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Le dichiarazioni del "Dottor Sottile"

di Sante Moretti su Liberazione del 5/01/2011

Giuliano Amato è presidente del Comitato per il 150° dell’Unità d’Italia e titolare di numerose collaborazioni.
Il 22 dicembre si è confessato sul Corriere della Sera. Rispondendo a un giornalista ha affermato che «la protesta giovanile (la legge Gelmini sarebbe un pretesto) è contro le generazioni che hanno mangiato il loro futuro». I vecchi, secondo Amato, sarebbero responsabili dell’alto debito pubblico, di aver difeso l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, di essersi garantiti la pensione.
Dato che il debito di ogni italiano è di circa 30mila euro, il nostro propone di abbatterlo di un terzo facendo pagare 30mila euro in due anni al 30% degli italiani, ma non dice quali né con quali modalità: è fumo con la manovella.
Quello che sconcerta è che persone come il Dottor Sottile giurino di non sapere che l’importo medio delle cosiddette “pensioni garantite” è di 1.000 euro al mese; certo, ci sono anche le pensioni d’oro a cui credo lui non abbia rinunciato; che i lavoratori hanno versato per ogni giorno di lavoro una quota di salario all’Inps per pagarsi la pensione; che il fondo dei lavoratori dipendenti è in attivo da anni (come il bilancio dell’Inps), quello dei precari è in attivo di 8 miliardi ogni anno e sempre di 8 miliardi è attivo quello delle prestazioni temporanee: Tutti questi avanzi vengono confiscati dal ministero del Tesoro.
Questi vecchi “voraci” sono quelli che in questi anni hanno tirato la carretta, hanno pagato le tasse, hanno creato ricchezza e tanta, sprecata dai Governi, rapinata dalle banche e dalle imprese. Sono quelli che con la lotta hanno conquistato diritti, redditi, prestazioni sociali per l’intera società.
Ma a questi fustigatori degli anziani non sfiora il dubbio che il debito pubblico sia stato causato dall’evasione fiscale, dalla speculazione del capitale finanziario che gode di un regime fiscale privilegiato, dalle imprese che ricevono i più svariati incentivi e fanno man bassa della cassa integrazione, dalle spese militari, dai compensi milionari ai manager e consulenti privati e pubblici?
Sull’”egoismo degli anziani” purtroppo si cimentano economisti e politici di destra e del Pd e lo stesso D’Alema.
Sono ormai due anni che il ministro del Lavoro invita gli anziani a preoccuparsi dei figli e nipoti. Figli e nipoti che vanno responsabilizzati in quanto devono imparare a proteggersi dalla vecchiaia, dalle malattie, dalla disoccupazione attraverso le assicurazioni dato che lo Stato sociale deve aprirsi al mercato e diventare un’opportunità per i privati.
A questi signori vogliamo segnalare che i gretti, egoisti e voraci anziani si vedranno, nel 2011, aumentare la pensione in base all’aumento del costo della vita certificato dall’Inps dell’1,4%. In soldoni significa che l’assegno mensile minimo passa da euro 460,97 a euro 467,43, che l’assegno sociale aumenterà di 5,77 euro al mese e che una pensione di 1.000 euro al mese aumenterà di 14 euro lordi. La verità è che le pensioni si stanno impoverendo ed un aumento crescente di anziani è sempre più povero.
Questo tentativo di mettere i figli contro i padri, chi ha un lavoro stabile contro chi lo ha precario, gli italiani contro gli immigrati incrina la coesione sociale, l’unità dei lavoratori, assolve il sistema economico e la gestione politica dello Stato.
Gli epiteti “egoisti, parassiti, voraci” rivolti agli anziani sono un’infamia!
Quello che sconcerta è il silenzio dei sindacati dei pensionati che, anche se hanno rinunciato a chiedere l’aumento delle pensioni, dovrebbero almeno esprimere indignazione per come certi personaggi offendono la dignità di uomini e donne che tanto hanno dato e tanto continuano a dare alla società.

