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Mille passi con Giuseppe Fava

“Ciao Carla, dove vai?”.

“Con gli altri ragazzi del collettivo, andiamo al corteo per Giuseppe Fava”.

iSiciliani in corteo
iSiciliani in corteo

Provate a immaginare che questo dialogo fra due ragazzi sia vero. Provate a immaginare una piazza piena di uomini, donne, ragazzi, e perché no, tanti bambini. Provate a immaginare che tutta questa gente si incammini da quella piazza verso un preciso punto della città, il luogo simbolo della lotta alla mafia. Macchiato dal sangue di un uomo che denunciò, insieme ai suoi carusi, la presenza della mafia a Catania. Un uomo che per aver detto questa verità fu ucciso dal clan Santapaola, esecutore materiale. Continua la lettura di Mille passi con Giuseppe Fava

A Catania avanza il degrado della giunta Bianco

La presenza di noti pregiudicati indiziati di numerosi reati, e tra questi quello più’ grave di associazione per associazione a delinquere di stampo mafioso, nella gestione comunale delle spiagge e dei solarium catanesi, non può’ essere rimossa ne’ de rubricata. A Catania siamo ad un ulteriore passaggio del degrado che caratterizza la Giunta guidata da Enzo Bianco. Al succedersi imperterrito della narrazione propagandistica sulle magnifiche sorti progressive della rinascita e di una nuova stagione di sviluppo e di successi della Milano del Sud, fa da contraltare la condizione materiale di squallore della vita urbana, il disastro dei trasporti pubblici e della pulizia delle strade. Per sopperire ad una verticale caduta del consenso, si ricorre al rilancio delle peggiori pratiche clientelari e ci si accompagna alla frequentazione, elettoralmente fruttuosa, di personaggi quantomeno ambigui e della zona grigia. Siamo al fallimento, oltre che sociale ed economico, soprattutto morale di quelle politiche liberiste di cui il Pd e’ il principale interprete in Italia e in Sicilia, qui nella versione grottesca della rivoluzione crocettiana. Invece che a privatizzazioni ed esternalizzazioni dei servizi collettivi, sulle quali le mafie e le imprese parassitarie si stanno ingrassando,occorre tornare alla gestione pubblica e controllata dal basso dei beni comuni. Contro tanta arroganza occorre un sussulto democratico di quanti hanno a cuore la democrazia, l’interesse generale, l’affermazione dei diritti universali, soprattutto di quelle realtà’ che operano contro la mafia e la borghesia mafiosa. Il silenzio reiterato proverebbe una subalterna oggettiva complicità’. Alle istituzioni di controllo della legalità’ corre l’obbligo del loro esercizio. Agli operatori dell’informazione la solidarietà’ piena, per la esposizione a cui si sottopongono.

Mimmo Cosentino,

segretario regionale del Prc Sicilia

il PRC esprime la propria solidarietà ad Antoci

Esprimiamo piena solidarietà al Presidente del Parco dei Nebrodi, oggetto di un vile agguato mafioso. E’ compito delle istituzioni  vigilare sulla destinazione delle risorse pubbliche, sulle quali da tempo e, in diverse realtà, non sempre contrastati, sono in campo gli interessi mafiosi. Non sono sufficienti e non sono risolutive le proposte di militarizzazione con l’intervento dell’esercito, per contrastare la criminalità mafiosa. Anzi possono essere fuorvianti. Occorre potenziare i vincoli legislativi e i controlli, istituzionali e popolari,  a difesa dei territori e dell’ambiente naturale, contro la speculazione affaristica e gli intrecci mafiosi che si sono sviluppati e crescono all’interno della P.A.

  • Maurizio Fazio, responsabile Enti Locali Prc Sicilia
  • Mimmo Cosentino, segretario regionale Prc Sicilia
  • Sonia Spallitta, responsabile Legalità Prc Sicilia

Solidarietà di Paolo FERRERO ai compagni consiglieri comunali Prc di Partinico

Solidarietà ai compagni consiglieri comunali Prc di Partinico

di Paolo Ferrero –

Esprimo la piena vicinanza e solidarietà ai compagni Valentina Speciale e Gianluca Ricupati, consiglieri comunali di Partinico, comune in provincia di Palermo, giunto all’attenzione della cronaca nazionale per la vicenda del direttore di Telejato, Pino Maniaci, autoproclamatosi giornalista antimafia, accusato di estorsione nei confronti dei sindaci di Partinico e del vicino comune di Borgetto. A Partinico i nostri compagni si sono distinti per un’opposizione intransigente contro il sindaco e lottano da anni denunciando il malaffare e le clientele, subendo per questo motivo continui attacchi mediatici da parte di Maniaci. La lotta alla mafia passa per la rimozione delle ingiustizie sociali, dei privilegi, dell’omertà e in questo siamo impegnati, sulle orme del nostro compagno Peppino Impastato: La mafia è una montagna di merda!

45 anni fa l’omicidio del Procuratore della Repubblica Scaglione e dell’agente Lorusso. Commemorazioni a Palermo e Genova

Comunicato stampa:

45 anni fa l’omicidio del Procuratore della Repubblica Scaglione e dell’agente Lorusso. Commemorazioni a Palermo e Genova

 

In Sicilia e in Liguria le manifestazioni per celebrare il quarantacinquesimo anniversario dell’omicidio del Procuratore capo della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, definito – anche in sede giurisdizionale penale – “magistrato integerrimo, dotato di eccezionali capacità professionali e di assoluta onestà morale, persecutore spietato della mafia, le cui indiscusse doti morali e professionali risultano chiaramente dagli atti”.

