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Dal basso? Si può…

di Tonino Perna, ilmanifesto.it. 25 giugno 2013

Contro ogni pronostico Renato Accorinti, pacifista e ambientalista, ha vinto il ballottaggio ed è diventato sindaco della città dello stretto. Al primo turno aveva avuto il 23,5% dei voti, quindi ora dovrà governare con solo quattro consiglieri

L’Uomo del No Ponte ha vinto.
Nessuno ci aveva creduto, anche se tanti ci speravano. Nessun esperto, politologo, sociologo o opinion leader che conosce Messina avrebbe scommesso un soldo sulla vittoria di Renato Accorinti e del movimento che lo ha sostenuto «Cambiare Messina dal basso». Un movimento contro una intera armata : dal Pd all’Udc ed a parte del Pdl, che significa di fatto tutta la vecchia Dc, che a Messina aveva storicamente percentuali che sfioravano il 50 per cento.
Nel primo turno questa corazzata aveva preso con nove liste il 65.7 per cento dei voti, contro il 9 per cento del movimento che sosteneva Renato Accorinti sindaco. Ma, nella scelta del sindaco- dato che il voto è disgiunto – Calabrò, candidato delle nove liste aveva preso il 49.94 per cento, Accorinti il 23.5 per cento superando il candidato ufficiale del Pdl ed andando così al ballottaggio.
Dietro Felice Calabrò, i poteri forti di Messina, i boss della politica e degli affari da Francantonio Genovese a Gianpiero d’Alia, alla famiglia Franza che ha il monopolio dei trasporti su gomma nello Stretto di Messina. Dietro Renato Accorinti solo tanto entusiasmo, una mobilitazione spontanea di una parte crescente della città, dai ceti medi intellettuali ai giovani senza futuro delle periferie, la generazione degli anni ’70 – quella a cui Renato Accorinti appartiene – insieme alla nuove generazioni, senza soluzione di continuità, in un abbraccio carico di speranza e di progettualità che ha guidato tutta la campagna elettorale.
Renato Accorinti non è sceso in campo oggi, perché è sul campo delle battaglie ambientaliste e pacifiste da quarant’anni, è stato il leader del movimento No Ponte, è stato dentro tutti i conflitti sociali e le lotte per la difesa del territorio dell’Area dello Stretto. La sua semplicità, la sua coerenza estrema, ma sempre non violenta (anche in campagna elettorale non ha mai demonizzato o insultato i suoi avversari) hanno fatto breccia sulla popolazione messinese. Renato è diventato un leader malgré lui meme, perché è la gente dei quartieri popolari quanto dei ceti medi che lo ha visto come un’ancora di salvezza, per fare uscire questa città da oltre mezzo secolo di abbandono e di crescente degrado. E’ diventato un punto di riferimento perché ha parlato al cuore e non alla pancia della gente. Non ha promesso nessuna camionata di soldi, di grandi opere o mega progetti, ha chiesto invece tanto e più volte: siete voi miei concittadini che vi dovete riprendere in mano la città perché nessuno lo potrà fare al vostro posto. Con tutta l’umiltà che lo contraddistingue, ha formato una giunta comunale con tecnici di valore ed onestà ampiamente riconosciute, che hanno già redatto un piano di rilancio ecosostenibile della città, fino agli anni ’50 del secolo scorso, uno dei centri urbani più prospero e vitale del Mezzogiorno.
Questa vittoria ha poco a che fare con altre vittorie che hanno contraddistinto le ultime elezioni municipali in Italia, così come quelle precedenti di Napoli, Milano, Genova, ecc. Innanzitutto perché a Messina è stato sconfitto il centro-sinistra. Anzi, di più: sono state sconfitte le «larghe intese» perché di fatto i capi residui del Pdl avevano stretto un accordo sottobanco con i veri capi del Pd-Dc che dominava la città. In secondo luogo, Renato Accorinti non è un magistrato o avvocato di successo, un noto docente universitario, un grande comunicatore o un ex-comico, ma un semplice professore di educazione fisica alle scuole medie che nei momenti più caldi della campagna elettorale a continuato ad andare a Scuola, a fare gli scrutini, proprio nel giorno del primo turno elettorale. Infine, perché questa vittoria manda un segnale preciso dal profondo Sud: la classe politica che ha tenuto sottoscacco il Mezzogiorno dopo la seconda guerra mondiale è arrivata al capolinea. Non solo per scandali ed incapacità, ma anche per un dato strutturale: non ci sono più le risorse economiche per alimentare queste macchine elettorali che hanno governato per decenni. Il successo, alle regionali, di Grillo in Sicilia aveva mandato un primo messaggio, un chiaro segnale che il controllo clientelare/mafioso dei voti era saltato. Ma, si trattava ancora di un voto di protesta, mentre con l’elezione di Renato Accorinti – l’uomo del No Ponte che porta sempre sulla maglietta – si è aperta una nuova stagione non solo per il Sud d’Italia, ma per tutto il paese.

