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Sicilia crocevia del Mediterraneo – Rassegna stampa del seminario

“Sicilia crocevia del Mediterraneo:tra guerre aperte e frontiere chiuse”. Il seminario.

Rifondazione comunista

“Sicilia crocevia del Mediterraneo:tra guerre aperte e frontiere chiuse”. Il seminario

“La Sicilia crocevia del Mediterraneo tra guerre aperte e frontiere chiuse”, il seminario di Rifondazione Comunista a Messina “Più diritti per tutti e no alle logiche dell’emergenza e dello sfruttamento dei migranti”
Lunedì, 1. Febbraio 2016 – 10:26
Categoria: politica

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Contro il fondamentalismo del mercato e contro una politica securitaria che alimenta falsità sui profughi e sui migranti in funzione di un business senza scrupoli e dello sfruttamento.  Mentre nuove guerre sono alle porte, in una logica emergenziale che sopprime diritti e libertà, la Sicilia è da anni luogo privilegiato dal quale fare partire droni e altri strumenti di guerra, in un territorio militarizzato e sempre più desertificato sul piano del welfare, senza distinzioni arbitrarie nel precariato tra italiani e immigrati. Tutti vittime di una politica che ha abdicato al proprio ruolo, tra pericoli di disastri ambientali e bellici e una propaganda che favorisce i conflitti tra i poveri e gli emarginati, senza dimenticare i tanti esempi siciliani nel segno di una falsa accoglienza di chi arriva disperato da Paesi in guerra. Da questo quadro drammatico bisogna ripartire per invertire la rotta, ricostruire spazi pubblici di confronto e informare correttamente l’opinione pubblica. Sono queste le conclusioni del seminario regionale su “La Sicilia crocevia del Mediterraneo tra guerre aperte e frontiere chiuse”, promosso sabato 30 gennaio, al Salone delle Bandiere del Comune di Messina, dal partito della Rifondazione Comunista.

Introdotto da Mimmo Cosentino, segretario regionale del Prc, e coordinato da Alfredo Crupi, segretario della Federazione Prc di Messina, il confronto ha visto come relatori il docente universitario Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo), presidente dell’Associazione “Diritti e Frontiere”; Giovanni Calcara, segretario della Commissione nazionale Giustizia Pace Creato della Famiglia domenicana; Antonio Mazzeo, giornalista; Tania Poguisch, attivista e sociologa; Dario Pruiti, presidente dell’Arci Catania; Giovanna Vaccaro (Osservatorio sulla migrazione Borderline). Le conclusioni sono state affidate a Stefano Galieni, responsabile nazionale sull’immigrazione del Partito della Rifondazione Comunista.

Se il segretario regionale Cosentino ha anticipato i temi essenziali che hanno ispirato il seminario,  Fulvio Vassallo Paleologo ha evidenziato che “il messaggio che passa a livello di opinione pubblica è che la sicurezza debba passare dalla militarizzazione dei territori, con provvedimenti di respingimento che costringono alla clandestinità i migranti. Occorre fare un enorme lavoro culturale contro questi messaggi di paura  e queste politiche securitarie che alimentano la paura, preparandoci alla futura guerra in Libia. Dopo Parigi, l’Europa ha sbarrato le sue porte, mentre gli hotspot in Sicilia sono luoghi che producono clandestinità. Pensiamo a Messina, ad esempio – ha aggiunto il docente universitario – che ha una caserma a Bisconte e una tendopoli al PalaNebiolo: luoghi che hanno prodotto clandestinità e che ora diventeranno luoghi di detenzione. Lo dobbiamo dire con forza a sindaco e prefetto: la tendopoli è da chiudere e l’accoglienza non può diventare detenzione e trattenimento, nella logica delle caserme. In realtà, Messina è un luogo di passaggio nello smistamento, nella criminalizzazione ed emarginazione dei migranti. In questo clima di guerra, le commissioni respingono sempre di più i migranti, ovvero non li riconoscono come rifugiati, e ciò favorisce una maggiore presenza dei cosiddetti irregolari sul territorio.  Si alimenta così – ha osservato Vassallo Paleologo –  lo scontro in strada tra cittadini e migranti e la facile equazione diventa migrante uguale terrorista, in un clima di sfiducia reciproca”.

Subito dopo,  il domenicano Giovanni Calcara (Parrocchia San Domenico Dazio di Messina) ha rilevato che “se un prete educa i cittadini ai diritti diventa scomodo. Come ha sottolineato Papa Francesco, la dottrina sociale della Chiesa è il Vangelo. Purtroppo però il mondo va in un’altra direzione e il razzismo si nutre anche delle mancate risposte ai cittadini sfrattati e alle storture della legge. Al contrario, San Tommaso d’Aquino già scriveva di destinazione universale dei beni, autodeterminazione dei popoli e redistribuzione delle risorse, nel rispetto di tutte le culture”.

A sua volta, Giovanna Vaccaro ha raccontato delle esperienze sul campo dell’Osservatorio sulla migrazione Borderline: “Molti rifugiati vengono arbitrariamente considerati migranti economici e quindi respinti perché non messi in condizione di poter fare valere i propri diritti. In seguito al decreto di respingimento, vagano per strada senza tutele, spesso senza sapere che possono fare ricorso entro trenta giorni. Tra i tanti casi, ho seguito in prima persona la vicenda incredibile di un minore respinto a Lampedusa e che viveva per strada a Milano”.