Le dichiarazioni del "Dottor Sottile"

di Sante Moretti su Liberazione del 5/01/2011

Giuliano Amato è presidente del Comitato per il 150° dell’Unità d’Italia e titolare di numerose collaborazioni.
Il 22 dicembre si è confessato sul Corriere della Sera. Rispondendo a un giornalista ha affermato che «la protesta giovanile (la legge Gelmini sarebbe un pretesto) è contro le generazioni che hanno mangiato il loro futuro». I vecchi, secondo Amato, sarebbero responsabili dell’alto debito pubblico, di aver difeso l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, di essersi garantiti la pensione.
Dato che il debito di ogni italiano è di circa 30mila euro, il nostro propone di abbatterlo di un terzo facendo pagare 30mila euro in due anni al 30% degli italiani, ma non dice quali né con quali modalità: è fumo con la manovella.
Quello che sconcerta è che persone come il Dottor Sottile giurino di non sapere che l’importo medio delle cosiddette “pensioni garantite” è di 1.000 euro al mese; certo, ci sono anche le pensioni d’oro a cui credo lui non abbia rinunciato; che i lavoratori hanno versato per ogni giorno di lavoro una quota di salario all’Inps per pagarsi la pensione; che il fondo dei lavoratori dipendenti è in attivo da anni (come il bilancio dell’Inps), quello dei precari è in attivo di 8 miliardi ogni anno e sempre di 8 miliardi è attivo quello delle prestazioni temporanee: Tutti questi avanzi vengono confiscati dal ministero del Tesoro.
Questi vecchi “voraci” sono quelli che in questi anni hanno tirato la carretta, hanno pagato le tasse, hanno creato ricchezza e tanta, sprecata dai Governi, rapinata dalle banche e dalle imprese. Sono quelli che con la lotta hanno conquistato diritti, redditi, prestazioni sociali per l’intera società.
Ma a questi fustigatori degli anziani non sfiora il dubbio che il debito pubblico sia stato causato dall’evasione fiscale, dalla speculazione del capitale finanziario che gode di un regime fiscale privilegiato, dalle imprese che ricevono i più svariati incentivi e fanno man bassa della cassa integrazione, dalle spese militari, dai compensi milionari ai manager e consulenti privati e pubblici?
Sull’”egoismo degli anziani” purtroppo si cimentano economisti e politici di destra e del Pd e lo stesso D’Alema.
Sono ormai due anni che il ministro del Lavoro invita gli anziani a preoccuparsi dei figli e nipoti. Figli e nipoti che vanno responsabilizzati in quanto devono imparare a proteggersi dalla vecchiaia, dalle malattie, dalla disoccupazione attraverso le assicurazioni dato che lo Stato sociale deve aprirsi al mercato e diventare un’opportunità per i privati.
A questi signori vogliamo segnalare che i gretti, egoisti e voraci anziani si vedranno, nel 2011, aumentare la pensione in base all’aumento del costo della vita certificato dall’Inps dell’1,4%. In soldoni significa che l’assegno mensile minimo passa da euro 460,97 a euro 467,43, che l’assegno sociale aumenterà di 5,77 euro al mese e che una pensione di 1.000 euro al mese aumenterà di 14 euro lordi. La verità è che le pensioni si stanno impoverendo ed un aumento crescente di anziani è sempre più povero.
Questo tentativo di mettere i figli contro i padri, chi ha un lavoro stabile contro chi lo ha precario, gli italiani contro gli immigrati incrina la coesione sociale, l’unità dei lavoratori, assolve il sistema economico e la gestione politica dello Stato.
Gli epiteti “egoisti, parassiti, voraci” rivolti agli anziani sono un’infamia!
Quello che sconcerta è il silenzio dei sindacati dei pensionati che, anche se hanno rinunciato a chiedere l’aumento delle pensioni, dovrebbero almeno esprimere indignazione per come certi personaggi offendono la dignità di uomini e donne che tanto hanno dato e tanto continuano a dare alla società.

