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Marotta: inquietanti gli applausi a Cuffaro

Palermo, 9 settembre. “Gli applausi di Raffadali e numerosi commenti di elogio e difesa apposti in calce agli articoli che descrivono la visita dell’ex governatore Totò Cuffaro nel suo paese natale sono segnali inquietanti e mortificanti per chi crede in una Sicilia libera dal connubio mafia-politica e da quel perverso sistema di cui Cuffaro è stato per 7 lunghi anni il vertice.” Ad affermarlo è Antonio Marotta, segretario regionale di Rifondazione Comunista e candidato all’ARS nella lista della sinistra unita (Fds, Sel, Verdi).

“A queste persone – aggiunge Marotta – che lo acclamano e lo definiscono addirittura una vittima, ricordiamo che Cuffaro è stato condannato per favoreggiamento aggravato alla mafia. Non ci resta che auspicare che tale parte della popolazione nostalgica dell’ex governatore sia soltanto una minoranza e continuare a lottare per estirpare il malaffare dai percorsi della politica”.

Sicilia: Sel, Fds e Verdi, unica lista per regionali per netta discontinuità

Palermo, 25 ago. – (Adnkronos) – Sel, Federazione della Sinistra e Verdi alle prossime elezioni regionali si presenteranno insieme. Dopo giorni di attesa, ieri la decisione ufficializzata al termine di un incontro tra Erasmo Palazzotto e Celeste Costantino (Sel); Antonio Marotta, Luca Nivarra, Federico Martino (Federazione della Sinistra) e Carmelo Sardegnae Maximo Ghioldi (Verdi). Alla competizione elettorale di autunno si presenteranno con un’unica lista della sinistra siciliana, che “si iscrive nell’orizzonte di una netta e radicale discontinuita’ con le disastrose esperienze dei governi Cuffaro e Lombardo e nell’avvio di un processo di liberazione della Sicilia dalle piaghe dell’illegalita’, della spesa improduttiva e del clientelismo”.

Casta sicula: con la votazione segreta, bocciato l’emendamento ‘salva-parenti’

Con il no dell’Assemblea Regionale Siciliana al provvedimento pensato da Innocenzo Leontini, dal primo gennaio dovrebbero iniziare le dimissioni a catena: niente più figli, padri, madri, sorelle e fratelli nella stessa giunta o consiglio comunale e provinciale. Tantissimi i casi nella politica isolana Innocenzo Leontini Era un emendamento minuscolo nascosto tra le pieghe dell’esercizio provvisorio di Bilancio. Una leggina piccola piccola che in pratica doveva semplicemente prorogare l’entrata in vigore di un’altra legge, ben più corposa, approvata nell’aprile scorso. Mentre i deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana votavano l’ordine del giorno per salvare i conti dell’isola, rischiava di passare sotto silenzio l’emendamento “salva parenti”, un tentativo per sanare all’ultimo secondo lo status delle “famiglie” siciliane impegnate in politica. Un bel regalo di Natale per la casta in salsa sicula. Che però non si è concretizzato. L’Ars infatti ha bocciato l’emendamento, lasciando nel panico tutti i vari consanguinei che siedono negli stessi organi amministrativo dell’isola.

Approfittando del festoso clima natalizio, e forse della generale distrazione dell’opinione pubblica, Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl all’Ars ed ex assessore di Cuffaro all’Agricoltura, aveva inserito nel provvedimento di esercizio provvisorio il suo semplice emendamento-regalo, che nella sostanza non faceva altro che rinviare alla prossima legislatura l’entrata in vigore della legge 6 dell’aprile 2011. Legge che al comma 6 dell’articolo 4 disciplinava un semplice principio: “Non possono far parte della giunta il coniuge, gli ascendenti e i discendenti, i parenti e gli affini sino al secondo grado, del sindaco, di altro componente della giunta e dei consiglieri comunali”.

Un principio sacrosanto: se per esempio un Comune dovesse aggiornare il piano regolatore che modifica la destinazione, e quindi il valore, degli immobili come si comporterebbero i parenti che siedono nello stesso organo? Seguiranno le esigenze generali o decideranno in base all’interesse, e alle proprietà familiari? Proprio per questo era passata nell’aprile scorso la legge contro la presenza di consanguinei negli stessi enti. Ma potevano gli onorevoli deputati siciliani permettere che ciò accadesse? Che le famiglie politicamente impegnate venissero obbligate alle dimissioni di massa? Ovviamente no. Leontini quindi ha avuto la buona idea di inserire il suo emendamento-dono proprio durante una votazione tanto importante per i conti dell’isola.

“Di fronte ad una situazione sociale ed economica gravissima esponenti con ruoli parlamentari di primo piano impiegano il loro tempo e la loro fantasia legislativa per garantire le posizioni di famiglie di fedeli galoppini” aveva detto l’esponente della Federazione della Sinistra Luca Cangemi, l’unico a lanciare l’allarme. L’approvazione della legge a difesa della consanguineità della politica sembrava quindi cosa fatta. Oggi però il colpo di scena: il deputato del Pd Bruno Marziano ha infatti chiesto il voto segreto per l’emendamento “salva parenti”. E nel segreto dell’urna 34 deputati contro 26 hanno trovato il coraggio di bocciare il regalo di Leontini alle piccole caste familiari degli enti locali.

