Archivi tag: disoccupazione

Lavoro, la Bce toglie il velo delle convenzioni statistiche: “I disoccupati sono il doppio di quanto dicono i dati ufficiali”

Lavoro, la Bce toglie il velo delle convenzioni statistiche: “I disoccupati sono il doppio di quanto dicono i dati ufficiali”

Il bollettino economico dell’Eurotower nota che nell’Eurozona i salari crescono pochissimo nonostante l’occupazione, ufficialmente, stia aumentando. Il motivo? I numeri dell’Eurostat non tengono conto di chi ha smesso di cercare un posto perché scoraggiato e soprattutto dei “sottoccupati”, cioè chi suo malgrado lavora part time. In questo modo il tasso sale al 18%. E in Italia quasi il 25% della forza lavoro, cioè la somma di occupati e persone in cerca di occupazione, è “manodopera sottoutilizzata”

Continua la lettura di Lavoro, la Bce toglie il velo delle convenzioni statistiche: “I disoccupati sono il doppio di quanto dicono i dati ufficiali”

Un paese perduto

Roberto Romano – il Manifesto – 

Il rap­porto Svi­mez (l’associazione per lo svi­luppo dell’industria nel Mez­zo­giorno) descrive una eco­no­mia nazio­nale e meri­dio­nale allo stremo, e per alcuni versi disa­strata quasi quanto l’economia greca. Una sin­tesi dello spi­rito e dei dati con­te­nuti nel rap­porto Svi­mez potrebbe essere la seguente: Dante e Vir­gi­lio giun­gono di fronte alla porta dell’Inferno, su cui cam­peg­gia una scritta di colore scuro.

Essa mette in guar­dia chi sta per entrare, ammo­nendo che tale porta durerà in eterno e che una volta var­cata non c’è spe­ranza di tor­nare indietro.

Svi­mez da molti anni pro­duce rap­porti sullo stato dell’economia meri­dio­nale che, anno dopo anno, diven­tano sem­pre di più un atto di accusa verso il governo del Paese. Se l’Italia vive una crisi nella crisi con una cre­scita del PIL molto più bassa della media euro­pea, il Mez­zo­giorno è pre­ci­pi­tato nell’abisso. Tra il 2008 e il 2014 il PIL del Centro-Nord cala di 7,4 punti per­cen­tuali, quello del Mez­zo­giorno crolla di 13 punti per­cen­tuali, lasciando un vuoto dif­fi­cil­mente colmabile.

L’industria, gli inve­sti­menti, la ricerca, i con­sumi crol­lano ver­ti­cal­mente. Key­nes e Min­sky soste­ne­vano che tra gli indi­ca­tori eco­no­mici che spie­gano lo stato di salute dell’economia, gli inve­sti­menti sono il vero baro­me­tro dei sen­ti­menti e delle pro­spet­tive di un Paese.

Uti­liz­zando que­sto modello, il Mez­zo­giorno ha perso spe­ranza e quel poco di buono che era riu­scito a creare. Gli inve­sti­menti fissi lordi tra il 2008 e il 2014 dimi­nui­scono del 38%, quelli del Centro-Nord del 27%, men­tre gli inve­sti­menti indu­striali in senso stretto regi­strano una caduta che pre­giu­di­cano qual­siasi ipo­tesi di ripresa eco­no­mica: meno 59,3% tra il 2008 e il 2014 nel Mez­zo­giorno. Gli inve­sti­menti sono l’alfa e l’omega dello svi­luppo; se que­sti sva­ni­scono diventa dif­fi­cile par­lare o discu­tere di ripresa. Per que­sto è cor­retto par­lare di rischi di sot­to­svi­luppo per­ma­nente per il Mez­zo­giorno. Altro che gli utili in cre­scita della FCA (più 69%). Utili su cui sarebbe il caso di aprire una discus­sione seria. Infatti, l’Italia è diventa un hub net­work per FCA.

La caduta degli inve­sti­menti ha delle imme­diate riper­cus­sioni su occu­pa­zione, disoc­cu­pa­zione e reddito.