Da parte sua, Alfredo Crupi ha introdotto il giornalista e attivista Antonio Mazzeo, ricordando l’attuale assenza del movimento pacifista: “Ci troviamo di fronte – ha esordito Mazzeo – a una guerra globale e permanente. Tuttavia, la sinistra non ha colto l’attuale situazione internazionale: nemmeno nei periodi peggiori della guerra fredda ci si era trovati in questo baratro. In particolare – ha continuato Mazzeo – i droni rappresentano oggi una cesura nella storia dell’umanità. La scelta di farli partire dalla Sicilia, però, non è nell’agenda politica nazionale. Il drone delega a un sistema informatico la scelta di uccidere. La novità è l’intelligenza artificiale, nell’ambito di circuiti chiusi come il Muos, in vista di una tragedia planetaria che potrebbe avere nel 2048 il suo culmine”.

Il presidente dell’Arci di Catania, Dario Pruiti, ha invece raccontato le “esperienze di scambio e integrazione lontane dalle logiche dell’emergenza e del business. Un’altra accoglienza è possibile e il nostro è un percorso politico antitetico agli Sprar e a un mercato che genera sfruttamento”. Un tema che sta a cura anche all’attivista e sociologa messinese Tania Poguisch, che ha dichiarato: “Messina non ha saputo fare accoglienza. Con la deputata regionale Valentina Zafarana, ho partecipato alle ispezioni in una palestra e nelle varie strutture. Il risultato? Constatare il fallimento di qualsiasi politica dell’accoglienza. L’amministrazione comunale ha delegato alla prefettura la gestione e non ha saputo farsi portatrice di un’altra visione culturale. Io ho girato i vari centri in Sicilia: si tende a rendere infantile il migrante e a portarlo alla disperazione, come dimostrano i tre suicidi a Mineo”.

Infine, le conclusioni di Stefano Galieni, responsabile nazionale sull’immigrazione del Partito della Rifondazione Comunista: “Oggi il catastrofismo è legittimo, per le sorti del pianeta, tra sessanta milioni di profughi, disastri ambientali e  umanitari. Ma non ci rassegniamo. La miseria di profughi e migranti serve a garantire il benessere occidentale.  Bisognerebbe invece garantire il diritto a spostarsi, aumentare la spesa sociale e stroncare quella militare, senza fare del profugo il capro espiatorio. Noi abbiamo grandi responsabilità: se vogliamo contrastare questo scenario catastrofico e il fondamentalismo del mercato, occorre reimparare a fare sognare le persone e ritrovare le forme per organizzarci, ricostruendo spazi pubblici di democrazia”, ha concluso Stefano Galieni.

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LA SICILIA CROCEVIA DEL MEDITERRANEO TRA GUERRE APERTE E FRONTIERE CHIUSE

A Messina il seminario di Rifondazione Comunista: “Più diritti per tutti e no alle logiche dell’emergenza e dello sfruttamento dei migranti”.