«Rifondazione è in movimento Berlusconi è fermo all'Ottocento»

di Frida Nacinovich su Liberazione del 24/12/2010

Intervista al Segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero

Segretario, se andassero in porto i tagli all’editoria, questa potrebbe essere una delle ultime interviste a “Liberazione”. Bel regalo di Natale dal governo Berlusconi….

Berlusconi ha un’idea fascista dell’informazione. Mettere in ginocchio giornali e piccoli editori significa trasformare l’informazione in informazione di regime. Nella stampa dei poteri forti. Ma chi pensa che l’antidoto al regime sia il mercato commette un grave errore. Magari chi è nelle grazie degli imprenditori avrà pubblicità e soldi, ma chi invece li critica, chi contesta il sistema non avrà una lira. Il mercato non è un antidoto alla lottizzazione o al regime, ne è l’altra faccia.

E l’altra faccia di questo governo sono le piazze piene di studenti che protestano, non solo contro la riforma Gelmini ma contro la loro precarietà esistenziale.

Questo movimento nasce dentro la crisi economica. Un’intera generazione che si ribella a un destino di precarietà, al ruolo che le è stato riservato dalle classi dominanti e dalle politiche europee. La gestione capitalistica della crisi mette in ginocchio le nuove generazioni e prevede il loro impoverimento. Essere giovani oggi non è solo una condizione generazionale ma è come appartenere ad una classe sociale sfruttata, precarizzata, senza speranza. Va colto il nodo strutturalmente, potenzialmente anticapitalistico della condizione giovanile oggi.

I ragazzi chiedono futuro, la politica è incapace di rispondere.

Questo movimento è nato e sta crescendo dentro la crisi della politica. Nati e cresciuti dentro il bipolarismo, i giovani di oggi non hanno mai avuto alcuna risposta dalla politica. Non sperano più nella capacità della politica di affrontare e risolvere i problemi della loro condizione sociale e si potrebbe dire anche esistenziale. Le proteste del ’68 e del ’69 trovarono uno sbocco politico attraverso partiti, sindacati, associazioni. Anche il movimento di Genova ha avuto un legame forte con la politica, con un importante ruolo di Rifondazione comunista. Oggi no, non più. Le delusioni che i giovani hanno avuto in questi vent’anni dai diversi governi – compreso Prodi e Rifondazione – hanno prodotto una sfiducia verso i partiti che è del tutto comprensibile. La politica non è vista come il terreno attraverso cui si possono cambiare le cose. Da qui un senso di estraneità e di rivolta, che chiede il cambiamento ma proprio per questo non ritiene i partiti uno strumento utile a dare una risposta. Vi è una grossa domanda politica, di cambiamento, che giustamente è diffidente verso la politica così come oggi è organizzata nel teatrino bipolare dell’alternanza tra simili.

I ragazzi in piazza esprimono valori forti: la cultura, la ricerca, il lavoro.

Il movimento chiede un cambiamento radicale della società: diritto allo studio, un lavoro decente, una vita degna di essere vissuta. I ragazzi si ribellano a un mondo dove i soldi sono gestiti dalle banche, i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri aumentano giorno dopo giorno. Diciamo che la radicalità dei contenuti non ha oggi un linguaggio e un universo simbolico a disposizione per rappresentare la propria voglia di cambiamento. A questo nodo politico dobbiamo lavorare per porci l’obiettivo di formulare, con i ragazzi e le ragazze del movimento, delle risposte.

C’era molta rabbia in piazza.

Alcune forme di protesta sono frutto di questa giusta arrabbiatura per l’impermeabilità del sistema politico. Così come sono il frutto della spettacolarizzazione del sistema dell’informazione: per finire in prima pagina non devi fare un corteo pacifico di centomila studenti ma devi fare a botte. Il sistema è questo. I moralisti dell’informazione che se la prendono con gli studenti rivoltosi sono gli stessi che parlano degli studenti solo se ci sono casini.

