Archivi tag: G8

Catania, 26 luglio: "Genova G8 – Verità e giustizia" e cena sociale

Giovedì 26 luglio – dalle ore 20,00

presso

Circolo Citta Futura, via Gargano 37 (trav. piazza Iolanda) – Catania

GENOVA G8: VERITÀ E GIUSTIZIA

intervengono: Goffredo D’Antona (avvocato), Claudia Urzì (circolo Prc Catania Olga Benario), Luca Cangemi (coordinamento nazionale Federazione della Sinistra), coordina: Alberto Rotondo (circolo Città Futura Prc Catania).

Performance: I fiori della rivolta di Mario Bonica, con letture di Liborio Natali e musiche di Valerio Cairone.

CENA SOCIALE VEG MEDITERRANEA a prezzi anticrisi, studenti e disoccupati quota ridotta… RESISTIAMO anche al caldo:

vino e bevande fresche, ventilatori a soffitto, panche all’aperto e anguria per tutti!

Catania, 26 luglio: "Genova G8 – Verità e giustizia" e cena sociale

Giovedì 26 luglio – dalle ore 20,00

presso

Circolo Citta Futura, via Gargano 37 (trav. piazza Iolanda) – Catania

GENOVA G8: VERITÀ E GIUSTIZIA

intervengono: Goffredo D’Antona (avvocato), Claudia Urzì (circolo Prc Catania Olga Benario), Luca Cangemi (coordinamento nazionale Federazione della Sinistra), coordina: Alberto Rotondo (circolo Città Futura Prc Catania).

Performance: I fiori della rivolta di Mario Bonica, con letture di Liborio Natali e musiche di Valerio Cairone.

CENA SOCIALE VEG MEDITERRANEA a prezzi anticrisi, studenti e disoccupati quota ridotta… RESISTIAMO anche al caldo:

vino e bevande fresche, ventilatori a soffitto, panche all’aperto e anguria per tutti!

Lettera-appello a Monti per la rimozione di De Gennaro

L’Osservatorio dei diritti di Catania, sta predisponendo una raccolta di firme e di adesioni tramite internet, al fine di chiedere formalmente al Presidente del Consiglio Monti, la revoca dell’incarico di sottosegretario agli interni del dott. De Gennaro.

Il dott. De Gennaro era il capo della Polizia di Stato durante il G8 di Genova nel 2001.

Una tragedia definita da AmnestyInternational come “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra mondiale”.

All’indomani della sentenza della Cassazione che confermava le condanne inflitte a dirigenti e agenti per i fatti della Diaz, nessuna scusa, nessun mea culpa, da parte del dott. De Gennaro ma solidarietà per i condannati.

Per questo ed in ossequio a quelli che sono i principi di Democrazia e Libertà scolpiti nella Costituzione Italiana, appare opportuna e doverosa una revoca dell’incarico istituzionale.

Segue il testo della lettera che verrà inviata la Presidente Monti.

Illmo,Sig.PresidentedelConsigliodeiMinistri,MarioMonti

Ci rivolgiamo a Lei senza alcuna autorevolezza e senza alcuna legittimazione politica, o pubblica, se non quella di essere semplici cittadini di questo Stato.

Abbiamo usato la S maiuscola, non per buona creanza scritturale, ma perché crediamo nello Stato.

Crediamo in questo Paese (anche qui la lettera maiuscola).

Crediamo nella Costituzione Repubblicana.

E per questo, da credenti nella Democrazia ci rivolgiamo a Lei.

Affinché in un Paese le Istituzioni possano dirsi democratiche, non solo devono ovviamente esserlo, ma lo devono anche apparire.

Sig. Presidente, la Democrazia è e deve essere come l’alba al mattino con l’aria tersa e pulita. Deve apparire in tutto il suo splendore, senza foschia e senza alcuna nuvola che la possa minimamente offuscare.