“Contro il fondamentalismo del mercato e contro una politica securitaria che alimenta falsità sui profughi e sui migranti in funzione di un business senza scrupoli e dello sfruttamento.  Mentre nuove guerre sono alle porte, in una logica emergenziale che sopprime diritti e libertà, la Sicilia è da anni luogo privilegiato dal quale fare partire droni e altri strumenti di guerra, in un territorio militarizzato e sempre più desertificato sul piano del welfare, senza distinzioni arbitrarie nel precariato tra italiani e immigrati. Tutti vittime di una politica che ha abdicato al proprio ruolo, tra pericoli di disastri ambientali e bellici e una propaganda che favorisce i conflitti tra i poveri e gli emarginati, senza dimenticare i tanti esempi siciliani nel segno di una falsa accoglienza di chi arriva disperato da Paesi in guerra. Da questo quadro drammatico bisogna ripartire per invertire la rotta, ricostruire spazi pubblici di confronto e informare correttamente l’opinione pubblica”. 
Sono queste le conclusioni del seminario regionale su “La Sicilia crocevia del Mediterraneo tra guerre aperte e frontiere chiuse”, promosso sabato 30 gennaio, al Salone delle Bandiere del Comune di Messina, dal partito della Rifondazione Comunista. Introdotto da Mimmo Cosentino, segretario regionale del Prc, e coordinato da Alfredo Crupi, segretario della Federazione Prc di Messina, il confronto ha visto come relatori il docente universitario Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo), presidente dell’Associazione “Diritti e Frontiere”; Giovanni Calcara, segretario della Commissione nazionale Giustizia Pace Creato della Famiglia domenicana; Antonio Mazzeo, giornalista; Tania Poguisch, attivista e sociologa; Dario Pruiti, presidente dell’Arci Catania; Giovanna Vaccaro (Osservatorio sulla migrazione Borderline). Le conclusioni sono state affidate a Stefano Galieni, responsabile nazionale sull’immigrazione del Partito della Rifondazione Comunista.
Se il segretario regionale Cosentino ha anticipato i temi essenziali che hanno ispirato il seminario, Fulvio Vassallo Paleologo ha evidenziato che “il messaggio che passa a livello di opinione pubblica è che la sicurezza debba passare dalla militarizzazione dei territori, con provvedimenti di respingimento che costringono alla clandestinità i migranti. Occorre fare un enorme lavoro culturale contro questi messaggi di paura  e queste politiche securitarie che alimentano la paura, preparandoci alla futura guerra in Libia. Dopo Parigi, l’Europa ha sbarrato le sue porte, mentre gli hotspot in Sicilia sono luoghi che producono clandestinità. Pensiamo a Messina, ad esempio – ha aggiunto il docente universitario – che ha una caserma a Bisconte e una tendopoli al PalaNebiolo: luoghi che hanno prodotto clandestinità e che ora diventeranno luoghi di detenzione. Lo dobbiamo dire con forza a sindaco e prefetto: la tendopoli è da chiudere e l’accoglienza non può diventare detenzione e trattenimento, nella logica delle caserme. In realtà, Messina è un luogo di passaggio nello smistamento, nella criminalizzazione ed emarginazione dei migranti. In questo clima di guerra, le commissioni respingono sempre di più i migranti, ovvero non li riconoscono come rifugiati, e ciò favorisce una maggiore presenza dei cosiddetti irregolari sul territorio.  Si alimenta così – ha osservato Vassallo Paleologo –  lo scontro in strada tra cittadini e migranti e la facile equazione diventa migrante uguale terrorista, in un clima di sfiducia reciproca”.
Subito dopo, il domenicano Giovanni Calcara (Parrocchia San Domenico Dazio di Messina) ha rilevato che “se un prete educa i cittadini ai diritti diventa scomodo. Come ha sottolineato Papa Francesco, la dottrina sociale della Chiesa è il Vangelo. Purtroppo però il mondo va in un’altra direzione e il razzismo si nutre anche delle mancate risposte ai cittadini sfrattati e alle storture della legge. Al contrario, San Tommaso d’Aquino già scriveva di destinazione universale dei beni, autodeterminazione dei popoli e redistribuzione delle risorse, nel rispetto di tutte le culture”. A sua volta, Giovanna Vaccaro ha raccontato delle esperienze sul campo dell’Osservatorio sulla migrazione Borderline: “Molti rifugiati vengono arbitrariamente considerati migranti economici e quindi respinti perché non messi in condizione di poter fare valere i propri diritti. In seguito al decreto di respingimento, vagano per strada senza tutele, spesso senza sapere che possono fare ricorso entro trenta giorni. Tra i tanti casi, ho seguito in prima persona la vicenda incredibile di un minore respinto a Lampedusa e che viveva per strada a Milano”.
Da parte sua, Alfredo Crupi ha introdotto il giornalista e attivista Antonio Mazzeo, ricordando l’attuale assenza del movimento pacifista: “Ci troviamo di fronte – ha esordito Mazzeo – a una guerra globale e permanente. Tuttavia, la sinistra non ha colto l’attuale situazione internazionale: nemmeno nei periodi peggiori della guerra fredda ci si era trovati in questo baratro. In particolare – ha continuato Mazzeo – i droni rappresentano oggi una cesura nella storia dell’umanità. La scelta di farli partire dalla Sicilia, però, non è nell’agenda politica nazionale. Il drone delega a un sistema informatico la scelta di uccidere. La novità è l’intelligenza artificiale, nell’ambito di circuiti chiusi come il Muos, in vista di una tragedia planetaria che potrebbe avere nel 2048 il suo culmine”.
Il presidente dell’Arci di Catania, Dario Pruiti, ha invece raccontato le “esperienze di scambio e integrazione lontane dalle logiche dell’emergenza e del business. Un’altra accoglienza è possibile e il nostro è un percorso politico antitetico agli Sprar e a un mercato che genera sfruttamento”. Un tema che sta a cura anche all’attivista e sociologa messinese Tania Poguisch, che ha dichiarato: “Messina non ha saputo fare accoglienza. Con la deputata regionale Valentina Zafarana, ho partecipato alle ispezioni in una palestra e nelle varie strutture. Il risultato? Constatare il fallimento di qualsiasi politica dell’accoglienza. L’amministrazione comunale ha delegato alla prefettura la gestione e non ha saputo farsi portatrice di un’altra visione culturale. Io ho girato i vari centri in Sicilia: si tende a rendere infantile il migrante e a portarlo alla disperazione, come dimostrano i tre suicidi a Mineo”.
Infine, le conclusioni di Stefano Galieni, responsabile nazionale sull’immigrazione del Partito della Rifondazione Comunista: “Oggi il catastrofismo è legittimo, per le sorti del pianeta, tra sessanta milioni di profughi, disastri ambientali e  umanitari. Ma non ci rassegniamo. La miseria di profughi e migranti serve a garantire il benessere occidentale.  Bisognerebbe invece garantire il diritto a spostarsi, aumentare la spesa sociale e stroncare quella militare, senza fare del profugo il capro espiatorio. Noi abbiamo grandi responsabilità: se vogliamo contrastare questo scenario catastrofico e il fondamentalismo del mercato, occorre reimparare a fare sognare le persone e ritrovare le forme per organizzarci, ricostruendo spazi pubblici di democrazia”, ha concluso Galieni.
http://magazinepausacaffe.blogspot.it/2016/02/la-sicilia-crocevia-del-mediterraneo.html
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 http://www.la-cronaca.it/news/2551687
http://www.strill.it/citta/2016/02/messina-concluso-il-seminario-la-sicilia-crocevia-del-mediterraneo-tra-guerre-aperte-e-frontiere-chiuse/

