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Indivisibili report fotografico dal corteo e intervista a Mimmo Lucano

INTERVISTA A DOMENICO LUCANO CHE PARTECIPERÀ ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL DLSALVINI

 

《Dall’esilio forzato di Caulonia, stamane, Mimmo Lucano prenderà il treno direzione Roma Termini per il corteo contro il razzismo e il decreto Salvini, per l’accoglienza e la regolarizzazione dei migranti, contro l’esclusione sociale, i respingimenti, le espulsioni e gli sgomberi. Un corteo per esprimere solidarietà e chiedere la libertà senza restrizioni per il sindaco di Riace, che al termine parlerà dal palco di piazza San Giovanni. Lucano, alla vigilia, ci racconta le ragioni della sua partecipazione a un mese ormai dalla manifestazione di Riace in suo sostegno.

Sindaco, oggi sarà in testa al corteo degli “indivisibili”.

Intanto non sarò in testa, non sono un’avanguardia di nulla ma insieme ai tanti che si ribellano a questa barbarie scendo oggi in piazza per riaffermare i valori della Costituzione nata dalla lotta dei partigiani. C’è un popolo in viaggio affamato di umanità. È un processo globale che investe l’Africa, l’America con le carovane che dall’Honduras muovono verso gli Stati uniti. Riace parla all’America e viceversa. Sono processi storici che nessuno potrà fermare. Oggi scorrerà per le vie di Roma un fiume di solidarietà, di associazioni, movimenti, di persone semplici, di tanti ‘zero’ come ci ha definiti Salvini, che marceranno nel nome di una umanità solidale che deve essere riaffermata per contrastare l’attuale onda nera che attraversa il mondo.

Dal giorno dell’esilio da Riace non si è fermato un attimo. Prima l’invito di Fabio Fazio in Rai, poi il bagno di folla a Milano. Sabato prossimo sarà a Torino a ricevere la tessera onoraria dell’Associazione nazionale partigiani insieme a Ilaria Cucchi e Ugo Nespolo, oltre ad altre decine di iniziative in giro per l’Italia. Che effetto fa?

Ho capito che c’è un popolo in ogni città che non si rassegna a questa regressione delle coscienze e a questa barbarie. L’idea Riace, e sottolineo ‘l’idea’ visto che aborro il termine ‘modello’, ovvero l’accoglienza spontanea, legata a un’utopia sociale, è viva più che mai.

Proprio a Milano mi sono emozionato perché l’invito mi è stato fatto da Franco Calamida, colui che a Milano nel 1978 subito dopo la morte di Peppino Impastato fece con i militanti di Democrazia Proletaria un comizio in suo onore. Sono queste le persone a cui mi sento particolarmente affezionato, penso a Dino Frisullo e Alfonso Di Stefano, grazie a loro mi sono innamorato della causa curda, della causa afgana, di quella palestinese. La lotta contro la mafia, per una nuova umanità contro tutti i razzismi ha caratterizzato la mia vita. Una vita improntata alle pratiche quotidiane di lotta e non alla teorie astratte. Occorre un protagonismo delle masse ormai non più rinviabile. Tra la Cinisi del 1978 e la Riace degli anni duemila c’è un filo rosso di umanità, di opposizione alle mafie e alle ingiustizie. Contro il razzismo e contro il fascismo che purtroppo è tremendamente attuale. I fratelli africani che vivono a Riace, molti dei quali vengono dall’Eritrea, dall’Etiopia e dalla Libia, mi ripetono sempre che nei provvedimenti di Minniti e Salvini vedono un salto a ritroso, al fascismo delle guerre coloniali e rivedono le spettro di Mussolini. Così come nelle baraccopoli di Rosarno e nelle tendopoli di San Ferdinando rivedono un disegno della storia che pensavano fosse cancellato per sempre.

I migranti in queste ore iniziano ad andar via da Riace per effetto della circolare ministeriale del 9 ottobre. Come si sente?

Mi sento di dire che la terra dell’accoglienza è come un viaggio, che c’è chi va, c’è chi viene e c’è chi torna. Ma è un viaggio inarrestabile, che nessuno potrà dirottare. Sono certo che i fratelli che in queste ore sono costretti ad abbandonare Riace tra un po’ ritorneranno. Così come voglio ritornarci io.

Quanto e cosa le manca di Riace?

Mi manca essere coinvolto, specialmente in questo periodo così delicato. Deve capire che sono momenti drammatici, pieni di pathos e mi manca la possibilità di continuare ad incidere nei processi di accoglienza. Spero con tutto il cuore di tornarci. Perché in tutto il mondo è in atto una caccia all’immigrato, una violazione gigantesca dei diritti umani. Mi vengono alla mente i casi di Becky Moses e Soumayla Sacko morti entrambi per il clima d’odio fomentato dagli attuali governanti. Le persone ormai sono solo dei numeri, delle pratiche da snellire, in mano a squallide burocrazie. Ma le persone non sono oggetti, sono corpi vivi, con i loro occhi, con i loro sorrisi, con i loro cuori che battono. E tutto ciò non ha colore o discriminazioni etnico-religiose, ma una unica sola razza: quella umana.

Una volta conclusa questa grottesca vicenda giudiziaria, come immagina il futuro politico di Mimmo Lucano?