Ma venendo all’argomento che ci muove a rivolgerci a Lei, Le scriviamo in merito alla nomina del Dott. De Gennaro quale sottosegretario al Ministero degli Interni.

Ci permetta, pro domo nostra, una citazione sul dott. De Gennaro, una definizione data dal Presidente della Repubblica Cossiga, nell’aula del Senato della Repubblica, durante un’interpellanza parlamentare, come Senatore a vita, qui non si tratta se essere estimatori o meno del Presidente Cossiga, ma è certo interessante il suo punto di vista :

“…Scagnozzo, losco figuro, Gianni De Gennaro ha una tale bassezza morale che non mi può offendere neanche se mi sputa in faccia,()un uomo che è passato indenne dalla tragedia di Genova.

Non sono frasi nostre, non abbiamo la conoscenza della storia italiana, dei suoi fatti, dei suoi protagonisti che aveva, comunque, il Presidente Cossiga.

La Tragedia di Genova, caro Professore Monti.

De Gennaro passato indenne dalla tragedia di Genova.

Sonopassati11annidaquellatragedia.Una tragedia definita da Amnesty International come “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra mondiale.

Nomi come Diaz, Bolzaneto, le immagini dei pestaggi, della violenza inaudita e immotivata delle forze dell’ordine, sono un’onta indelebile per la nostra Democrazia.

Un’onta che la Giustizia non potrà comunque alleviare.

Le ferite che sono state aperte quel giorno non sono ancora rimarginate.

E non le rimargineranno le condanne in sede penale dei dirigenti funzionari e agenti di Polizia. Non le rimargineranno le condanne del Ministero degli Interni al risarcimento dei danni per le condotte illecite poste in essere dagli appartenenti alle forze di Polizia.

De Gennaro era il capo della Polizia in quei giorni. Era il capo della Polizia durante quella tragedia.

Era il capo di quella Polizia accusata da Amnesty International di aver sospeso i diritti democratici.

A volte, caro Presidente, si può essere responsabili anche senza avere una responsabilità diretta.

A volte si è responsabili di qualcosa anche senza averne la responsabilità giuridica.

Le tante sentenze della Magistratura Italiana parlano di violenza inaudita e immotivata.

Il Governo del tempo in generale, e la Polizia in particolare, non seppero gestire quell’evento.

Caro Presidente noi pensiamo che in un paese evoluto, in una società, in una struttura organizzata, il Capo sia sempre e comunque responsabile della condotta dei propri sottoposti.

Qui non si tratta del mero “Chi sbaglia paga”; qui si parla di responsabilità, di etica, di senso dello Stato, di fare un passo indietro.

All’indomani della sentenza della Cassazione che confermava le condanne inflitte a dirigenti e agenti per i fatti della Diaz, nessuna scusa, nessun mea culpa, da parte del dott. De Gennaro ma solidarietà per i condannati.

La solidarietà ai condannati è un fatto forte, un fatto politico dove chi solidarizza, comprende e giustifica.

Riportiamoladefinizionedelterminesolidale” che si legge sul Devoto Oli: Solidale: Pienamente concorde con una linea di condotta seguita da altri, fino condividerne rischi le responsabilità gli impegni.

Condivisione di responsabilità.

De Gennaro, sentenze a parte, è comunque il responsabile, per sua stessa ammissione tardiva. Responsabile dei fatti della Diaz, e del G8 in generale.

In Italia, quindi, abbiamo un sottosegretario agli Interni definito da Cossiga come losco figuro, un uomo pienamente concorde, solidale, con la condotta di dirigenti della Polizia di Stato che per giustificare un pestaggio notturno di pacifici manifestanti, li calunniano mettendo delle bottiglie molotov dentro le scuola.

Che dei poliziotti costruiscano finte prove per incolpare qualcuno è agghiacciante;

che queste finte prove servano a pestare ragazzi inermi che stanno magari dormendo, la “ macelleria messicana “ come definita da un funzionario di polizia, è ributtante.