LA SICILIA CROCEVIA DEL MEDITERRANEO TRA GUERRE APERTE E FRONTIERE CHIUSE

SEMINARIO REGIONALE

LA SICILIA CROCEVIA DEL MEDITERRANEO TRA GUERRE APERTE E FRONTIERE CHIUSE

 MESSINA

MUNICIPIO, SALONE DELLE BANDIERE

Ore 9,30-14

Presiede: Alfredo Crupi, segretario fed. Prc Messina

Introduce: FULVIO VASSALLO PALEOLOGO, Università di Palermo, Presidente Associazione diritti e frontiere

Intervengono:

Giovanni Calcara, segretario commissione nazionale Giustizia Pace Creato della Famiglia domenicana; Mimmo Cosentino, segr. reg. Prc; Antonio Mazzeo, giornalista; Pietro Milazzo, cord. reg. Democrazia e Lavoro, Cgil; Tania Poguisch, attivista; Dario Pruiti, Presidente Arci Catania; Valentina Spata, Possibile, Sicilia; Giovanna Vaccaro, Borderline.

 

Conclude: STEFANO GALIENI, responsabile naz. Immigrazione Prc

Evento su facebook

Fumetta (PRC): il consigliere leghista Calì è politicamente incompatibile con il suo incarico all'interno della Consulta delle Culture di Palermo

Palermo 23 gennaio – Al di là della disperata ricerca di qualche riga di pubblicità sui giornali – dichiara Vincenzo Fumetta della segreteria regionale di Rifondazione Comunista Sicilia – le prime dichiarazione pubbliche del consigliere comunale Giorgio Calì, il neo leghista palermitano folgorato sulla strada della nuova xenofobia che avanza, lo rendono politicamente incompatibile con il suo incarico di consigliere comunale facente parte della Consulta delle Culture di Palermo.
Ricordo al consigliere leghista – continua Fumetta – che il progetto della Consulta delle Culture è nato per facilitare l’integrazione politica e sociale dei migranti che risidedono nella nostra città, e non certo per aiutarli a casa loro, come ha dichiarato lo stesso Calì. L’integrazione tra culture e la solidarietà tra diversi sono i compiti principali per cui lavora la Consulta delel Culture, e questo è incompatibile con il concetto di emarginazione dello straniero su cui la Lega fonda la sua ideologia.

Per queste ragioni, pur nel leggittimo ravvedimento politico del consigliere Calì – conclude Fumetta – sarebbe opportuno che lo stesso ritrovi un minimo di coerenza e si dimetta dall’incarico che ricopre all’interno della Consulta delle Culture, in alternativa deve essere il Consiglio Comunale di Palermo a rimuoverlo nominando un altro consigliere comunale, perchè il quarto pilastro della politica cittadina deve lavorare con la serenità e con la consapevolezza che tutti i loro membri, pur nelle differenze culturali e politiche, lavorano per uno scopo comune.

Accoglienza dei migranti e richiedenti asilo, Circolo “P. Impastato” (Messina): no alla gestione delle prefetture

Negli ultimi mesi è aumentato il numero di persone (uomini, donne anche gestanti e bambini) che tentano di arrivare in Italia e si scontrano con una frontiera sempre più militarizzata. Siamo di fronte ad una continua strage del proibizionismo, con il benestare di una politica che vuole solo additare come responsabili dei naufragi i soliti scafisti, spesso a loro volta vittime di un sistema messo in atto dai governanti europei e dal braccio esecutivo del bastione italiano.
In un contesto politico e socio-culturale che perdura da oltre vent’anni nel campo delle politiche migratorie, con un costante uso della forza e del rifiuto dei corpi di donne e uomini e i tanti bambini che ci galleggiano sotto gli occhi, non riusciamo a creare una vera rete di solidarietà e di accoglienza. Un’accoglienza che sappia abbracciare in vari modi la tragedia umana e psicologica delle persone che arrivano e che vengono trattati come non-persone.

Vince la cattiva politica, quella degli accordi bilaterali che l’Italia e l’Europa sottoscrivono con i nuovi regimi dell’altra sponda del Mediterraneo, resta la famigerata legge Bossi- Fini e perdura la solita “accoglienza” con la cabina di regia delle prefetture.
Non solo in Europa non cambia nulla riguardo ai temi del rispetto dei diritti umani e dell’accoglienza, ma rendiamo legali i sistemi di un controllo più ferrato ed infernale in cui stritoliamo le vite di tutte le persone che riescono a giungere nelle nostre coste e che cominciano a vivere un ulteriore calvario fatto di attese e di continui trasferimenti da una città all’altra, con una residenza per non-persone.

