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Montalto-Diblasi (PRC-Catania): protesta contro il CARA di Mineo

Dopo un drammatico suicidio all’interno del Cara di Mineo la protesta di oggi da parte dei migranti, reclusi in quello che per loro è diventato un vero e proprio carcere a cielo aperto, rappresenta un ulteriore allarme che non può rimanere inascoltato.
Alla rabbia collettiva di chi chiede solo diritti, esplosa oggi nel territorio contiguo al Cara, non si può infatti che rispondere chiudendo una mostruosità giuridica e sociale, inutile e dai costi esorbitanti, che risponde solo agli interessi di chi ha costruito all’interno del centro la sua rete di affari, e concludendo in tempi brevissimi tutte le pratiche di rilascio del diritto d’asilo.
Condanniamo altresì l’assenza delle istituzioni capaci solo di trasformare in un problema di ordine pubblico un dramma permanente che si consuma ogni giorno nel nostro territorio.
Invitiamo infine le cittadine e i cittadini che hanno subito gravi disagi dalla protesta dei migranti ad individuare il vero colpevole nello stato italiano che reclude donne e uomini che il più delle volte vogliono raggiungere i loro cari, che nega diritti e che garantisce solo gli interessi del comitato d’affari permanente della politica e delle cooperative che grazie al Cara di Mineo continuano a fare profitto sulla vita dei nostri fratelli e delle nostre sorelle migranti.

Pierpaolo Montalto, Segretario Provinciale Rifondazione Comunista
Francesco Diblasi, Segretario Rifondazione Comunista Palagonia-Capogruppo del gruppo consiliare Palagonia Bene Comune

Il sindaco Marletta nella giornata mondiale del rifugiato, chiudiamo il "ghetto" di Mineo

Ogni anno nel mondo si celebra, il 20 giugno, la “Giornata del rifugiato”, nata undici anni fa per iniziativa dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) come momento di riflessione sulle difficili scelte che un rifugiato è spesso costretto a fare nel corso della propria vita alla ricerca di protezione.
Per queste ragioni: “Il centro accoglienza migranti di Mineo va chiuso al più presto perché si è rivelata la più grossa presa in giro perpetrata ai danni dei richiedenti asilo e della stessa popolazione locale”. Non ha dubbi il sindaco di Palagonia, Valerio Marletta, che rincara la dose.
“Questa operazione, voluta con forza dal ministro Maroni, rappresenta ormai da due anni una palese speculazione che ha solo messo in moto, portandola a regime, la macchina affaristico clientelare delle emergenze, che tante vergogne a prodotto nel nostro paese”.
“Niente a che vedere con la solidarietà – continua il primo cittadino – solo una gestione speculare di una struttura che sorge in una zona isolata e che può essere paragonata ad un ghetto dove i migranti, chiedenti asilo, vivono come detenuti senza alcun contatto con la popolazione locale”.
“A complicare le cose – sostiene il sindaco – ci si mette anche la burocrazia, perché da mesi la situazione si è praticamente bloccata nell’incertezza dei tempi di definizione delle domande di asilo e la Commissione territoriale ha tempi “elefantiaci” anche per le richieste di soggiorno”.
L’amministrazione comunale di Palagonia – dice ancora il primo cittadino – si schiererà in tutte le sedi contro questa politica che devia ingenti flussi di denaro pubblico su una struttura che dopo la partenza degli americani non avrebbe trovato migliore remunerativa collocazione”.
“Come cittadini – conclude Marletta – ci teniamo a sottolineare inoltre, che siamo ampiamente favorevoli a iniziative VERE di aiuto e sussidiarietà, valori questi che stanno alla base di ogni convivenza civile, ma riteniamo la soluzione del centro accoglienza di Mineo, sbagliata, contraddittoria e oltretutto, non coerente con i principi fondamentali della solidarietà fra i popoli”.

Il sindaco Marletta nella giornata mondiale del rifugiato, chiudiamo il "ghetto" di Mineo

Ogni anno nel mondo si celebra, il 20 giugno, la “Giornata del rifugiato”, nata undici anni fa per iniziativa dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) come momento di riflessione sulle difficili scelte che un rifugiato è spesso costretto a fare nel corso della propria vita alla ricerca di protezione.
Per queste ragioni: “Il centro accoglienza migranti di Mineo va chiuso al più presto perché si è rivelata la più grossa presa in giro perpetrata ai danni dei richiedenti asilo e della stessa popolazione locale”. Non ha dubbi il sindaco di Palagonia, Valerio Marletta, che rincara la dose.
“Questa operazione, voluta con forza dal ministro Maroni, rappresenta ormai da due anni una palese speculazione che ha solo messo in moto, portandola a regime, la macchina affaristico clientelare delle emergenze, che tante vergogne a prodotto nel nostro paese”.
“Niente a che vedere con la solidarietà – continua il primo cittadino – solo una gestione speculare di una struttura che sorge in una zona isolata e che può essere paragonata ad un ghetto dove i migranti, chiedenti asilo, vivono come detenuti senza alcun contatto con la popolazione locale”.
“A complicare le cose – sostiene il sindaco – ci si mette anche la burocrazia, perché da mesi la situazione si è praticamente bloccata nell’incertezza dei tempi di definizione delle domande di asilo e la Commissione territoriale ha tempi “elefantiaci” anche per le richieste di soggiorno”.
L’amministrazione comunale di Palagonia – dice ancora il primo cittadino – si schiererà in tutte le sedi contro questa politica che devia ingenti flussi di denaro pubblico su una struttura che dopo la partenza degli americani non avrebbe trovato migliore remunerativa collocazione”.
“Come cittadini – conclude Marletta – ci teniamo a sottolineare inoltre, che siamo ampiamente favorevoli a iniziative VERE di aiuto e sussidiarietà, valori questi che stanno alla base di ogni convivenza civile, ma riteniamo la soluzione del centro accoglienza di Mineo, sbagliata, contraddittoria e oltretutto, non coerente con i principi fondamentali della solidarietà fra i popoli”.