De profundis all'opera

di Giorgio Salvetti su il manifesto del 01/05/2010

Se il fattore produzione va giù, la ricetta è delocalizzare e tagliare posti, attaccando le conquiste dei lavoratori. Anche la cultura è in ginocchio: Napolitano firma il decreto legge del ministro Bondi sugli enti lirici. Ed è subito sciopero per Santa Cecilia, Maggio fiorentino e Scala di Milano. Continua la lettura di De profundis all'opera

Intervista a Paolo Ferrero sul Manifesto del 7 marzo

di Francesca Pilla su il manifesto del 7 marzo 2010

Stanco, un tantino sciupato perché da quattro giorni in sciopero della fame contro la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Incontriamo Paolo Ferrero tra una tappa e l’altra del suo tour elettorale in Campania. In una giornata segnata da un altro avvenimento: la firma del capo dello Stato al decreto per salvare le liste del Pdl. «Non è un decreto interpretativo. È la riscrittura della norma, un atto totalmente incostituzionale, fuori dalle prerogative del Consiglio dei ministri. Ritengo scandaloso che Napolitano abbia avallato questa scappatoia».

D. Che cosa si poteva fare per non andare a elezioni regionali “dimezzate”?

R. Nulla. Si doveva andare a votare così. Noi Federazione della sinistra abbiamo una lista ricusata a Matera e aspetteremo il giudizio del Tar. Questo decreto esprime l’arroganza di un potere che crede di essere al di sopra delle regole. Napolitano non doveva firmare, ma qualsiasi altra proposta sarebbe stata incostituzionale. Chi arriva tardi a un concorso non vi partecipa. Continua la lettura di Intervista a Paolo Ferrero sul Manifesto del 7 marzo

Il giustizialismo non è di sinistra

di Marco Bascetta il Manifesto on line 28/12/09

In una lunga intervista, peraltro ricca di osservazioni preziose, pubblicata sul manifesto il 24 dicembre scorso, Marco Revelli esprime un’adesione per così dire incondizionata al tipo di opposizione che Antonio Di Pietro e il suo partito esercitano nei confronti di Berlusconi e della sua corte. Secondo Revelli, Di Pietro, il suo linguaggio diretto e popolare, sia pure sgrammaticato, il suo richiamo ossessivo alle verità giudiziarie, le sue arringhe contro il potere dei disonesti più che contro la disonestà del potere restituirebbero al dibattito pubblico un elemento di concretezza e di realtà. Infrangerebbero insomma quell’incantesimo nel quale il Partito democratico è irretito e che dunque lo condanna a una ondivaga subalternità al carisma berlusconiano e alla cultura che lo alimenta e lo circonda. Impedendogli di trarre qualsivoglia conclusione dagli stessi drammatici allarmi che ripetutamente lancia e precipitandoci in quella paradossale situazione nella quale si può trattare, il giorno dopo, sulle riforme con chi, il giorno prima, si è accusato di demolire il sistema democratico e la Costituzione.
Converrebbe, tuttavia, chiedersi se Di Pietro, la sua retorica giustizialista e la sua idea di lotta politica non facciano invece parte di quello stesso incantesimo. Continua la lettura di Il giustizialismo non è di sinistra

Sinistra in costruzione: Intervista a Paolo Ferrero

Il Manifesto, 19 Dicembre 2009

«Sono contento che dagli insulti si sia passati all’idea che con la Federazione della sinistra si possa discutere e confrontarsi». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione e portavoce a tempo (fino a marzo) della federazione tra Prc, Pdci e associazioni, ha letto con piacere l’intervista su Gli Altri con cui il governatore pugliese apre al dialogo con i compagni di un tempo. «Avevamo già proposto a tutte le forze della sinistra di alternativa – da Ferrando a Cannavò a Vendola – di provare a mettere insieme le forze per evitare di disperedere voti alle regionali», ricorda Ferrero. «Le scissioni hanno proposto solo disastri – insiste – a anche se secondo noi il modello della Federazione è il più ragionevole per rafforzare la sinistra, c’è bisogno di un fronte più ampio possibile per contrastare lo spostamento moderato del Pd e dei centristi». Continua la lettura di Sinistra in costruzione: Intervista a Paolo Ferrero