In pratica, dal primo gennaio in Sicilia dovrebbero iniziare le dimissioni a catena: niente più figli, padri, madri, sorelle e fratelli nella stessa giunta o consiglio comunale e provinciale. Un vero colpo soprattutto nelle realtà più piccole dove le correnti politiche sono spesso riconducibili a cordate parentali semplici o acquisite. Una micidiale mazzata soprattutto in prospettiva delle elezioni amministrative di primavera, dove magari le correnti familiari saranno obbligate puntare su un solo membro del nucleo.

I casi di parenti che sarebbero stati salvati dall’emendamento di Leontini infatti si sprecano in tutta la Regione: dall’isola di Favignana, dove l’assessore al bilancio Peppe Pagoto convive con la madre consigliere comunale Luigia Pastore, fino al piccolo comune messinese di Militello Rosmarino, dove la famiglia Lo Re gestisce da decenni la poltrona di sindaco e il consiglio comunale come un affare di famiglia (adesso sindaco è Calogero Lo Re dopo il padre Vincenzo, il nonno Calogero, zii, cugini e perfino la madre). Ma è nella provincia di Ragusa che la parentopoli negli enti locali raggiunge i picchi massimi. A Vittoria, con l’emendamento di Leontini si sarebbero salvati i fratelli Garofalo del Pd: Salvatore è assessore e vice sindaco mentre la sorella Arcangela siede in consiglio comunale. Avrebbero tirato un sospiro di sollievo anche i fratelli Salvatore e Giovanni Mallia, Pdl: il primo è assessore alla provincia di Ragusa, il secondo invece è consigliere provinciale.

Nella stessa situazione anche i fratelli Mandarà: in giunta con il maggiore Piero e in consiglio con il minore Salvatore. Piero Mandarà è poi il papabile candidato sindaco del piccolo comune di Santa Croce Camerina. Candidatura benedetta, come racconta il mensile Il Clandestino, proprio dal capogruppo Pdl Innocenzo Leontini: il padre dell’emendamento salva parenti infatti è eletto proprio nella provincia di Ragusa. Dove la famiglia, come in tutta la Sicilia, è sacra. Anche e soprattutto in politica. Questa volta però ai seguaci della politica familiare è andata male.

Federazione della Sinistra: "Gravi le responsabilità politiche degli sponsor del cuffarismo"

Il pronunciamento della Cassazione conferma la condanna dell’ex Presidente della Regione Cuffaro e un quadro gravissimo di rapporti tra politica ed organizzazioni mafiose, che ha inquinato la vita istituzionale, amministrativa e sociale della Sicilia.
Al di là delle responsabiltà penali, emerge la gravissima responsabilità politica di un intero ceto dirigente, politico ma anche economico e professionale, che in Sicilia è stato interno o alleato del cuffarismo, a partire dall’attuale Presidente della Regione, così come di quei protagonisti della politica nazionale, da Casini a Berlusconi, che di Cuffaro sono stati sponsor.
La Federazione della Sinistra rilancia il proprio impegno per un’ampia mobiltazione contro ogni intreccio politico-affaristico-mafioso, per la costruzione di un’alternativa politica capace di determinare un reale rinnovamento della società e delle istituzioni in Sicilia.

Il coordinamento regionale della Federazione della Sinistra

Luca Cangemi (PRC)
Salvatore Petrucci (PdCI)
Concetto Scivoletto (Socialismo 2000)
Pietro Milazzo (Lavoro e Solidarietà)

Federazione della Sinistra: "Gravi le responsabilità politiche degli sponsor del cuffarismo"

Il pronunciamento della Cassazione conferma la condanna dell’ex Presidente della Regione Cuffaro e un quadro gravissimo di rapporti tra politica ed organizzazioni mafiose, che ha inquinato la vita istituzionale, amministrativa e sociale della Sicilia.
Al di là delle responsabiltà penali, emerge la gravissima responsabilità politica di un intero ceto dirigente, politico ma anche economico e professionale, che in Sicilia è stato interno o alleato del cuffarismo, a partire dall’attuale Presidente della Regione, così come di quei protagonisti della politica nazionale, da Casini a Berlusconi, che di Cuffaro sono stati sponsor.
La Federazione della Sinistra rilancia il proprio impegno per un’ampia mobiltazione contro ogni intreccio politico-affaristico-mafioso, per la costruzione di un’alternativa politica capace di determinare un reale rinnovamento della società e delle istituzioni in Sicilia.

Il coordinamento regionale della Federazione della Sinistra

Luca Cangemi (PRC)
Salvatore Petrucci (PdCI)
Concetto Scivoletto (Socialismo 2000)
Pietro Milazzo (Lavoro e Solidarietà)