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Lampedusa: ipocrisia e retorica degli assassini

La tragedia di Lampedusa è solo l’ennesima strage di innocenti causata dalle politiche repressive e proibizioniste attuate dall’Italia e dall’Unione Europa in tema di immigrazione. Secondo Fortress Europe negli ultimi 25 anni sono quasi ventimila i migranti morti nel tentativo di attraversare la frontiera dell’Unione Europa. Qual è la ragione di questa mattanza?
Semplice: non esiste un modo legale per giungere in Europa. L’unione Europea e i suoi Stati membri non hanno mai previsto una modalità per accogliere i profughi, i richiedenti asilo, i migranti in cerca di lavoro, sia disperati sia super-qualificati. La stragrande maggioranza dei migranti regolari che vive nell’Unione Europea è giunta nel vecchio continente attraverso reti clandestine e successivamente ha goduto di regolarizzazioni e sanatorie.
Ecco la causa principale della strage di Lampedusa: l’impossibilità di entrare nella Fortezza. La retorica e l’ipocrisia dei nostri governati è insopportabile soprattutto perché le leggi assassine sono state volute e votate dagli stessi che oggi piangono lacrime di coccodrillo.
Inoltre è ancora più insopportabile questo continuo appellarsi all’Europa: tutte le direttive liberticide approvate in sede comunitaria hanno sempre avuto l’avallo del governo italiano: dalla direttiva sui rimpatri al regolamento di Dublino sui profughi; dall’accordo di Schengen alla definizione del mandato di Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere esterne; dall’esternalizzazione delle frontiera agli accordi di riammissione che hanno permesso di rispedire indietro persone che, secondo la Convenzione di Ginevra, avrebbero avuto il diritto fai rimanere in Europa; dal pattugliamento congiunto ai respingimenti in mare.
Le ipocrisie e le retoriche degli assassini sono inaccettabili tanto quanto è straziante la morte di quei bambini che sognavano un futuro migliore nella vecchia Europa e che, invece, sono diventati numeri anonimi di questo cimitero chiamato Mediterraneo.

Giusto Catania

Il porto di Palermo non è una galera, liberi/e tutti/e

Rinchiusi dietro gigantografie di Duffy Duck e Willy il coyote oltre 300 tunisini attendono, da giorni, al largo del porto di Palermo che le autorità italiane decidano del loro destino. Tappezzata da sorrisi ammiccanti dei protagonisti Looney Tunes, la nave “Fantasy” della compagnia Grimaldi Lines esprime appieno quanto ci sia di grottesco e tragico dell’odissea dei migranti, che prima erano trattenuti illecitamente a Lampedusa e adesso sulle navi; infatti la “Moby Vincent” ancorata al largo dei cantieri navali, e la “Audacia”, situata a 200 m dall’antico foro italico di Palermo, si uniscono alla prima creando così una vera e propria flotta di navi galera dove gli immigrati sono stipati. Per mare sono venuti e in mare restano.

Le creazione di questi CIE galleggianti non è che l’ennesimo grave episodio di gestione emergenziale dell’immigrazione dal Nordafrica: la proclamazione delle stato d’emergenza e la conseguente decretazione d’urgenza gli hanno permesso di ignorare le garanzie fondamentali della Costituzione e di utilizzare forme di detenzione in strutture improvvisate, come la collina della vergogna a Lampedusa, la stazione marittima o queste navi, inaccessibili alla stampa e alle associazioni. “Il concentramento forzato in non luoghi, di persone che non hanno commesso alcun crimine, riportano a episodi che la storia d’ Europa avrebbe dovuto cancellare e che invece continuano a ripetersi sotto i nostri occhi.” Borderline Sicilia.

Fin dai primi sbarchi avvenuti all’inizio del 2011 l’isola di Lampedusa è stata vittima di una gestione predisposta e finalizzata al verificarsi di episodi esplosivi come l’incendio del centro di contrada Imbriacola e le successive violenze che sono  scoppiate  nell’isola il 21 settembre scorso. “Era da tempo che tutti quelli che dovevano sapere, erano a conoscenza dello stato di degrado e di nervosismo che nel centro di Lampedusa si viveva quotidianamente” sostiene Giacomo Sferlazzo dell’associazione Askavusa di Lampedusa “molti lo avevano detto, ed era prevedibile che lasciare i ragazzi tunisini in quelle condizioni e in più essendo a conoscenza che i rimpatri erano lo scopo finale della loro attesa, avrebbe causato una grande rivolta, e così è stato.”

Questo è solo l’ultimo, e il più grave, degli episodi susseguitisi dall’inizio del 2011 e la risposta delle istituzioni a ciò che è stato colpevolmente causato dalle stesse è un’altra gravissima sospensione dello stato di diritto che non può essere in alcun modo accettata. Gli immigrati sono privati della libertà personale da settimane, senza avere mai incontrato un avvocato ne’ essere mai stati condotti davanti a un giudice di pace per la convalida del trattenimento, per di più a bordo di navi che hanno assunto le funzioni di Centri di identificazione ed espulsione galleggianti. Vengono violati così i più elementari diritti umani, a partire dal diritto di difesa e di controllo giurisdizionale sulla libertà personale.