Che un sottosegretario, poi, sia pienamente concorde con questa linea di condotta è inquietante.

L’Italia non appare più ai nostri occhi un Paese democratico perché ha un sottosegretario che legittima condotte da regime dittatoriale.

Sig. Presidente, il Governo da Lei presieduto sta chiedendo tanti sacrifici a noi cittadini italiani. I sacrifici sono duri da affrontare e la durezza comporta un conflitto sociale che si fa ogni giorno più aspro.

Per questo occorre far comprendere che le Istituzioni sono espressione della volontà popolare e democratica.

L’Italia deve essere, ma deve anche apparire come un Paese democratico, e la Democrazia è un’alba luminosa nell’aria tersa del mattino.

Sig. Presidente, faccia che quell’alba sia veramente luminosa.

Faccia sì che nessuna nuvola la offuschi.

Le chiediamo, con il rispetto che portiamo per la Sua carica, ma con la fermezza di cittadini italiani, desiderosi di credere di vivere ancora in un Paese democratico, di revocare l’incarico Istituzionale conferito al dott. De Gennaro.

Con ossequio.

Primi firmatari

Goffredo D’Antona avvocato Catania via Umberto 303 Catania

Cristiano Leonardi avvocato Catania

Giuseppe Carnabuci avvocato Catania

Francesco Auricchiella avvocato Catania

Salvo Cannata avvocato Catania

Michenri Cherubini avvocato Fermo

Vincenzo Rosa studente Giurisprudenza Catania

Per sottoscrivere l’appello tramite internet osservatorio.diritti@tiscali.it

QUELLO CHE IL FILM “DIAZ” NON DICE

QUELLO CHE IL FILM “DIAZ” NON DICE

11 apr

QELLO CHE “DIAZ” NON DICE.

Vittorio Agnoletto, il manifesto 11 aprile 2012

Un grande battage pubblicitario annuncia da mesi l’ uscita del film “Diaz. Don’t clean up this blood”.

Molti critici e giornalisti hanno convalidato quanto più volte ripetuto sia dal produttore che dal regista: “I fatti narrati in questo film sono tratti dagli atti processuali e dalle sentenze della corte di appello di Genova”;  come dire: quello che si vede nel film è la verità oggi accertata.

Non c’è dubbio che le lunghe sequenze che mostrano le gravissime violenze agite dalla polizia alla Diaz e le torture praticate a Bolzaneto  rendono visibile per la prima volta quanto è avvenuto nella scuola e nella caserma; su questo ha ragione Angelo Mastrandrea (il manifesto 7 aprile).

Questo è senza dubbio un merito che di per sé può motivare la visione del film. Il rischio dell’oblio è forte e non c’è dubbio che i nostri governanti siano impegnati, da quasi undici anni, a cancellare dalla memoria collettiva quei fatti.

Chiunque uscirà dalla proiezione si sentirà fortemente coinvolto e indignato dalla ferocia delle violenze istituzionali alle quali avrà assistito. E’ l’efficacia del film, un pugno nello stomaco che non si dimentica. Ma tale riconoscimento non può esimerci dall’esercitare, anche in questo caso, un’analisi critica, tanto più rigorosa quanto più il film tende a essere presentato come aderente alla verità storica e processuale.

Ecco quindi le mie principali critiche:

  1. Il film “sorvola sui nomi di chi allora quell’operazione condusse e giustificò” scrive su il corriere della sera del 13 febbraio Giuseppina Manin dopo aver visto il film al festival di Berlino. E racconta che il produttore Domenico Procacci rispose: “In un primo tempo la sceneggiatura prevedeva l’elenco completo dei ragazzi e dei responsabili del massacro. Poi però la parte offesa ci ha chiesto di non citare i loro nomi. E a quel punto abbiamo deciso di togliere anche gli altri.” Il rispetto per le vittime avrebbe spinto gli autori a non citare i nomi dei carnefici! Non si capisce quale sia la connessione. Eppure quei nomi sono scritti proprio negli atti giudiziari ai quali il film fa riferimento: si ritrovano nella lista dei condannati. Sono personaggi importanti, di potere, condannati in appello per gravi reati e che oggi ricoprono ruoli di primissimo piano nelle forze dell’ordine. Nemmeno nelle poche righe che precedono i titoli di coda compaiono i loro nomi e nemmeno si spiega che costoro sono stati tutti promossi.