A Messina dal mese di ottobre è stato allestito un centro in una struttura sportiva concessa dall’Università di Messina alla Prefettura, struttura dichiarata inagibile dall’ASP dopo che è stata utilizzata per un mese e che nei fatti ha mostrato l’inadeguatezza strutturale e che ha messo in luce l’indegno tentativo di voler stipare persone.
Questa struttura è stata subito rimpiazzata da una tendopoli allestita nello stesso spazio sportivo. Struttura altrettanto inadeguata, ma dove continuano ad essere smistati direttamente dagli sbarchi uomini e donne, anche minori.
Un tipo di accoglienza contro cui il Circolo Peppino Impastato del PRC di Messina si è espresso e contro cui continua a dire che è una vergogna. E’ chiaro che l’accoglienza in mano alle prefetture si inserisce in un processo di militarizzazione del territorio siciliano ed è all’interno di questa logica che il Ministero della Difesa ha messo a disposizione la caserma di Bisconte-Camaro.
Una struttura che può sembrare adeguata ad ospitare persone, ma che risponde alla logica di controllo e di smistamento messa in campo dalla politica nazionale.
Nonostante la mobilitazione di un movimento antirazzista messinese che si oppone a questo tipo di gestione del bisogno umano e sociale di chi migra, la prefettura di Messina continua ad adottare le stesse misure securitarie e continua in maniera imperterrita a ricevere ordini dal Ministero dell’Interno sulla gestione di una non- accoglienza.
Tutto ciò svuota qualsiasi intervento si voglia intraprendere anche a livello di istituzioni locali e nonostante la netta opposizione del sindaco di Messina alla tendopoli, rimane l’amaro in bocca rispetto ad una città che nei momenti delle forti e intense piogge dei giorni scorsi non ha saputo aprire le porte ai bisogni di donne e uomini costretti a dormire nelle tende. Tranne qualche voce isolata rappresentata da poche strutture religiose.
Le soluzioni devono essere quelle di predisporre delle strutture pubbliche e nel centro cittadino, affinché questi giovani in attesa della convocazione della commissione per i richiedenti asilo, stiano in contatto con quelle realtà che possono aiutarli e supportarli in un percorso di inclusione linguistica e sociale.

Crediamo che ovunque occorra ristrutturare il sistema dell’accoglienza, anche perché non dobbiamo consentire la crescita di questi luoghi prefettizi improvvisati e spesso anche sconosciuti, in cui si “gestiscono” vite umane.
Come circolo Peppino Impastato del PRC Messina, ci opponiamo a qualsiasi tentativo che cerca di promuovere una politica dell’esclusione, contro la fabbrica delle leggi che rinforzano gli interventi di Frontex e dell’operazione di Mare Nostrum.

Per questi motivi come partito della rifondazione comunista chiediamo a gran voce che in questa città non si avvii alcuna operazione di accoglienza che non rientri nel rispetto delle Convenzioni Internazionali e della Costituzione Italiana rispetto ai diritti umani.
Non possiamo ammettere che ci sia in nuce la costruzione di un centro come quello del Cara di Mineo, in cui la guerra ai migranti insieme al business degli imprenditori morali del dolore sono diventati il peggiore mix di una accoglienza razzista e disumana.

Chiediamo, in generale, a gran voce che si aprano dei canali umanitari per accogliere coloro che subiscono guerre e persecuzioni e, a livello locale, di operare in una direzione diversa da quella finora messa in atto, affinchè si creino dei veri modelli di accoglienza che possano accompagnare e sostenere nei percorsi di inclusione questi giovani che scappano da situazioni di povertà e di guerre insostenibili.

Gli SPRAR che partiranno da febbraio in tutta Italia potranno accogliere 15 mila persone, un numero esiguo rispetto agli arrivi di questi ultimi mesi, e senza avallare il sentimento che in Italia c’è l’invasione da parte dei migranti, va subito proposta una politica che sposti i fondi del business delle varie leghe COOP, come quella di Lampedusa, a una gestione umana e inclusiva dei richiedenti asilo.

Con la stessa forza intendiamo opporci alla politica italiana ed europea che propone i caccia e i droni contro l’umanità che arriva dalle sponde del Sud del Mediterraneo e che usa la Sicilia come territorio da cui far partire queste operazioni di guerra umanitaria e non di aiuto umanitario.

Circolo PRC “Peppino Impastato” – Messina

Montalto-Diblasi (PRC-Catania): protesta contro il CARA di Mineo

Dopo un drammatico suicidio all’interno del Cara di Mineo la protesta di oggi da parte dei migranti, reclusi in quello che per loro è diventato un vero e proprio carcere a cielo aperto, rappresenta un ulteriore allarme che non può rimanere inascoltato.
Alla rabbia collettiva di chi chiede solo diritti, esplosa oggi nel territorio contiguo al Cara, non si può infatti che rispondere chiudendo una mostruosità giuridica e sociale, inutile e dai costi esorbitanti, che risponde solo agli interessi di chi ha costruito all’interno del centro la sua rete di affari, e concludendo in tempi brevissimi tutte le pratiche di rilascio del diritto d’asilo.
Condanniamo altresì l’assenza delle istituzioni capaci solo di trasformare in un problema di ordine pubblico un dramma permanente che si consuma ogni giorno nel nostro territorio.
Invitiamo infine le cittadine e i cittadini che hanno subito gravi disagi dalla protesta dei migranti ad individuare il vero colpevole nello stato italiano che reclude donne e uomini che il più delle volte vogliono raggiungere i loro cari, che nega diritti e che garantisce solo gli interessi del comitato d’affari permanente della politica e delle cooperative che grazie al Cara di Mineo continuano a fare profitto sulla vita dei nostri fratelli e delle nostre sorelle migranti.

Pierpaolo Montalto, Segretario Provinciale Rifondazione Comunista
Francesco Diblasi, Segretario Rifondazione Comunista Palagonia-Capogruppo del gruppo consiliare Palagonia Bene Comune

Catania, 12 dicembre, dibattito: "migranti, il diritto di esistere" (seguirà cena sociale)

Giovedì 12 novembre, ore 19,30

presso

Circolo PRC Olga Benario, via S. barbara, 28 – Catania

dibattito:
Migranti, il diritto di esistere

introduce: Claudia Urzì (circolo Olga Benario PRC)

intervengono: Barbara Crivelli (rete antirazzista Catania); Hassan Maamri (responsabile area immigrazione Arci Sicilia); Antonella Petrosino (avvocata dei diritti umani); Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo).

A seguire: CENA SOCIALE
cucina casalinga, birra e vino a prezzi popolari

Catania, 12 dicembre, dibattito: "migranti, il diritto di esistere" (seguirà cena sociale)

Giovedì 12 novembre, ore 19,30

presso

Circolo PRC Olga Benario, via S. barbara, 28 – Catania

dibattito:
Migranti, il diritto di esistere

introduce: Claudia Urzì (circolo Olga Benario PRC)

intervengono: Barbara Crivelli (rete antirazzista Catania); Hassan Maamri (responsabile area immigrazione Arci Sicilia); Antonella Petrosino (avvocata dei diritti umani); Fulvio Vassallo Paleologo (Università di Palermo).

A seguire: CENA SOCIALE
cucina casalinga, birra e vino a prezzi popolari

Elezione della Consulta delle Culture – Un’altra politica sull’immigrazione è possibile

Palermo 20 ottobre – Con l’elezione della assemblea della Consulta delle Culture la città di Palermo scrive una pagina importante della sua storia, una pagina che parla di integrazione, di rispetto, di civiltà e di futuro. La giornata di voto è andata al di là di ogni previsione in termini di partecipazione con tantissimi cittadini stranieri che si sono recati alle urne. Con questo atto l’Amministrazione Comunale ha dato un importante segno politico che si contrappone allo spirito delle leggi nazionali sull’immigrazione degli ultimi venti anni. Quella di oggi è la dimostrazione che un’altra politica sull’immigrazione è non solo possibile ma doverosa. 
Vincenzo Fumetta segreteria provinciale Rifondazione Comunista Palermo

"Dallo spirito della Consulta uscirà il sindaco del 2050"

di Gaspare Ingargiola su livesicilia.it, 19 ottobre 2013

L’assessore alla Partecipazione Giusto Catania traccia un primo bilancio in vista del voto che darà vita alla Consulta delle culture: “Siamo in fibrillazione, c’è stata una partecipazione straordinaria e gli uffici comunali hanno lavorato senza sosta per permettere a questi giovani di essere parte attiva della città. Sarà un momento storico”.

PALERMO – “La Consulta delle culture da lunedì sarà la quarta istituzione della città. Siamo tutti in fibrillazione per il voto di domani. Sarà un organo consultivo e propositivo per tutti coloro che hanno una cittadinanza diversa da quella italiana oppure che l’hanno acquisita”. C’è tanto entusiasmo nelle parole dell’assessore alla Partecipazione del Comune di Palermo, Giusto Catania, in vista del voto che eleggerà i 21 membri della Consulta delle Culture, il parlamentino degli stranieri della città di Palermo.

Assessore, come procedono i preparativi in vista del voto di domenica?

“Sto vedendo una partecipazione straordinaria, sono entusiasta. Abbiamo uffici comunali pieni di persone che vogliono ritirare il proprio certificato elettorale per partecipare al voto e chiedono di essere parte attiva di questo processo, che sta andando oltre le nostre stesse aspettative. Ringrazio tutti quelli che ci hanno creduto e i dipendenti comunali che stanno lavorando anche gratuitamente”.

Che significato attribuisce a queste elezioni?

“A Palermo c’è la straordinaria presenza di una comunità attiva e impegnata e lo stiamo vedendo in queste ore di campagna elettorale. Queste persone si stanno impegnando al massimo, si sente che c’era l’esigenza di dar loro una rappresentanza politica ed è un grande paradosso che finora non esistesse. Si sta costruendo un’operazione di grande impatto politico, domenica sarà una giornata storica per la città di Palermo, una giornata che costruirà il futuro della città. Vi dico una cosa: dallo spirito della consulta uscirà il sindaco di Palermo del 2050, quando magari il primo cittadino sarà tamil o bengalese. Sta venendo fuori una seconda generazione di giovani che si sentono palermitani a tutti gli effetti e che hanno una straordinaria voglia di partecipazione. Immagino la città del domani come un luogo dei diritti, della pace e delle contaminazioni culturali. Per questo domani, su iniziativa del Comune, a tutti quelli che si recheranno al seggio sarà consegnata una spilla con la scritta ‘Partecipa’, perchè un domani si possano ricordare di aver preso parte a questo giorno memorabile”.

Come si svolgerà il voto?

“Avremo seggi elettorali in dieci scuole nelle otto circoscrizioni, nella prima e nell’ottava saranno utilizzate due scuole perchè ci sono più elettori. Il corpo elettorale è composto da quasi 23 mila persone ma potrebbe aumentare perchè abbiamo scoperto che circa 4.500 persone regolarmente residenti a Palermo avevano il permesso di soggiorno ma non si erano ancora registrate all’anagrafe. Se si presenteranno oggi entro le 13 in piazza Giulio Cesare e domani dalle 8 alle 20 sia all’ufficio anagrafe in viale Lazio sia in piazza Giulio Cesare faranno ancora in tempo a votare. Voglio aggiungere un’altra cosa. Grazie a questa operazione da lunedì potremo allineare completamente i dati della questura con quelli dell’ufficio anagrafe. Un’operazione di trasparenza importante perchè non ci saranno più persone prive di un riconoscimento del loro status. I candidati sono 44, mi dispiace per gli esclusi degli ultimi giorni ma erano privi di alcuni requisiti e abbiamo dovuto applicare la legge”.

Come funzionerà la Consulta?

“Sarà composta da 21 membri in rappresentanza di sette aree geografiche diverse con un presidente, un vicepresidente e un ufficio di presidenza. Il presidente parteciperà ai lavori del consiglio comunale, dove avrà diritto di parola ma non di voto e sarà portavoce della Consulta. Per questa prima volta il mandato degli eletti durerà quattro anni e l’incarico di presidente sarà rinnovato dopo due. Il prossimo mandato durerà invece cinque anni e l’incarico di presidente sarà rinnovato dopo due anni e mezzo. Facciamo così per agganciare le elezioni della consulta a quelle del prossimo consiglio comunale. Sala delle Lapidi eleggerà tre consiglieri che rappresenteranno il consiglio all’interno della consulta e lo stesso farà la giunta scegliendo un proprio delegato, che può essere lo stesso sindaco, un assessore o una persona scelta dal primo cittadino. L’obiettivo è evitare che la Consulta sia un corpo separato dal resto dell’amministrazione. È fondamentale che questo organismo abbia un rapporto costante e diretto con le altre istituzioni”.

I membri della Consulta avranno un compenso e una sede istituzionale in cui riunirsi?

“Gli eletti non avranno un compenso non per sminuire la loro importanza ma perchè le leggi non lo consentono. Avranno invece una sede istituzionale che sarà Palazzo Cefalà in via Alloro. Al momento si stanno ultimando i lavori di consolidamento del palazzo di modo che la Consulta possa essere subito operativa non appena si sarà insediata. È uno spazio riconsegnato alla città grazie a questa istituzione”.

Dopo le tragedie di Lampedusa si parla molto della legge Bossi-Fini e permessi di soggiorno. Lei crede che questa Consulta e la candidatura di Palermo a Capitale europea della cultura 2019 possano rappresentare un messaggio all’Europa?

“La città di Palermo e il suo sindaco hanno ribadito più volte l’esigenza di abolire il permesso di soggiorno. La Consulta è un segnale che lanciamo per un’altra Europa, dell’accoglienza, dell’intercultura, delle contaminazioni. A noi non piace l’Europa dei rimpatri forzati, del Frontex, della militarizzazione delle frontiere. Così come pensiamo che si debbano abolire la Bossi-Fini e il reato di clandestinità. È possibile costruire un percorso di reale convivenza fra le culture partendo dalle potenzialità che si trovano nelle realtà cittadine. Qui c’è in atto un discorso in controtendenza rispetto a quanto avviene altrove. Noi candidiamo Palermo a capitale europea con questo spirito, fieri di fare un’operazione tra le più avanzate in questo ambito. Spesso si parla male degli immigrati per colpa di 20 delinquenti. Noi abbiamo fatto controlli a tappeto sul certificato penale dei 22 mila aventi diritto. Ebbene solamente 8 sono risultati non in regola con la giustizia, una percentuale molto più bassa degli italiani, a dimostrazione che spesso gli stereotipi sono assolutamente falsi”.

"Dallo spirito della Consulta uscirà il sindaco del 2050"

di Gaspare Ingargiola su livesicilia.it, 19 ottobre 2013

L’assessore alla Partecipazione Giusto Catania traccia un primo bilancio in vista del voto che darà vita alla Consulta delle culture: “Siamo in fibrillazione, c’è stata una partecipazione straordinaria e gli uffici comunali hanno lavorato senza sosta per permettere a questi giovani di essere parte attiva della città. Sarà un momento storico”.

PALERMO – “La Consulta delle culture da lunedì sarà la quarta istituzione della città. Siamo tutti in fibrillazione per il voto di domani. Sarà un organo consultivo e propositivo per tutti coloro che hanno una cittadinanza diversa da quella italiana oppure che l’hanno acquisita”. C’è tanto entusiasmo nelle parole dell’assessore alla Partecipazione del Comune di Palermo, Giusto Catania, in vista del voto che eleggerà i 21 membri della Consulta delle Culture, il parlamentino degli stranieri della città di Palermo.

Assessore, come procedono i preparativi in vista del voto di domenica?

“Sto vedendo una partecipazione straordinaria, sono entusiasta. Abbiamo uffici comunali pieni di persone che vogliono ritirare il proprio certificato elettorale per partecipare al voto e chiedono di essere parte attiva di questo processo, che sta andando oltre le nostre stesse aspettative. Ringrazio tutti quelli che ci hanno creduto e i dipendenti comunali che stanno lavorando anche gratuitamente”.

