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La sinistra candida Navarra a Palazzo d’Orleans

La sinistra candida Navarra a Palazzo d’Orleans
i comitati siciliani di Possibile, Rifondazione comunista e Azione civile si collocano fuori dall’alleanza con il Partito democratico e sbarrano la strada al sostegno al presidente della Regione uscente Rosario Crocetta

di CLAUDIO REALE
su palermo.repubblica.it
del 29/7/17

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Una lista alternativa e di sinistra per l’eguaglianza e la democrazia 

Nella battaglia referendaria in difesa della Costituzione, prima e dopo il 4 dicembre 2016, nella vittoria di popolo contro le oligarchie e i potentati, si è materializzata una rete di relazioni e di percorsi politici e sociali in grado di bloccare l’offensiva autoritaria del governo Renzi. Sono venuti meno gli equilibri che si erano consolidati in una trama di potere complessa, forti del sostegno di Confindustria e del capitale finanziario: l’alleanza larga che va dal Pd  al centrosinistra,  dai centristi  al nuovo centrodestra di Alfano, è andata in crisi, anche se continua a produrre i suoi effetti nefasti.

 

In Sicilia si vanno consumando, nell’assenza di una opposizione vera  credibile ed efficace, gli ultimi mesi del governo della rivoluzione crocettiana, dopo quelli di Cuffaro e di Raffaele Lombardo, accomunati, mafiosi e antimafiosi, dal ruolo  devastante che vi hanno avuto i vertici di Sicindustria,  i loro affari e gli interessi della borghesia mafiosa, fino al commissariamento imposto dal Pd nazionale, e dalle forze del capitalismo tecnocratico, con la nomina di Baccei.

La mancanza di un’opposizione di sinistra nel parlamento siciliano, anche per colpa di una legge antidemocratica che con lo sbarramento del 5% non garantisce rappresentanza alle forze minori e ai soggetti sociali esclusi, ha portato al discredito delle nostre istituzioni, alla perdita dell’autonomia, alla drastica riduzione  dei trasferimenti statali, alla colpevole rinuncia alle entrate previste  dallo Statuto, alla marginalizzazione degli enti locali locali, con i comuni ridotti a strumenti di esazione delle tasse e a gestori delle misure di austerità. Il prezzo è stato fatto pagare ai poveri, alle classi lavoratrici, alle nuove generazioni, al mondo delle donne ricacciate tra le mura domestiche, ai disabili privati dei più elementari servizi di assistenza.

La Sicilia del ventunesimo secolo è impoverita, rapinata della sua natura e delle sue risorse, depredata anche delle sue intelligenze giovanili, costretta a subire dalle politiche liberiste processi  di deindustrializzazione e di ricostituzione di veri e propri latifondi che si espandono grazie al ritorno non adeguatamente contrastato del lavoro servile e schiavistico, che si accaparrano la totalità dei contributi economici, che delocalizzano grande parte della produzione agricola nei paesi dell’altra sponda del Mediterraneo, per poi trasformarla e commercializzarla in un processo speculativo che sta cancellando il mondo contadino.

Questa nostra Sicilia militarizzata, trivellata e cementificata, per rompere con il passato delle mafie e delle clientele, di un modello economico  diseguale, ha bisogno di una riconversione ecologica dell’economia: ciò significa l’assunzione di scelte nette a favore della pubblicizzazione dei beni comuni, dell’acqua come dei rifiuti, della sanità come dei beni culturali, della scuola come dei trasporti, di una formazione professionale qualificata, non assistita e sottratta ai meccanismi clientelari, della ricerca,  del riassetto idrogeologico del territorio, della difesa e valorizzazione del patrimonio edilizio e di un intervento non risibile per affrontare la questione abitativa nelle realtà metropolitane, della forestazione, della sicurezza antisismica, della prevenzione contro siccità  e incendi. In poche parole di un intervento pubblico dello Stato e della Regione nell’economia. Così da mettere fine ai disastri provocati dalla mitizzazione del mercato e delle magnifiche virtù del privato.

La condizione di isolamento, marginalità e  abbandono, voluta dal mondo della mafia, della speculazione finanziaria e imposta dalle politiche di austerità della Unione europea, ha acuito la separatezza tra  società e istituzioni : l’astensionismo, e la propensione a seguire il richiamo  del populismo e del qualunquismo da parte dell’elettorato, chiedono alle sinistre sociali e politiche, all’area dell’associazionismo progressista risposte chiare e nette, comportamenti coerenti. La proposta di una lista dei territori lanciata da Orlando, peraltro collocata nello spazio del centrosinistra, non corrisponde affatto a queste caratteristiche. Il modello Palermo non è proponibile a livello regionale.

Nei mesi passati, dai comitati per la democrazia costituzionale alle mobilitazioni contro la militarizzazione dell’isola, dalle lotte dei territori contro trivellazioni e discariche, dal mondo dell’associazionismo e del pacifismo, come è dato vedere dai cortei contro il Muos e il G7 di Taormina, dallo sciopero sociale dell’8 Marzo, come dalle esperienze di antimafia sociale delle periferie urbane, dalle esperienza di accoglienza e solidarietà ai migranti,  dalle realtà della Rete delle Città in comune, fino al Brancaccio con l’appello lanciato da Montanari e Falcone, si è manifestata una volontà di resistenza e di rottura con il passato delle sconfitte e delle politiche liberiste, e per un presente del coraggio e della speranza per ricostruire la sinistra del lavoro, dell’uguaglianza e della democrazia.

Con l’appello di Enna, motivato da principi inclusivi, firmato da centinaia di attivisti sociali e di militanti politici, dell’intellettualità democratica, si è già coagulato un largo fronte di adesioni e disponibilità per una lista della sinistra antiliberista e di alternativa al Pd alle elezioni regionali siciliane del 5 Novembre 2017. Si sono costituiti comitati territoriali, si è affermato un processo partecipativo con gruppi di lavoro per la formazione del programma, si è affermata una pratica politica che, muovendo dal basso, prevede l’applicazione del principio democratico “una testa un voto”, la formazione delle liste con Assemblee provinciali, la scelta del candidato alla carica di Governatore in una Assemblea regionale degli aderenti al percorso, piuttosto che sulla base di patti e/o imposizioni calate dall’alto. Il Prc siciliano vi ha partecipato, dando un significativo contributo, peraltro da più parti riconosciuto. Vogliamo rilanciare i contenuti dell’appello per allargarli e precisarli, vogliamo che quel che è stato prodotto sia messo a disposizione del confronto unitario in uno spazio condiviso, con tutte le esperienze orientate nella stessa direzione, con tutte le realtà politiche e sociali che aspirano al riscatto delle classi lavoratrici e alla ricostruzione della sinistra in Italia. Continua la lettura di Una lista alternativa e di sinistra per l’eguaglianza e la democrazia 

Dolce e Gabbana: una sartoria di lusso per il modello Palermo

Articolo di Gabriele CENTINEO

Francesco Merlo, catanese in esilio, in due appassionate e sensuali pagine sulla Repubblica del 9 Luglio, racconta delle sfilate di moda a Palermo. Da qui conclude che “ Palermo torna città”. Lo sapevamo già e, se fosse necessario, ce lo ricorda lo stesso quotidiano (pag. II della edizione palermitana): “l’isola delle case a rischio”, il degrado dello Iacp, dello Zen, gli abusivismi, le illegalità nella gestione delle case, Palermo con le sue favelas.

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Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea