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la pacificazione della libia e la pace eterna dei rifugiati, di annamaria rivera

Mentre scrivo, si moltiplicano le voci che danno Gheddafi per fuggito, come sostengono gli insorti, oppure ucciso dai bombardamenti della coalizione. Chissà che la Nato non abbia accolto il grido di dolore del sindaco di Lampedusa: perdio, ha protestato De Rubeis, per farci riavere i turisti uccidete subito il Colonnello come avete fatto con bin Laden! Il sindaco ha un senso profondo della dialettica locale-globale: un qualche afflusso turistico nell’isola val bene l’omicidio del capo di stato di un paese sovrano… In attesa che la Nato pacifichi la Libia con un altro rito sacrificale cruento, se non è stato già consumato, constatiamo che per il momento l’unica pacificazione compiuta dalle truppe Nato è la pace eterna imposta a molti civili innocenti, fra i quali bambini. E’ il paradosso di ogni ingerenza “umanitaria” (ne abbiamo viste non poche finora): uccidere civili allo scopo proclamato di salvare i civili. Il carattere umanitario della missione è perfettamente esemplificato dai bombardamenti reiterati contro le sedi tripoline di organismi per la difesa dei diritti delle donne e dei bambini. Siamo ben oltre il proverbiale “sparare sulla Croce Rossa”…

Ma non sono i soli danni collaterali della guerra. Secondo il bilancio reso pubblico pochi giorni fa da Valerie Amos, vice-segretario per gli Affari umanitari dell’Onu, dalla Libia sono fuggite 746.000 persone, 58.000 alloggiano tuttora in campi di fortuna nell’est libico, 50.000 rifugiati sono passati, in un solo mese, per il sud tunisino, 5.000 persone sono ancora bloccate alle frontiere con l’Egitto, la Tunisia e il Niger.

Sono cifre macroscopiche, se si considera che la Libia conta ufficialmente poco più di sei milioni di abitanti. Che mostrano come l’ingerenza “umanitaria” abbia precipitato la tragedia verso la catastrofe. Eppure, di fronte alla guerra civile il compito primario spettante alla cosiddetta comunità internazionale (formula vaga e ingannevole, spesso buona a occultare politiche imperiali) sarebbe stato garantire corridoi umanitari per salvare i civili, soprattutto quei civili doppiamente sventurati che sono gli immigrati e i rifugiati in Libia e fra questi i paria assoluti, cioè i nostri ex colonizzati del Corno d’Africa.

Sono loro che pagano il tributo più alto in vite umane. Grazie alla denuncia di Moses Zerai, il sacerdote eritreo dell’Agenzia Habeshia, grazie anche a un tempestivo articolo del “manifesto”, all’inchiesta del “Guardian”, alle testimonianze dei sopravvissuti, sappiamo del crimine compiuto da una portaerei della Nato. Che sia stata la francese “Charles De Gaulle”, come sostiene il “Guardian”, o l’italiana “Garibaldi”, come precisa la Nato, la portaerei, benché allertata, ha lasciato che una barca, partita da Tripoli il 25 marzo scorso, vagasse alla deriva per sedici giorni fino all’esito più tragico: dei 71 migranti diretti a Lampedusa -donne, bambini, rifugiati politici- 61 sono morti di fame e di sete.

E’ un caso tutt’altro che isolato. Per esempio, non sono affatto chiare le circostanze della strage del 6 aprile scorso, quando annegarono almeno 250 persone, fra le quali donne e bambini, ugualmente provenienti dalla Libia e dirette a Lampedusa. Avrebbero dovuto salvarle due motovedette e un elicottero italiani, avvertiti dalle autorità maltesi. Il mare agitato e la concitazione a bordo, ci hanno raccontato, avrebbero provocato il ribaltamento del barcone e l’ecatombe sotto gli occhi dei soccorritori.

A compensare tutto questo disastro, i media italiani ci hanno offerto la narrazione edificante dei 500 rifugiati che a Lampedusa, all’alba del 5 maggio scorso, sono stati salvati dalla commovente “catena umana alla quale hanno partecipato tutti, forze dell’ordine, volontari e cittadini”. Sulle prime anch’io mi sono commossa nel guardare le immagini di due omoni della Croce Rossa che reggono teneramente fra le braccia due piccini salvati dai marosi. Non vorrei sembrare cinica né deludere Basilio, un commentatore di questo blog che invitava a raccontare non solo l’indifferenza e il razzismo ma anche il buon cuore degli italiani. Di fatto, però, la catena umana ha lasciato in mare tre cadaveri, scoperti più tardi sotto il barcone incagliato fra gli scogli. Al di là della generosità dei cittadini che si sono prodigati per soccorrere i naufraghi, l’operazione di salvataggio si è rivelata approssimativa e scriteriata.

