economiche e sociali che favoriscono i soliti privilegiati e le grandi ricchezze a detrimento di studenti,lavoratori e pensionati.
L’ennesima manovra lacrime e sangue che taglia pesantemente risorse agli Enti locali e Welfare- 60mln solo per il comune di Messina – procurerà cosi una sensibile riduzione dei servizi pubblici: sanità,trasporti,scuola,asili nido etc. Per non parlare dell’attacco violento alle pensioni e a tutto il mondo del lavoro che viene dall’art 8 della manovra la quale ignobilmente sdogana di fatto i liberi licenziamenti in spregio allo Statuto dei Lavoratori e conferisce efficacia retroattiva erga omnes ai contratti aziendali che possono derogare ai CCLN e alle leggi dello Stato. Marchionne ringrazia!
La misura è colma si sta oltrepassando ogni limite, stanno cancellando storiche conquiste strappate da decenni di lotte del movimento operaio italiano. Punti che ritenevamo intoccabili si stanno lentamente sgretolando sotto i nostri occhi, è inaccettabile che questa crisi la debbano pagare i lavoratori e non quei settori della classe dominante – governanti, banchieri, manager, padroni – che l’hanno determinata con le loro speculazioni e le loro politiche neo liberiste, e che adesso vogliono usarla come una clava per distruggere la democrazia, comprimere diritti e salari, intensificare lo sfruttamento sui posti di lavoro. E’ vitale arrestare questa deriva!
Lo sciopero generale e le manifestazioni di piazza di martedì 6 settembre,dovrebbero andare in questa direzione. La città di Messina, tra le più martoriate, ha bisogno di un sussulto che venga dal basso per fermare questo progressivo scivolamento verso il baratro di diritti e dignità. Solo per l’anno scolastico 2011-12 nelle scuole della nostra provincia sono stati tagliati 705 posti di lavoro tra insegnanti, e personale ATA. Dal 2009 ad oggi a Messina abbiamo perso 1364 insegnanti e 837 unità di personale ATA e tutto si ripercuote pesantemente sugli studenti. Si annovera tra le priorità del Governo ancora il progetto del Ponte sullo Stretto, senza alcuna vergogna si tiene in piedi un cadavere per il quale il C.I.P.E. ha già sbloccato 1,3 mld, di cui ne sono stati spesi 500 mln per opere propedeutiche. Una dilapidazione di denaro pubblico non curante di un elevatissimo rischio sismico e idrogeologico che 2 anni fa provocò 37 vittime e di un vero e proprio abbandono dello Stretto per quanto concerne la traportistica navale e ferroviaria! Inoltre come se non bastasse RFI intende cedere a privati il trasporto gommato e pedonale tra Scilla e Cariddi. Il Governo taglia progressivamente i treni a lunga percorrenza e i trasferimenti al settore navale e concorda con le Ferrovie la soppressione dei servizi. Lo scenario è drammatico, il cuore economico di questa città è in crisi!
I cantieri navali non stanno sicuramente meglio, oltre ad una forte diminuzione di commesse e di lavoratori, registriamo che il modello poliziesco- da Grande Fratello Orwelliano adottato da mesi nel cantiere Palumbo “vanta” di essere l’ante litteram di un comma dell’art 8 della manovra, che prevede la possibilità per i datori di lavoro di installare telecamere di videosorveglianza negli uffici e in altri luoghi, o addirittura di assumere sorveglianti armati. Che sintonia tra padroni e Governo!

Antonio Currò, Circolo PRC “Peppino Impastato” – Messina

(foto Ketty Bertuccelli, Messina)

Enna, adesione allo sciopero generale del 6 settembre e raccolta firme sulla petizione del PRC contro la manovra

Enna, 02/09/2011 – Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro tra i rappresentanti del Partito della Rifondazione Comunista e la Segreteria provinciale della CGIL di Enna in merito allo sciopero generale contro la manovra economica del governo indetto per martedì 6 settembre. Gli esponenti provinciali del partito guidato dall’ex ministro Paolo Ferrero hanno espresso in quella sede il pieno sostegno all’iniziativa e l’assoluta condivisione delle proposte del sindacato, cui è stato riconosciuto il coraggio di riscattare la propria autonomia in un fase in cui ignobilmente le destre al governo, come anche alcuni settori del centro-sinistra, lavorano alla sua marginalizzazione.