E la politica? Si chiude nelle zone rosse?

Il potere si è blindato nella zona rossa. L’unico che ha fatto un gesto politico positivo è stato Napolitano, ricevendo gli studenti e quindi riconoscendo le ragioni della loro protesta. La politica ha dato di sé uno spettacolo devastante: compravendita di voti, passaggi di casacca. Il Governo non si è posto il problema di ascoltare i ragazzi. Li considera nemici senza neppure discuterci. Cercano di trasformare un problema politico in problema di ordine pubblico. La democrazia conquistata a fatica nel novecento viene cancellata con un colpo di spugna. Fra Bava Beccaris che a fine ottocento spara con i cannoni sulla folla e Giovanni Giolitti che non manda i soldati contro gli operai che occupano le fabbriche c’è una differenza profonda. Beccaris non riconosce la questione sociale, per lui è solo un problema di ordine pubblico. Giolitti fa l’esatto contrario. Ora Berlusconi sta uscendo dal novecento per tornare all’ottocento. Chi non è d’accordo con lui, chi protesta è un nemico.

Di politici in piazza mercoledì ce ne erano ben pochi. E un unico segretario, lo stiamo intervistando.

In piazza c’era Rifondazione comunista, la federazione della Sinistra, mancava l’opposizione parlamentare. Del resto le avances del Pd al Terzo polo sono politicamente devastanti. Il più grande partito di opposizione ha teso la mano a chi come Fini vota la riforma Gelmini e avvalla le politiche del governo sul lavoro. Così facendo la politica si autoconfina nella zona rossa.

Quali saranno i prossimi passi?

Rifondazione è nel movimento. In strada come sui tetti. Vogliamo capire ed imparare. Vogliamo partecipare ad organizzare le lotte e a sviluppare la riflessione su come costruire un progetto di trasformazione, un movimento politico di massa. Abbiamo contribuito alla riuscita della mobilitazione del 16 ottobre, siamo dentro le lotte studentesche. Vogliamo continuare a starci per costruire insieme un rafforzamento del movimento e un dialogo tra studenti e lavoratori che metta in discussione la comune condizione di sfruttati senza prospettive.

Ora che la Gelmini ha avuto il via libera del Parlamento che ne sarà del movimento, studentesco e non solo?

Durerà se saprà costruire “istituzioni di movimento”. Nel biennio ’68-’69 successe così: nacquero consigli di fabbrica, comitati di zona. Dopo Genova sono nati i social forum. La ribellione contro un provvedimento ingiusto può e deve trasformarsi in un movimento di massa per cambiare lo stato delle cose presenti, per fare questo deve sedimentarsi in forme di partecipazione democratica. E’ questa la sfida delle prossime settimane.

Che fare allora?

Occorre evitare due errori. Il primo è mettere al centro dell’azione del movimento la sola rivolta. Ci riporta diritti all’ottocento. Lo stato si chiude nella zona rossa e a te non resta che dar l’assalto al municipio. Per cambiare lo stato delle cose non basta il carnevale della rivolta. La reazione è comprensibile ma non è sufficiente. Un altro errore è pensare che lo sbocco del movimento sia quello elettorale, come una specie di passaggio di testimone dalla lotta alla rappresentanza istituzionale. Fu l’errore fatto da Rifondazione dopo Genova. Evitare il ribellismo e il politicismo per costruire consapevolmente un movimento politico di massa che si sedimenti nel tempo e nello spazio. Si dia una prospettiva e si radichi sui territori.

Domanda delle domande: come sconfiggere Berlusconi? Stiamo parlando di David contro Golia.