Eppure non ha rilevato la minima violazione dei diritti umani il deputato regionale del PD Tonino Russo, secondo le dichiarazioni scandalose rilasciate al GR regionale, “I migranti a bordo delle navi sono in buone condizioni; sono assistiti regolarmente, dormono in cabine fornite di lenzuola e in poltrone reclinabili. Alcuni tunisini che hanno avuto dei malori sono stati trasportati in ospedale, altri sono stati medicati direttamente a bordo da personale sanitario”. L’onorevole dimentica però che le detenzione illegittima rimane anche se le persone non vengono fatte morire di fame e sete.

Solo dopo quattro giorni di detenzione il PD è riuscito a prendere una posizione che non si burlasse dei diritti fondamentali dell’uomo: Alessandra Siracusa e Pino Apprendi, dopo una visita di tre ore a bordo delle navi, hanno dichiarato che anche se fossero rinchiusi  in un Hotel a cinque stelle rimarrebbe un sequestro di stato. Inoltre hanno verificato la condizione giuridica delle persone trattenute, tra cui ci sono sei minori e una donna, sola, in mezzo a un gruppo di uomini.

Duecento immigrati sono trattenuti nella Moby Vincent e un altro centinaio sull’Audacia. La Fantasy la scorsa domenica ha traghettato 221 migranti tunisini da Palermo al porto di Cagliari. Questi destinati ad essere identificati nel centro di prima accoglienza di Elams e poi rimpatriati.

Sinora è inascoltata la protesta di centinaia di manifestanti che alle  17.00 di ogni pomeriggio si riuniscono in presidio difronte al porto. Cercano di richiamare la cosiddetta società civile attorno all’emergenza della discriminazione delle minoranze in Italia, ma, alla vigilia delle primarie della sinistra palermitana, chissà in quanti avranno il coraggio di denunciare questi abusi, nella bella Italia, patria del diritto.

Giorgia Mirto,  Responsabile Migranti Giovani Comunisti/e

Guarino (PRC Palermo). Tunisini nel lager galleggiante

Quello che sta accadendo in queste ore a Palermo è semplicemente vergognoso. Centinaia di esseri umani sono ammassati su due navi ormeggiate al porto e non è dato sapere nulla sulle condizioni igieniche in cui versano e sul loro stato di salute. Tutto ciò è indegno di un paese civile. Quello che è successo in questi giorni dovrà essere documentato per il giorno – ormai non lontano – in cui in Italia saranno ristabilite le regole del diritto e i valori (calpestati) della Costituzione repubblicana.

Palermo, 25 settembre 2011

Mario Guarino, segretario PRC Palermo

MAROTTA (PRC), TRASFERIRLI DA LAMPEDUSA E STOP A RIMPATRI

Palermo, 21 set. – (Adnkronos) – «Trasferimento immediato dei migranti da Lampedusa, ormai invivibile, blocco totale dei rimpatri ed apertura di un’inchiesta della magistratura sulle condizioni di vita cui sono state costrette migliaia di persone». A chiedere questi provvedimenti è Antonio Marottta, segretario regionale siciliano di Rifondazione Comunista-FdS, commentando i gravissimi episodi di protesta che si stanno verificando in queste ore a Lampedusa. «La condizione degli immigrati che provengono dai paesi dell’Africa confinati nell’isola è gravissima ed ha ormai superato ampiamente la soglia di tolleranza – aggiunge Marotta -. Chiediamo alla magistratura competente l’apertura di un’inchiesta sulle condizioni di vita di migliaia di migranti ammassati in un campo a cielo aperto recintato dal mare. Condizioni disumane, non più tollerabili, che alimentano la disperazione e che sfociano inevitabilmente in manifestazioni di protesta». «Chiediamo, inoltre, almeno in questa fase, il blocco totale dei rimpatri – conclude l’esponente di Rifondazione Comunista-FdS – l’immediato trasferimento dei migranti da Lampedusa, luogo ormai invivibile, l’analisi e la valutazione attenta delle loro condizioni soggettive per concedere il visto di soggiorno»

PRESIDIO CONSOLATO TUNISINO DEL FORUM ANTIRAZZISTA DI PALERMO

Il FORUM ANTIRAZZISTA DI PALERMO – dopo il presidio/conferenza stampa di ieri davanti la prefettura, indetto per protestare contro le violazioni dei diritti umani e della normativa nel trattamento dei migranti in arrivo dalla Libia e dalla Tunisia – ha richiesto e ottenuto un incontro con il console tunisino a Palermo per segnalare tali violazioni ad opera del governo italiano e sollecitare il governo tunisino a non accettare le modalità di rimpatrio dei propri connazionali.

Tali modalità, infatti, risultano carenti nelle procedure di notifica, nell’accesso alla difesa legale e nel rispetto dei diritti umani e sono attualmente poste in atto in un clima di intimidazione verso le organizzazioni solidali con i migranti.

VI INVITIAMO SABATO 23 APRILE
ORE 11 PRESSO IL CONSOLATO TUNISINO Piazza Ignazio Florio