Io non voglio essere né segretario, né candidato di alcun partito. Io vivo e lotto per un’utopia, per un sogno. E se proprio qualcuno mi vuole accostare a un partito, è un partito che non c’è più, quello di Dino Frisullo e Peppino Impastato: Democrazia Proletaria.》

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Rifondazione in piazza con i solidali e contro i sequestratori di Stato

Domani le antirazziste e gli antirazzisti siciliani saranno in piazza a pretendere la liberazione dei richiedenti asilo e dell’equipaggio dell’imbarcazione della guardia costiera italiana Diciotti. Ci saremo per chiedere le dimissioni e l’incriminazione del Ministro dell’ Interno Salvini per il reato di sequestro di persona. Non é possibile che chi é al Viminale svolga la sua campagna elettorale permanente disobbedendo alla Carta costituzionale e alle leggi internazionali
Questo mentre la Sicilia è sempre più impoverita da un governo che nulla ha cambiato.

Accorinti, le magliette non bastano!

NO ALLE GABBIE DI FERRO PER MIGRANTI

Il Circolo P. Impastato del Partito della Rifondazione Comunista di Messina interviene per l’ennesima volta sulla questione dell’hotspot a Messina e continua a dire NO ad una struttura che ha una logica di repressione e controllo dei migranti, insita nella legge sulla sicurezza del 2009 voluta dall’ex ministro Maroni e rafforzata dalla recente legge Minniti-Orlando.

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Messina: Lo sbarco di 1267 uomini e donne

 

Nella settimana di Pasqua, la settimana della resurrezione, nel mar Mediterraneo vengono salvati circa 7 mila persone. Ogni nave di salvataggio viene smistata nei vari porti siciliani. Tra questi c’è anche il molo Norimberga di Messina che accoglie la nave mercantile Panther con circa 1267 persone a bordo. La nave arriva in un lunedì di pasquetta solitario. Le operazioni sin dall’inizio sembrano lente. La solita macchina operativa dell’accoglienza guarda dal molo la nave dalla quale spuntano tanti volti.

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Nuovi hotspot in Sicilia e non solo. Aumenta la confusione fra accoglienza e detenzione

 Nuovi hotspot in Sicilia e non solo. Aumenta la confusione fra accoglienza e detenzione, dalle relocation fallite alle procedure di respingimento.

Il 7 marzo scorso davanti alla Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri, il Capo della Polizia Gabrielli annunciava l’intenzione del governo di aprire nuovi centri Hotspot in Sicilia, nell’ambito di quanto deciso dal Consiglio Europeo nel settembre del 2015 con due decisioni prive di efficacia legislativa ed ancora senza una disciplina interna, in palese violazione dell’art.10 della Costituzione che prevede la riserva di legge in materia di condizione giuridica dello straniero.

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HOTSPOT MESSINA – L’opposizione del PRC cittadino

HOTSPOT MESSINA – L’opposizione del PRC cittadino

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L’hotspot  è una pratica con la quale si distinguono i migranti economici dai richiedenti asilo, con il pretesto di identificare e selezionare i migranti economici per espellerli. Rispetto a questo consideriamo che per fare delle identificazioni occorra molto più tempo che una semplice procedura che già da mesi Frontex opera sulle navi al porto durante gli sbarchi.

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MESSINA, LE FOTO SHOCK: QUEI MINORI STRANIERI NELL’INFERNO DEL PALANEBIOLO, LA TENDOPOLI DELLA VERGOGNA. TRA FANGO E INDIFFERENZA…

Fango, fango e solo fango. Dopo le violente piogge di oggi, si presenta così la tendopoli realizzata nell’ex campo di baseball del Palanebiolo (Annunziata) di Messina, per la “prima accoglienza” dei migranti giunti in Sicilia e da alcune settimane convertita del tutto arbitrariamente a centro per minori stranieri non accompagnati.

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Migranti a Messina, PRC: la città non sia complice di deportazioni

COMUNICATO STAMPA

SBARCO A MESSINA: martedì 30 agosto è arrivata la nave dell’unità marina “Virginio Fasan”, con 1159 migranti salvati in strisce di mare nordafricano durante la scorsa settimana. E’ la prima volta che giunge a Messina una nave con un numero così ingente. Ma è anche la prima volta, dopo più di dieci giorni di silenzio nel mar Mediterraneo, tanto da far sognare la fine degli sbarchi e l’inizio di una politica di ingressi e di accessi umani e inclusivi, che i migranti rimangono sulla nave e scendono a piccoli gruppi. Di fronte a tutto ciò ci si chiede cosa sta succedendo. E’ vero che in questi giorni nei vari porti siciliani i numeri si sono attestati sui mille per ogni porto e ci potrebbe anche essere un problema organizzativo che può far tardare di alcune ore lo sbarco. Ma a Messina fino a stamattina, 1° settembre, il terzo giorno, le persone sulla nave sono ancora centinaia e la macchina tanto oleata delle varie organizzazioni presenti sul molo era ferma e in attesa. Non vorremmo usare parole dure e pesanti, ma ci chiediamo se questo è veramente un uomo. Tanti uomini che dopo giorni e giorni di mare sono accovacciati sulla nave allo scoperto con le coperte addosso e gli uomini di Frontex che li controllano. E’ un uomo quello che alla vista di noi passanti e attivisti dopo tre giorni è ancora accovacciato sul ponte della nave e che a piccoli passi e barcollando scende dalla scaletta della nave per essere accompagnato da un poliziotto verso uno dei bagni chimici e il poliziotto lo attende fuori? Continua la lettura di Migranti a Messina, PRC: la città non sia complice di deportazioni