Bisogna sconfiggere Berlusconi e costruire un’alternativa al bipolarismo. Se continuiamo a ragionare secondo la logica del meno peggio – essenza del bipolarismo – non andiamo da nessuna parte. Noi vogliamo costituire un fronte democratico con chi effettivamente si oppone a Berlusconi, non con chi vota i suoi provvedimenti, come Fini. Per questo diciamo al Pd di smetterla con il politicismo e di costruire da subito il fronte democratico delle opposizioni, che deve essere costruito nel paese prima che sul terreno elettorale. Parallelamente proponiamo a tutta la sinistra, da Sel alle forze alla nostra sinistra, di formare un polo della sinistra italiana perché questo centrosinistra è totalmente inadeguato per rispondere alle richieste degli studenti e anche a quelle degli operai. Occorre costruire un fronte democratico per sconfiggere Berlusconi e un polo della sinistra per sconfiggere anche il berlusconismo.

X Liberazione: Domenico Lucano, sindaco di Riace

Intervista a Domenico Lucano, sindaco di Riace

di Stefano Galieni su Liberazione del 23 settembre 2010

«In fondo noi di Riace e voi di “Liberazione” siamo una metafora del presente. Siamo esperienze di resistenza che tentano di mantenere l’utopia di una sinistra che oggi ancora non c’è». A parlare è Domenico Lucano, dal 2004 sindaco di Riace, paesino della Locride un tempo noto soprattutto per gli splendidi bronzi riemersi sulle sue coste, ora esempio concreto di come far diventare l’accoglienza, l’asilo politico, il turismo compatibile, la lotta alla criminalità e alla speculazione elementi di valorizzazione. Chi ha impattato più di 10 anni fa nella carica emotiva e nell’intelligenza politica di Domenico non si stupisce. Riace è ancora un paese di emigrazione, le coste della sua “marina” sono state devastate da costruzioni incompiute, la parte a monte (Riace Superiore) era condannata allo spopolamento. Sembrava il sogno di pochi utopisti, restaurare vecchie case, ospitarci profughi entrare nei progetti per l’asilo e realizzare dal basso forme di solidarietà e di accoglienza non fondate sulla carità:«Le persone non sono stupide come ci fanno credere – continua Domenico – hanno vissuto l’arrivo di kurdi, palestinesi, afghani come una questione anche politica, hanno riconosciuto il diritto alla libertà e alla pace per cui questi uomini e queste donne sono fuggiti e questo ha portato a non avere mai reali conflitti». All’inizio una associazione “Città Futura”, poi l’impegno in politica senza perdere di vista i bisogni delle persone e una ricostruzione dell’identità del paese degli antichi edifici del borgo e degli antichi mestieri, col risultato che migliaia di persone, hanno cominciato a visitare con continuità Riace e a goderne della ospitalità. Dal 2004 Domenico Lucano è sindaco, due elezioni vinte malgrado un appoggio forse non sufficiente di gran parte delle forze politiche della sinistra, per arrivare ad oggi.«Ora ospitiamo circa 200 persone, provenienti da Iraq, Palestina, Corno D’Africa, Afghanistan – dice il sindaco – La giunta regionale precedente ha emanato una bella legge per l’accoglienza partendo dalla nostra storia, ma poi concretamente non ha fatto molto. Il presidente della Regione che c’è ora, Scopelliti, proveniente dalla destra estrema, non ha mai accettato un incontro. Nel frattempo in Italia sono passate leggi terribili. Mi capita di andare al Nord e di vedere manifesti contro gli immigrati, ordinanze assurde e penso che chi amministra lì in realtà odi la vita intera e le persone». Domenico Lucano lega la sua esperienza personale e collettiva ad un contesto più ampio di Riace: «La sinistra disperata e immaginaria che dobbiamo ricostruire passa per una ricostruzione di spazi democratici in cui si mettano al centro i richiedenti asilo, i diritti delle fasce più deboli, la lotta sociale alla criminalità organizzata, ma anche per spazi di controinformazione. Per questo quando