Comunque vada a finire la “pacificazione”, se fossimo davvero di buon cuore, dovremmo insorgere contro questa ecatombe infinita. Per cominciare, potremmo aderire alla campagna di “Cronache di ordinario razzismo”: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/la-nostra-campagna/. Per chiedere l’evacuazione immediata dei rifugiati subsahariani dalla Libia, la fine dei respingimenti in mare e il rafforzamento dei sistemi di soccorso; la garanzia del diritto di chiedere asilo; un sistema di accoglienza decentrato, concordato con le regioni e i comuni, in strutture di piccole dimensioni; il rispetto dei diritti umani degli “ospiti”; la fine delle espulsioni e dei rimpatri di massa.

Lo so, è una goccia nel mare dell’indifferenza o del razzismo dilaganti in Europa, ma almeno è una goccia d’impegno civile, di speranza e di utopia.

Annamaria Rivera

Giovedì 24 Marzo presidio contro la guerra di fronte la base Nato di Birgi

Apprendiamo con preoccupazione le ultime notizie sulla situazione libica.
Con l’avallo dell’Onu all’utilizzo di ogni mezzo per far rispettare la “No fly zone” si dà, di fatto, inizio alla guerra, tanto che già arrivano notizie di raid francesi e di centinaia di missili cruise americani sulla Libia.

In questo scenario, le basi Nato italiane e, in primis, quelle siciliane di Birgi e di Sigonella svolgeranno un ruolo fondamentale nell’offensiva.
Grave e imbarazzante è, però, la posizione del Governo italiano: senza che ancora vi sia chiarezza sulla modalità di partecipazione dell’Italia alla missione di guerra, il governo appare solo preoccupato di far dimenticare il vergognoso trattato di amicizia Italia – Libia, le modalità con cui si è accolto il dittatore Gheddafi, e di non perdere terreno rispetto agli interessi spartitori sul dopo-Gheddafi che muovono la missione.
E’ chiaro come le vite di donne e uomini libici, e di donne e uomini italiani siano assolutamente in secondo piano rispet to ai suddetti interessi.

Soltanto chi ha inconfessabili interessi sulla Libia non riconosce che la guerra non possa essere, e non sia, la risposta alle legittime aspirazioni di libertà e democrazia di qualunque popolo: per questo motivo riteniamo che vada istituita una Coalizione Internazionale di Pace che avvii le trattative tra ribelli e regime libico e che sia pienamente rispettato l’articolo 11 della Costituzione Italiana.

Per questo, il Partito della Rifondazione Comunista e i/le Giovani Comunisti/e si opporranno nel modo più netto a nuove guerre ed avventure militari che hanno esclusivamente carattere neocoloniale,come già accaduto nel recente passato in Medio Oriente!

Il nostro sostegno va ad una Libia autodeterminata, unita, indipendente, sovrana e democratica, sola alternativa ai progetti di spartizione che la renderebbero facile preda della voracità delle potenze neoimperialiste.

Lanciamo, dunque, un appello di mobilitazione a tutte le forze politiche, sindacali e sociali, democratiche e antimilitariste, contro ogni forma di intervento militare in Libia a partire da un presidio regionale che si terrà Giovedì 24 Marzo alle ore 15.30, di fronte la base Nato di Birgi (Trapani).

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Trapani
Giovani Comunisti/e Trapani – Giovani Comunisti/e Nazionale

Aderiscono:

Unione degli Studenti
[email protected]
ANPI Palermo
Arci Malaussene
Circolo Arci aMalatesta
Associazione RadioAut
Giovani Comunisti/e Palermo
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Palermo
Rete dei Collettivi di Palermo
Partito della Rifondazione Comunista Partinico
Giovani Comunisti/e Partinico
Confederazione Cobas
Laici Comboniani
Forum Antirazzista
Flc CGIL Trapani

FDS: Mobilitazione immediata contro la guerra

Dichiarazione del coordinamento regionale della federazione della Sinistra siciliana .

Il governo italiano ha deciso la partecipazione ad una guerra coloniale, che rischia di trasformarsi in un disastro dalle proporzioni inaudite, per una vasta area del mondo.

La Sicilia è al centro di questo conflitto e rischia di pagare un prezzo pesantissimo.

Le basi militari nell’isola stanno dispiegando tutto il loro potenziale di morte e disegnano per la nostra terra il ruolo di piattaforma di aggressione contro la sponda sud del Mediterraneo.

E’ necessaria un’immediata mobilitazione contro la guerra e contro l’ipocrisia delle classi dirigenti occidentali che travestono da intervento umanitario concreti interessi politici ed economici, perseguiti, tra l’altro, con il sostegno ai regimi più corrotti e sanguinari.

La condizione principale per garantire il futuro della Sicilia è la costruzione di uno spazio di pace e di cooperazione nel Mediterraneo.

La Federazione della Sinistra, in questo momento drammatico, fa appello a un grande impegno collettivo che fermi il disastro e riapra una prospettiva diversa per tutti i popoli.