Che significato attribuisce a queste elezioni?

“A Palermo c’è la straordinaria presenza di una comunità attiva e impegnata e lo stiamo vedendo in queste ore di campagna elettorale. Queste persone si stanno impegnando al massimo, si sente che c’era l’esigenza di dar loro una rappresentanza politica ed è un grande paradosso che finora non esistesse. Si sta costruendo un’operazione di grande impatto politico, domenica sarà una giornata storica per la città di Palermo, una giornata che costruirà il futuro della città. Vi dico una cosa: dallo spirito della consulta uscirà il sindaco di Palermo del 2050, quando magari il primo cittadino sarà tamil o bengalese. Sta venendo fuori una seconda generazione di giovani che si sentono palermitani a tutti gli effetti e che hanno una straordinaria voglia di partecipazione. Immagino la città del domani come un luogo dei diritti, della pace e delle contaminazioni culturali. Per questo domani, su iniziativa del Comune, a tutti quelli che si recheranno al seggio sarà consegnata una spilla con la scritta ‘Partecipa’, perchè un domani si possano ricordare di aver preso parte a questo giorno memorabile”.

Come si svolgerà il voto?

“Avremo seggi elettorali in dieci scuole nelle otto circoscrizioni, nella prima e nell’ottava saranno utilizzate due scuole perchè ci sono più elettori. Il corpo elettorale è composto da quasi 23 mila persone ma potrebbe aumentare perchè abbiamo scoperto che circa 4.500 persone regolarmente residenti a Palermo avevano il permesso di soggiorno ma non si erano ancora registrate all’anagrafe. Se si presenteranno oggi entro le 13 in piazza Giulio Cesare e domani dalle 8 alle 20 sia all’ufficio anagrafe in viale Lazio sia in piazza Giulio Cesare faranno ancora in tempo a votare. Voglio aggiungere un’altra cosa. Grazie a questa operazione da lunedì potremo allineare completamente i dati della questura con quelli dell’ufficio anagrafe. Un’operazione di trasparenza importante perchè non ci saranno più persone prive di un riconoscimento del loro status. I candidati sono 44, mi dispiace per gli esclusi degli ultimi giorni ma erano privi di alcuni requisiti e abbiamo dovuto applicare la legge”.

Come funzionerà la Consulta?

“Sarà composta da 21 membri in rappresentanza di sette aree geografiche diverse con un presidente, un vicepresidente e un ufficio di presidenza. Il presidente parteciperà ai lavori del consiglio comunale, dove avrà diritto di parola ma non di voto e sarà portavoce della Consulta. Per questa prima volta il mandato degli eletti durerà quattro anni e l’incarico di presidente sarà rinnovato dopo due. Il prossimo mandato durerà invece cinque anni e l’incarico di presidente sarà rinnovato dopo due anni e mezzo. Facciamo così per agganciare le elezioni della consulta a quelle del prossimo consiglio comunale. Sala delle Lapidi eleggerà tre consiglieri che rappresenteranno il consiglio all’interno della consulta e lo stesso farà la giunta scegliendo un proprio delegato, che può essere lo stesso sindaco, un assessore o una persona scelta dal primo cittadino. L’obiettivo è evitare che la Consulta sia un corpo separato dal resto dell’amministrazione. È fondamentale che questo organismo abbia un rapporto costante e diretto con le altre istituzioni”.

I membri della Consulta avranno un compenso e una sede istituzionale in cui riunirsi?

“Gli eletti non avranno un compenso non per sminuire la loro importanza ma perchè le leggi non lo consentono. Avranno invece una sede istituzionale che sarà Palazzo Cefalà in via Alloro. Al momento si stanno ultimando i lavori di consolidamento del palazzo di modo che la Consulta possa essere subito operativa non appena si sarà insediata. È uno spazio riconsegnato alla città grazie a questa istituzione”.

Dopo le tragedie di Lampedusa si parla molto della legge Bossi-Fini e permessi di soggiorno. Lei crede che questa Consulta e la candidatura di Palermo a Capitale europea della cultura 2019 possano rappresentare un messaggio all’Europa?

“La città di Palermo e il suo sindaco hanno ribadito più volte l’esigenza di abolire il permesso di soggiorno. La Consulta è un segnale che lanciamo per un’altra Europa, dell’accoglienza, dell’intercultura, delle contaminazioni. A noi non piace l’Europa dei rimpatri forzati, del Frontex, della militarizzazione delle frontiere. Così come pensiamo che si debbano abolire la Bossi-Fini e il reato di clandestinità. È possibile costruire un percorso di reale convivenza fra le culture partendo dalle potenzialità che si trovano nelle realtà cittadine. Qui c’è in atto un discorso in controtendenza rispetto a quanto avviene altrove. Noi candidiamo Palermo a capitale europea con questo spirito, fieri di fare un’operazione tra le più avanzate in questo ambito. Spesso si parla male degli immigrati per colpa di 20 delinquenti. Noi abbiamo fatto controlli a tappeto sul certificato penale dei 22 mila aventi diritto. Ebbene solamente 8 sono risultati non in regola con la giustizia, una percentuale molto più bassa degli italiani, a dimostrazione che spesso gli stereotipi sono assolutamente falsi”.