mi domandate del destino di “Liberazione” posso solo dire che bisogna aiutarci a resistere. Voi siete stati i primi a dare spazio alla nostra esperienza solidale, una volta ci avete anche dato la prima pagina. Questo in un mondo in cui sembra che le cose importanti sembrano essere altre. Come possiamo non sentirci al vostro fianco?». Domenico Lucano è stato nominato, unico italiano fra i 23 finalisti, del “World Mayor Prize”, il premio per il miglior sindaco del mondo, la cui raccolta si chiude in queste ore, a cui concorrono anche il sindaco di Città del Messico e quello di Mumbay. L’esperienza di Riace è uscita dalla dimensione italiana anche grazie al “corto” Il Volo, realizzato dal regista tedesco Wim Wenders che si è innamorato di questo paesino di 4000 abitanti e dei suoi vicoli. Domenico, Mimmo per gli amici non accetta di pensarlo come un risultato individuale. «Sono passati, siete passati in tanti a Riace a portare un contributo, a offrire uno spunto, penso a compagni che non ci sono più come Dino Frisullo che mi ha insegnato a guardare con lo sguardo degli ultimi a compagni che malgrado gli anni hanno continuato a resistere, qui materialmente o tentando di mantenere questa idea nobile della politica nei posti in cui vivono». Mimmo si è trovato ad affrontare anche molti problemi: una famiglia serba, madre e 6 minori era stata mandata a Bolzano, uno dei Comuni più ricchi d’Italia per inserirsi. Li hanno rimandati a Riace, uno dei Comuni più poveri dove, anche se i bilanci sono magri, li hanno ripresi. Questa estate i 40 bambini -28 migranti – di Riace sono stati portati al mare tutti i giorni con un pulmann, lo hanno ritenuto un dovere fondamentale. «Sapevamo di essere da soli – dice il sindaco – e ogni tanto ci prende anche lo scoramento ma poi ci si accorge che a voler costruire esperienze positive e in controtendenza, a cercarci e ad incontrarsi con noi, sono, siete in tanti e allora significa che vale la pena continuare a lottare. Io vengo dalla sinistra estrema, da Lotta Continua e dall’Autonomia, e credo che chi come noi vuole cambiare il mondo abbia gli anticorpi necessari per non farsi corrompere dalle istituzioni, dai poteri collusi che in queste zone cercano di comandare tutto. Giornali come Liberazione danno anche un senso a queste nostre piccole resistenze, le fanno giungere in tutto un Paese, fanno riflettere, permettono di relazionarci e di non restare isolati. Per questo dovete assolutamente continuare a vivere e a parlare, come fate di rifugiati e di migranti, di razzismo e di accoglienza, della ricchezza che nasce dall’incontro e dell’odio che nasce dall’egoismo, di lavoro e di bisogno di cambiare il mondo. Siete importanti più di quanto crediate».

Solidarietà con chi difende la dignità dei lavoratori. Anche nel settore militare

di Alessandro Leoni (Resp. nazionale Dipartimento Apparati dello Stato del PRC) su Liberazione del 14 settembre 2010

Il maresciallo dei Carabinieri – in servizio attivo – Vincenzo Bonaccorso rischia, entro la fine del mese, di subire una dura sanzione quale la “consegna di rigore”, ovvero la traduzione militare degli “arresti domiciliari”. Se per i civili tale pesante limitazione della libertà necessita di una decisione del magistrato, per i militari e perciò anche per i Carabinieri, tale provvedimento dipende più semplicemente e arbitrariamente dalla decisione del grado gerarchico superiore! La cosa ancor più eclatante è la motivazione, ufficiale, di tale minacciato duro provvedimento repressivo: il maresciallo Vincenzo Bonaccorso avrebbe violato la Legge “382/1979” che regolamenta la disciplina militare avendo partecipato, come invitato, a due convegni internazionali (Bruxelles, novembre 2009 e Berlino, marzo 2010 ) organizzati da “Euromil” sul tema dei diritti dei lavoratori militari. Continua la lettura di Solidarietà con chi difende la dignità dei lavoratori. Anche nel settore militare