Leg­gere nel rap­porto Svi­mez che gli occu­pati nel sud Ita­lia del 2014 sono pari al 1977, un’ era geo­lo­gica indie­tro, dà conto dei fal­li­menti e dell’inettitudine di troppi diri­genti, pub­blici e privati.

Senza inve­sti­menti pub­blici e pri­vati, sarebbe molto più cor­retto dire senza un pro­getto Paese all’altezza delle sfide che deve affron­tare, non ci sarà futuro per nessuno.

Quando il diva­rio di red­dito tra nord e sud (Pil pro-capite) pre­ci­pita ai livelli del 2000, il futuro è peg­gio del pre­sente, con una aggra­vante: le poli­ti­che adot­tate in que­sti anni hanno deter­mi­nato una cre­scita del red­dito pro-capite, tra il 2001 e il 2013, pari a un quinto di quello delle regioni deboli dei nuovi paesi entranti dell’est euro­peo. Fare peg­gio, one­sta­mente, era real­mente difficile.

In molti sosten­gono la neces­sità di una poli­tica eco­no­mica dei paesi che si affac­ciano sul Medi­ter­ra­neo. Potrebbe anche essere una idea utile e inte­res­sante, ma una alleanza di que­sto tipo non deve essere però la som­ma­to­ria delle debolezze.

La realtà del Paese qual­che volta ritorna a galla. Pos­siamo nascon­dere la pol­vere sotto il tap­petto per un po’, ma ormai non c’è più spa­zio. Poi si mil­lan­tano poli­ti­che di ridu­zione delle tasse, quindi tagli di spesa, che dovreb­bero far ripar­tire il paese. Se andiamo avanti di que­sto passo tra poco non avremo nes­sun tes­suto pro­dut­tivo su cui appli­care la ridu­zione delle tasse. Con gli slo­gan non si governa il Paese e delle realtà come quella del Mezzogiorno.

La dram­ma­ti­cità della crisi eco­no­mica nazio­nale impone delle rifles­sioni corag­giose. Que­sta crisi ita­liana è più lunga e pro­fonda di quella del ’29. La Svi­mez ricorda a tutti noi quanto in basso si possa cadere. L’arretramento del Mez­zo­giorno è un più di un avviso ai navi­ganti. Le idee non man­cano, ma sol­levo una domanda tre­menda: data l’attuale con­sa­pe­vo­lezza e “pre­pa­ra­zione” dell’attuale classe diri­gente pub­blica e pri­vata, pos­siamo affi­darci a que­ste persone?

Roberto Romano – il Manifesto – 

«Democrazia baluardo del ruolo del sindacato»

lavoro

di Roberto Farneti su Liberazione del 01/05/2010


A colloquio con Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil

Mentre il sindacato celebra il primo maggio, il mondo del lavoro, ancora una volta, è sotto attacco. Il primo fronte è quello della crisi. L’Istat ha reso noto che dal marzo 2009 a marzo 2010 il numero degli occupati in Italia è sceso di 367mila unità. Il ministro Sacconi non solo minimizza questi dati ma dice che per favorire le assunzioni bisogna riscrivere lo Statuto dei lavoratori. Ossia, ridurre i diritti. Continua la lettura di «Democrazia baluardo del ruolo del sindacato»

Occupazione a terra Mezzogiorno in coma

Il governo presenta una finanziaria finta, che attende le risorse dallo «scudo fiscale» allargato a dismisura. Nemmeno una parola sul dramma che sta oggi vivendo il mondo del lavoro, con centinaia di migliaia di posti persi

Mentre presìdi, accampamenti e cortei attraversano le strade del paese, soltanto l’Istat riesce per ora a restituire un quadro unitario del fenomeno quantificando le perdite occupazionali causate dalla crisi. Ben poche iniziative generali, invece, sia sul fronte sindacale che su quello politico. Fanno eccezione solo lo sciopero dei metalmeccanici proclamato dalla Fiom-Cgil per il 9 ottobre, la manifestazione nazionale – autoconvocata – dei precari della scuola e lo sciopero generale indetto per il 23 dal «patto di base» (RdB-Cub, Cobas, Sdl). Continua la lettura di Occupazione a terra Mezzogiorno in coma