“Lo sciopero generale di martedì prossimo è la cartina al tornasole dello stato di crisi in cui le destre hanno gettato il Paese – afferma Carmelo Albanese, della Segreteria provinciale del PRC -. Quando il più grande sindacato italiano decide di intraprendere la strada della lotta attraverso lo sciopero vuol dire che la situazione ha superato il livello di guardia, e noi crediamo che questo elemento non solo debba far riflettere, ma condurre tutti, e in primo luogo le forze del centro-sinistra, quanto meno ad una forma di rispetto, se non alla piena mobilitazione a fianco della CGIL come facciamo noi.
Del resto, la cancellazione delle festività del 25 aprile e del 1 maggio è il vero biglietto da visita di questa manovra che individua un obiettivo chiaro: il mondo del lavoro. Per annullare ogni diritto e ridurre i salari, il governo Berlusconi traduce in legge la richiesta di Marchionne di demolire il contratto nazionale di lavoro e di avere mano libera nei licenziamenti cancellando l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; dopo il blocco della contrattazione e delle assunzioni, mette in discussione la tredicesima e sequestra il TFR per due anni; taglia per 40 miliardi nel prossimo triennio le agevolazioni fiscali colpendo in primo luogo il lavoro dipendente e le famiglie con figli a carico.
Più che combattere la crisi, la finanziaria, così come è stata annunciata, determinerà una ulteriore recessione economica poiché riduce nei fatti diritti e potere d’acquisto dei lavoratori.
Un governo che voglia sinceramente “fare cassa” e riavviare lo sviluppo economico del Paese – continua Albanese – dovrebbe al contrario combattere innanzitutto la speculazione, fatta dalle banche, mettendo regole ai mercati finanziari, impedendo la vendita allo scoperto dei titoli e obbligando la Banca Centrale Europea a comprare direttamente i titoli di stato come, del resto, fanno le Banche Centrali degli Stati Uniti, del Giappone e della Gran Bretagna.
Ma nel documento economico dell’esecutivo non c’è nulla di tutto questo; si potrebbe dire che il governo Berlusconi fa il forte con i deboli ma è debole con i forti, vale a dire con quel 10% della popolazione che possiede la metà della ricchezza italiana e che, appunto, viene salvaguardato nei propri benefici ed interessi”.
“Per queste ragioni facciamo appello ai lavoratori, agli studenti e all’intera cittadinanza ad aderire allo sciopero generale e a partecipare alla manifestazione che si terrà in piazza S. Francesco a partire dalle ore 10. Come Rifondazione Comunista – conclude Albanese – saremo presenti con un banchetto informativo sulle ragioni della nostra opposizione alla finanziaria e lanceremo la nostra campagna nazionale “Indignati a favore della patrimoniale”, una raccolta di firme a sostegno di una politica economica opposta a quella di Berlusconi e Tremonti incentrata su cinque punti: tassa sui grandi patrimoni; lotta all’evasione fiscale; dimezzamento degli stipendi delle caste e delle spese militari; imposizione alle aziende che delocalizzano di restituire i finanziamenti pubblici; blocco delle grandi opere inutili e dannose per l’ambiente (come il Ponte sullo Stretto) e utilizzo delle stesse per un grande piano di risparmio energetico, sviluppo delle fonti rinnovabili e riassetto del territorio”.

Un contributo di Gabriele Centineo sul convegno LEGALITA’ ED EQUITA’ – CATANIA 23/24 GIUGNO

LEGALITA’ ED EQUITA’ – CATANIA 23/24 GIUGNO 2011

UN’IMPORTANTE INIZIATIVA DELLA CGIL

UN PASSO ANCORA DA COMPIERE.

Un contributo di Gabriele Centineo (LavoroSocietà Area programmatica in CGIL – Catania)

Catania esprime il più alto livello di compenetrazione tra economia legale e capitali mafiosi, lo ha dichiarato mesi fa il Presidente di Confindustria Sicilia.

Catania esprime il Presidente della Giunta Regionale Lombardo che è al centro di una tormentata inchiesta sui poteri mafiosi.

La CGIL ha scelto Catania per un importante convegno sulla “economia illegale”. Ha riunito una vasta rappresentanza di quadri sindacali, segretari regionali, segretari nazionali ( Fillea, Filcams, Filctem ), assieme ad un nutrito gruppo di studiosi e di magistrati. Sono state invitate Confindustria e Confesercenti. Era presente “Libera”, inspiegabilmente non citata nel cartoncino di invito.

Uno dei workshop era però dedicato all’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e nel corso dei lavori è stato presentato un opuscolo edito dalla CGIL: Vademecum sui beni confiscati e sequestrati. Un testo estremamente utile che può essere richiesto alle Camere del Lavoro e che ha per sottotitolo Legalità: l’unica risposta per il lavoro ed il futuro.

