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Gela: la lotta degli operai contro un modello di sviluppo sbagliato

GELA
La protesta dei lavoratori di Gela, dipendenti dell’Eni e dell’indotto, nasce dal mancato rispetto del protocollo siglato nel 2014 che prevede il mantenimento dei livelli occupazionali nell’area interessata. Da una parte l’azienda si impegna alla bonifica e al risanamento ambientale di un territorio pesantemente  inquinato e all’avvio della bioraffineria (220 milioni), legata ad un modello di produzione agricola inaccettabile, dall’altro governo nazionale e regionale rilasciano autorizzazioni senza limiti per la trivellazione del mare e della terra. Ancora una volta uno scambio assurdo tra lavoro (presunto) e ambiente.
In realtà non è stato prodotto  né un serio programma di riconversione industriale, né una credibile proposta di sviluppo produttivo che non ricalchi i deja vu devastanti del passato, fatti di abbandono degli impianti produttivi, come nel caso della Fiat di Termini Imerese, di assistenzialismo, di emigrazione, di saccheggio neocoloniale delle risorse naturali di un sud da depredare, per responsabilità del partito unico delle classi dirigenti che mette assieme Confindustria, centrodestra e centrosinistra, con le organizzazioni sindacali condannate ad un ruolo subalterno.
Mimmo Cosentino, segretario regionale Prc Sicilia

Marotta (PRC Sicilia): No alla cassa integrazione per i lavoratori dell’ENI di Gela.

Dichiarazione di Antonio Marotta, Segretario Regionale del Partito della Rifondazione Comunista

L’ interruzione parziale, per circa un anno, dell’impianto petrolchimico di Gela decisa dall’ENI,  determinata paradossalmente  dell’iniquo aumento del costo del carburante voluto dal governo tecnico Monti, che determina la messa in cassaintegrazione di ben 500 operai su 1200 e mette a rischio il posto di lavoro di altri 300 operai dell’indotto è un provvedimento assolutamente inaccettabile, che potrebbe nascondere  la volontà di chiusura dell’intero comparto produttivo.

L’ENI,  piuttosto che scaricare sugli operai  le conseguenze di un  presunto surplus  di produzione, rispetti gli impegni presi attivando gli investimenti programmati ed i progetti  di sviluppo industriale già concordati con la Regione Siciliana, per evitare di depauperare  ulteriormente quel territorio, già  in condizioni di marginalità sociale ed economica.

Rifondazione Comunista esprime piena solidarietà ai lavoratori dell’ENI di Gela e la condivisione militante delle lotte che da questi verranno intraprese per la difesa del posto di lavoro.

Palermo 19/04/2012

A Gela si prepara un’altra tragedia sociale.

Il piano industriale presentato dall’ENI rappresenta un colpo mortale per l’industria gelese, siciliana, meridionale. Esso non solo non si pone in un’ottica di soluzione dei problemi aperti ma anzi sceglie risolutamente la via della desertificazione produttiva e dell’attacco violento ai livelli occupazionali.

Questa scelta sciagurata s’inserisce in un quadro di completa assenza di una politica industriale da parte del governo nazionale, che ha sostanzialmente compiuto la scelta di abbandonare l’apparato produttivo del mezzogiorno.

Gravissime appaiono anche le responsabilità del governo regionale totalmente incapace di compiere scelte strategiche su siti industriali, energia, infrastutture. Il piano dell’ENI viene presentato, significativamente, nelle ore in cui Lombardo riconferma il proprio sostegno a Berlusconi.

E’ necessaria un’immediata e ampia mobilitazione dei lavoratori e di tutti i cittadini per salvare l’occupazione e conquistare scelte di politica economica e sociale capaci di aprire una nuova stagione di sviluppo.

Luca Cangemi- Segretario regionale PRC Sicilia

Romeo Bonsignore- Segretario provinciale PRC Caltanissetta