Guardando il film mi è tornato in mente quanto scrive Luis Mario Borri, uno dei sopravvissuti alla dittatura argentina, quando commenta le ricostruzioni di quella tragedia storica:  “Da tempo alcuni puntano ossessivamente i riflettori sulla verità con il subdolo proposito di cacciare nella penombra la giustizia”.

Mi domando qual è il motivo di tanta cautela e mi chiedo se sia in relazione con la scelta pubblicizzata dal produttore di inviare, ancora prima di cominciare le riprese del film, una copia della sceneggiatura all’attuale capo della polizia Antonio Manganelli. Manganelli, all’epoca vicecapo della polizia, è colui che, stando a quanto affermato dall’ex questore Colucci, in una telefonata intercettata durante l’inchiesta, avrebbe detto: “Dobbiamo dargli una bella botta a ’sto magistrato “, riferendosi al pm Zucca. Difficile capire che titolo avesse Manganelli per leggere in anteprima la sceneggiatura.

  1. La responsabilità di quanto è accaduto nella notte della Diaz sembra venir scaricata sul personaggio giunto da Roma, che poi sarebbe Arnaldo La Barbera, deceduto da tempo per malattia. E’ esattamente una delle tesi sostenute a suo tempo dagli imputati.  Nulla emerge dal film sulla figura dell’allora capo della polizia, oggi potentissimo capo dei servizi segreti, Gianni De Gennaro.

Il Pubblico Ministero del processo Diaz, Enrico Zucca, in un’intervista rilasciata ad Altreconomia dopo aver assistito al film,  ricorda i filmati d’archivio con “la presenza dei funzionari che comandavano l’operazione, un direttorio spesso riunito sul campo che decide nelle svolte cruciali. Quel gruppo…. scompare invece dal film”.

Uno dei dirigenti di polizia, la controfigura di Michelangelo Fournier, il funzionario che aveva il comando operativo del suo reparto durante l’assalto alla Diaz, viene persino dipinto come una persona logorata da dubbi amletici al punto di scusarsi con le vittime. Resta da capire quali siano in questo caso le fonti documentali.

Non si dice una parola invece sui due infermieri che per aver denunciato le torture di Bolzaneto hanno dovuto abbandonare l’amministrazione penitenziaria, sul poliziotto che per aver collaborato coi giudici si è trovato le quattro ruote dell’auto tagliate, sul vice capo vicario della polizia Andreassi che, per  aver scelto di non partecipare all’operazione della Diaz, ha avuto la carriera stroncata. Tutti fatti, questi,  ampiamente documentati.

  1. Non una parola è detta sul ruolo dei politici coinvolti nei fatti di Genova: nulla su Fini, niente su Scajola. Un solo passaggio di repertorio, alla fine, su Berlusconi. Viene taciuta persino la visita che Roberto Castelli, allora ministro della Giustizia, fece alla caserma di Bolzaneto nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001. La politica sembra non aver avuto alcuna responsabilità.
  2. Enrico Zucca nell’intervista citata, dopo aver ricordato la forte rimozione attuata dalla politica e dalle istituzioni sulle responsabilità, afferma: “Il film cautamente si adegua e non solo, in alcuni passi ricostruttivi sceglie la versione degli imputati (n.d.a. i poliziotti) rispetto a quella contrastante delle vittime. Se vogliamo l’unico messaggio netto che ha dato è che i black bloc erano – anche – alla Diaz”.