Il convegno non ha avuto grande rilievo sulla stampa locale e nazionale. Il quotidiano locale ha comunque esorcizzato il tutto. Infatti, a pag. 33, ha dedicato poche colonne titolando Ciclopi uno dei pochi casi fortunati e rassicurando immediatamente i lettori inserendo un articolo che grida l’innocenza di Vincenzo Santapaola, nipote del boss Nitto. Naturalmente con formula dubitativa e con l’assistenza degli avvocati della destra catanese, Trantino tra gli altri, titolare di una rubrica settimanale sullo stesso giornale; quindi tutto va bene, l’ordine regna a Catania. Per affermarlo con più forza basta guardare la prima pagina del giornale: l’articolo a pag. 33 è così annunciato: “Vademecum su beni confiscati alla mafia «ritardi di gestione, ma la Sicilia cresce». Il convegno, ovviamente, ha detto tutto il contrario. La trama analitica che ha orientato i lavori è quella sottesa dagli studi organizzati dalla Fondazione Res (Banco di Sicilia), e pubblicati da Donzelli: Alleanze nell’ombra – mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, un testo che consigliamo a tutti i compagni. Basta scorrere il testo per comprendere che l’unica cosa che cresce è la diffusione sul territorio nazionale delle economie ad egemonia mafiosa e sul nostro territorio quella che gli autori definiscono “area grigia” e che costituisce il paradigma interpretativo della ricerca.

L’ “area grigia”: un area nella quale “tendono a stabilirsi accordi di cooperazione attiva che coinvolgono soggetti con ruoli diversi: imprenditori, politici, professionisti, funzionari pubblici. In questa ottica la presenza mafiosa non è solo un vincolo, per alcuni soggetti può essere anche una opportunità (pag. 6); una descrizione che è largamente sovrapponibile a quella che il nostro amico Umberto Santino ha lungamente elaborato e che pure nel rapporto Res è citata. La mafia “lungi dall’essere un fenomeno oscuro, ai limiti della indefinibilità, è espressione delle classi dirigenti”: una borghesia mafiosa. La categoria dell’area grigia, anche se non introduce novità analitiche, ha un pregio, impedisce di descrivere le contraddizioni nel sistema delle imprese nello schema manicheo dell’impresa sana, con cui allearsi, che combatte la diabolica impresa collusa, al contrario definisce un continuum nel sistema delle imprese in cui il nero della economia illegale si diffonde fino ad uniformarsi nel grigio del sistema. Può essere di qualche interesse notare che un feroce critico delle tesi sulla borghesia mafiosa sia il Prof. Centorrino,che oggi siede nella Giunta Lombardo.

Ma torniamo al convegno. Il terreno della legalità è il terreno dell’azione sindacale. Il problema consiste nel definire cosa intendiamo per legalità. Abbiamo visto che la mafia è espressione delle classi dirigenti. E che sono appunto dirigenti perché, tra l’altro, governano il Paese e, nel caso che più ci interessa da vicino, la Regione. E’ molto particolare la loro concezione della legalità: negli stessi giorni del convegno l’Ars si è pronunciata contro la decadenza dell’On. Santo Catalano (ex UDC, ora PiD) condannato ad un anno e due mesi per falso ed abuso. La sala ha applaudito e, alla ricerca di ulteriore conforto, il delinquente si è presentato all’assemblea regionale dell’ MPA (Catania 25 giugno). Egli non è solo, quasi un terzo dei deputati (26) all’Ars sono sotto inchiesta, alcuni agli arresti; due nomi soltanto: Fagone (Pid), Vitrano (PD).

Qualche giorno prima della riunione allo Sheraton, i sostituti procuratori di Catania (Gennaro, Santonocito, Fanara, Boscarino) si sono opposti alla revoca della delega ad essi attribuita relativa alla inchiesta Iblis dopo lo stralcio nei confronti dei due fratelli Lombarso (Raffaele ed Angelo): avevano osato chiederne l’incriminazione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo il lungo tergiversare del Procuratore Generale D’Agata il suo sostituto Patanè aveva avocato. Questa particolare configurazione della legalità non ha meritato nel convegno un cenno, eppure il testo di riferimento dedica proprio all’inchiesta Iblis pagine importanti (da pag. 223 a pag. 226). L’analisi della grande distribuzione a Catania (la più grande concentrazione in Italia, la seconda in Europa, permette di definire una vasta area grigia… in cui operano numerose imprese non più subordinate, ma a stretto contatto con i clan, secondo un doppio livello di coinvolgimento; a volte organiche, a volte solo “a disposizione”; e permette ancora di sottolineare come, in questo quadro, esista una forte continuità con le attività imprenditoriali della mafia catanese. E’ il Presidente di Confindutria Sicilia, Lo Bello, che lo ricorda al convegno: “erano imprenditori Calderone, Santapaola, Ercolano”, ed è ancora lui che, senza citare Lombardo, osa citare il nome di Basilotta. Siamo confortati da tanta audacia, aveva ragione Democrazia Proletaria a picchettare la sede di Confindustria nel primo anniversario dell’omicidio di Pippo Fava.

Non siamo così ingenui da non comprendere le ragioni dei silenzi, la Confindustria è in Giunta Regionale con Venturi, vari “assessori tecnici” vicini al PD aiutano Raffaele. E non bisogna dimenticare che pochi giorni prima del convegno, il 22, Pietro Barcellona, su La Sicilia, ha ammonito tutti. Egli, sottolineando il suo impegno, ci rende noto che a Lombardo “ha trasmesso…, su sua richiesta, una bozza di manifesto per la Sicilia.” E che comunque nutre un grande disprezzo verso “gli stessi protagonisti delle critiche a Lombardo…(che) appaiono residui archeologici delle vecchie logiche di potere”. La sua autorità deriva dall’appartenere “ad una tradizione nella quale era possibile che Enrico Berlinguer proponesse agli italiani la questione meridionale insieme a quella della austerità”. Di recente i filosofi evocano l’ombra di Berlinguer, chi (Tronti) lo vuole a Mirafiori a sostenere le lotte operarie, chi (Barcellona) a sostenere Lombardo. Noi che a quella tradizione non apparteniamo vorremmo che Enrico lo perdonasse. Comunque, prendiamo atto che esiste un interdetto del filosofo: chi tocca Lombardo, in mancanza di piombo, avrà una insufficienza in filosofia (etica?). Ora però se la potenza dello spettro invocato può spiegare il silenzio su Lombardo, non pensiamo che agisca anche su Cuffaro, quest’ultimo è nelle patrie galere e, forse, nulla più può. Il blocco sociale e politico che lo ha eletto, del tutto simile a quello di Lombardo, è tutto descrivibile tramite la categoria di “area grigia”. I materiali giudiziari avrebbero potuto costituire una verifica empirica del modello, un suggerimento per il prossimo rapporto.

Torniamo al dibattito. Molte volte è stato evocato un capitalismo politico-criminale “dove gli scambi occulti e gli accordi collusivi diventano un modo per restare sul mercato o per sopravvivere…Esso trova però un terreno molto favorevole nei comitati d’affari e nelle cordate affaristiche clientelari, che percepiscono opportunità di crescita o rendita sapendo di poter contare sulle competenze di illegalità offerte dalla mafia” (Sintesi della Ricerca pag. 10). Una definizione sconcertante se non avessimo appreso da Brecht che fondare una banca è crimine più grave che rapinarla. Quello che ci interessa è l’altro aggettivo, politico: “la tendenza (cioè) a ricercare il guadagno attraverso l’uso della violenza illegittima, o la manipolazione a fini particolaristici di risorse pubbliche”. Vogliamo essere rozzi: se non fosse possibile la manipolazione delle risorse pubbliche non potrebbe sussistere questo meccanismo di accumulazione. L’area grigia è metafora del blocco politico-sociale che governa l’isola. La CGIL ha puntualmente criticato molte delle scelte di Lombardo: dalla finanziaria alla riforma sanitaria, alle scelte sulla scuola. Occorre uno sforzo in più: identificata la natura del blocco sociale costruitosi intorno a Lombardo,è doveroso impegnarsi a distruggerlo con le parole, che sono mancate, e con i fatti. Il convegno poteva essere il primo passo.

Catania, venerdì 6 maggio: sciopero, contro la guerra e la precarietà

venerdì 6 maggio, ore 9 piazza Dante, Catania

SCIOPERO GENERALE
OPERAI/E, PRECARIE/I, STUDENTI E MIGRANTI INSIEME.

Contro tutti i razzismi e tutte le guerre, per la pace e l’autodeterminazione dei popoli.
Contro la mafia e la precarietà, per la dignità del lavoro.
Contro il nucleare, per la difesa dell’acqua pubblica e della democrazia.
Contro lo smantellamento della scuola e dell’università pubblica.