Il sacrificio del procuratore Scaglione e del suo fedele agente di custodia Antonio Lorusso (uccisi dalla mafia il 5 maggio del 1971 in Via Cipressi a Palermo) sarà ricordato dall’associazione Libera, a Genova, mercoledì 4 maggio, alle ore 17, nella sala convegni della Biblioteca Universitaria (Via Balbi c/o Hotel Columbia). Nell’ambito della commemorazione sarà pure presentata la mostra “900 nomi di vittime della mafia”.

Scaglione e Lo Russo saranno commemorati anche venerdì 6 maggio, alle ore 15.30, nell’Aula magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, in occasione del Convegno dal titolo “I nuovi confini del Diritto Penale”, organizzato dal Centro Siciliano di Studi sulla Giustizia e dall’AIGA.

Una tematica in linea con l’operato del Procuratore Scaglione che svolse altresì, con impegno e dedizione, la funzione di Presidente del Consiglio di Patronato per l’assistenza alle famiglie dei detenuti ed ai soggetti liberati dal carcere, promuovendo, tra l’altro, la costruzione di un asilo nido; per queste attività sociali, gli fu conferito dal Ministero della Giustizia il Diploma di primo grado al merito della redenzione sociale, con facoltà di fregiarsi della relativa medaglia d’oro.

Nella sua lunga carriera di giudice e di pubblico ministero, Scaglione si occupò dei principali misteri siciliani dal dopoguerra al 1971, anno della sua uccisione con l’agente Antonio Lorusso.

In particolare, per quanto riguarda gli “Atti relativi ai mandanti della strage di Portella della Ginestra”, nelle Conclusioni del PM Pietro Scaglione (datate 31 agosto 1953), i moventi principali accreditati furono i seguenti:  la “difesa del latifondo e dei latifondisti”; la lotta “ad oltranza” contro il comunismo che Salvatore Giuliano “mostrò sempre di odiare e di osteggiare”; la volontà da parte dei banditi di accreditarsi come “i debellatori del comunismo”, per poi ottenere l’amnistia; la volontà di “usurpazione dei poteri di polizia devoluti allo Stato”; la “punizione” contro i contadini che allontanavano i banditi dalle campagne.

In relazione agli assassini dei sindacalisti siciliani negli anni Quaranta e Cinquanta, l’allora sostituto procuratore generale Pietro Scaglione chiese l’ergastolo per i boss imputati nel processo per l’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto e il rinvio a giudizio per i sospettati dell’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale. Nelle sue dure requisitorie, il pubblico ministero Scaglione parlò di “febbre della terra” ed esaltò le lotte sindacali.

Secondo quanto scrisse il giornalista Mario Francese (ucciso dalla mafia nel 1979), il Procuratore Pietro Scaglione “fu convinto assertore che la mafia aveva origini politiche e che i mafiosi di maggior rilievo bisognava snidarli  nelle pubbliche amministrazioni. E’ il tempo del cosiddetto braccio di ferro tra l’alto magistrato e i politici, il tempo in cui la “linea” Scaglione portò ad una serie di procedimenti per peculato o per interesse privato in atti di ufficio nei confronti di amministratori comunali e di enti pubblici”. Il riacutizzarsi del fenomeno mafioso, negli anni 1969-1971, “aveva indotto Scaglione ad intensificare la sua opera di bonifica sociale”, infatti, richieste di “misure di prevenzione e procedimenti contro pubblici amministratori ……. hanno caratterizzato l’ultimo periodo di attività del Procuratore capo della Repubblica”. (M. FRANCESE, Il giudice degli anni più caldi, in il Giornale di Sicilia, 6 maggio 1971, p. 3).

In questo contesto – come affermò Paolo Borsellino – “la mafia condusse una campagna di eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte. Isolati, uccisi, quegli uomini furono persino calunniati.  Accadde così per Scaglione […]” (in  La Sicilia, 2 febbraio 1987, p.10)

L’uccisione del Procuratore Scaglione – come scrisse, a sua volta, Giovanni Falcone – ebbe sicuramente “lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino” (in La Posta in gioco, edizioni Bur, 2011, p. 320).

Le causali dell’omicidio del Procuratore Scaglione e del  precedente sequestro del giornalista De Mauro come scrisse lo storico Francesco Renda erano “inequivocabili”: “Si trattava di una ripresa del terrorismo mafioso tipo 1946-1948, non più però contro dirigenti sindacali e politici del mondo contadino, bensì contro la stampa e un corpo essenziale dello Stato, come l’organo giudiziario” (in Storia della mafia. Come, dove, quando, Palermo, Sigma edizioni, 1997, p. 374).

Infine, con Decreto del Ministero della Giustizia del 1991, previo parere favorevole del Consiglio Superiore della Magistratura, Pietro Scaglione fu riconosciuto “magistrato caduto vittima del dovere e della mafia

 

3 maggio 2016

I familiari del Procuratore Scaglione

Prof. Antonio Scaglione