Non è un fatto di poco rilievo. La destra ha costruito tutta la sua campagna di criminalizzazione del movimento sostenendo la contiguità tra Genoa Social Forum e Black Bloc. Su argomenti di simile importanza non sono ammesse licenze da romanzo, specie se si afferma di fare un film basandosi sulle inchieste giudiziarie.

  1. Il racconto è completamente decontestualizzato; non viene mai spiegato perché 300.000 persone quel luglio 2001 si siano recate a Genova. Cosa può capirne un giovane che oggi ha vent’anni? Per non parlare di chi lo vedrà tra qualche anno. C’è stata un forte repressione, ma perché? Cosa volevano quelle persone massacrate di botte? Mistero.

Gli autori replicano che il loro obiettivo non era raccontare la storia del movimento. Ma sarebbe stato sufficiente inserire qualche spezzone tratto da filmati di repertorio, ad esempio dall’intervento di Susan George in apertura del Forum il 16 luglio 2001, per dare un’idea delle nostre ragioni. Immagini facilmente recuperabili tra la documentazione video alla quale la produzione del film ha avuto pieno e illimitato accesso. Se non si spiegano le ragioni del movimento diventa impossibile spiegare le ragioni della repressione. Infatti.

Inutile anche cercare di capire che cosa sia stato il Genoa Social Forum. Non se ne parla, anzi sono inserite alcune scene dove viene rappresentata una riunione del GSF piena di zombie totalmente inconsapevoli della realtà che li circonda. Eppure è stata una delle esperienze più interessanti di organizzazione dei movimenti negli ultimi decenni. La ricostruzione di quella riunione è semplicemente un’invenzione. Viene da domandarsi: perché, dopo non averne spiegate le ragioni, si ritiene di dover squalificare il GSF?

In sintesi: lo spettatore resta sconvolto dalle violenze commesse dalla polizia, ma legittimato a pensare di trovarsi di fronte ad episodi isolati, appartenenti al passato e dovuti all’azione di alcune “mele marce.” Non ad azioni progettate e gestite da chi ancora oggi è ai vertici delle nostre istituzioni di sicurezza; e tutto ciò sta nella carte processuali, non nella fantasia di qualche estremista.

Certo se racconti le responsabilità, le documenti e fai nomi, se racconti tutti i tentativi, illegali, che sono stati fatti per impedire lo svolgimento dei processi, rischi la censura dei grandi media e un’ostilità politica generalizzata come avvenuto per il libro “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova”  che ho scritto insieme a Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime della Diaz..

Se invece si sceglie di non toccare i punti più delicati e impegnativi, allora non si può affermare di raccontare nel film quanto emerso dalle verità processuali. La verità è tale se, oltre a non raccontare falsità, la si racconta tutta, senza scegliere quale parte di verità raccontare e quale tacere. Per questo concordo con Guadagnucci: un film così si poteva fare nel 2002, non nel 2012, ad inchieste concluse.

Siamo di fronte a un film commerciale, costruito con astuzia, che riesce ad essere molto attento e rispettoso delle compatibilità politiche e degli attuali rapporti di forza negli apparati, senza pestare i piedi a nessuno, e nello stesso tempo capace di presentarsi come paladino dei diritti e solidale con le vittime.

Queste cose, almeno tra di noi, dobbiamo dircele

De Nardis, Prc: Fuori la polizia dalle Università

de nardis, lecceDichiarazione di Fabio De Nardis, Responsabile nazionale Università e Ricerca del PRC

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime tutto il suo sdegno e condanna fermamente  l’inammissibile azione repressiva che è stata portata avanti su mandato governativo nei confronti delle/gli studenti dell’ università di Roma 3, che sono stati immobilizzati, caricati, malmenati e arrestati per la semplice esigenza di esprimere la propria pacifica libertà di dissenso contro il G8. Continua la lettura di De Nardis, Prc: Fuori la polizia dalle Università