Centro CARA di Mineo, la lotta dei disperati e la meschinità della politica!

La meschinità politica del centro destra alla provincia regionale di Catania non ha limite e l’aver ostacolato, ancora una volta, il dibattito sul centro CARA di Mineo ne è la prova:l’ennesima!

Avevamo intuito già nel mese di Aprile la gravità dei fatti che hanno investito i paesi magrebini e immaginavano che la conseguenza immediata sarebbe stato un esodo verso l’Europa da parte di chi cerca una speranza fuori dal proprio paese già martoriato da regimi politici autoritari e senza scrupoli e adesso alla mercè di un conflitto bellico la cui fine non appare ancora vicina.

La logica di fondo che contraddistingue il governo nazionale e il metodo utilizzato di fronte alle emergenze, funzionali a provvedimenti di “protezione civile”, ci spingevano ad avviare da subito un confronto politico nell’aula consiliare provinciale richiamando al dovere di rappresentanza un aula che avrebbe dovuto e potuto concretizzare azioni e modalità di intervento per fare fronte ad un emergenza umanitaria.

Si sono susseguite in ordine interpellanze e mozioni finalizzate alla costituzione di una commissione consiliare provinciale che avrebbe dovuto seguire le vicende del centro Cara nonchè proporre correttivi alle azioni intraprese e chiedere maggiore trasparenza nella gestione di un centro che affollato da rifugiati politici richiede particolari attenzioni.

Abbiamo espresso contestualmente una critica ferma alla decisione del governo che, individuando quella struttura avrebbe , come dimostratosi, reso nulle le politiche di integrazione e sancito logiche di segregazione.

La cosa piu grave è che, su richiesta sottoscritta da una decina di consiglieri provinciali, si è svolta pure una seduta straordinaria del consiglio provinciale alla presenza dei sindaci del Calatino e aperta alle autorità civili del territorio.

Fu il dibattito di quel consiglio a darci ragione e a sancire, a parole, la necessità che l’Ente Provincia si rendesse utile alla causa dell’emergenza umanitaria attraverso la commissione speciale.

Qualche consigliere già mugugnava in aula ricordando che la presidenza (utile solo a fissare le sedute della commissione) sarebbe dovuta andare per regolamento alla minoranza ma non avremmo creduto che ciò potesse essere il metro su cui avremmo dovuto misurare la meschinità di una maggioranza che ha affossato l’atto deliberativo lasciandolo giacere nei cassetti e adducendo motivazioni tanto ridicole quanto funzionali al Padrone romano che dalla Presidenza del Consiglio decide e nessuna critica o, peggio ancora, nessun controllo sugli atti tollera.

È di questi giorni la notizia della rivolta di Mineo a cui si sommano quelle di Bari e di Capo Rizzuto. Proteste esplose per le medesime ragioni la cui responsabilità è figlia del metodo e del merito delle scelte governative: lentezza nell’espletamento delle pratiche (occorrono anni per smaltirle ai ritmi attuali), la mancanza di interpreti e mediatori culturali, l’ indiscriminata commistione di culture e modi diversi di vita, il mancato rispetto per le credenze religiose attraverso la somministrazione di cibi vietati dalle religione dei migranti tra i fatti più gravi e lampanti.

Di fronte a tutto ciò abbiamo presentato l’ennesimo atto politico che stavolta chiede senza se e senza ma la chiusura di un centro che ormai sa di lager e si pone come oggetto di business più che come strumento finalizzato a politiche umanitarie e d’ accoglienza. Nemmeno il coraggio di votare, il solito consigliere della maggioranza che si alza,dissente sulla trattazione immediata dell’ordine del giorno alimentando l’ipocrisia di un’aula e di una maggioranza fiDO-governativa che non coglie le esigenze del territorio oltre che l’emergenza umanitaria. Questi sono i rappresentanti delle comunità locali, questa la loro sensibilità questa la loro subalternità al capo e a chi per lui ne cura le azioni politico-amministrative nel centro CARA di Mineo.

Noi la nostra battaglia la continueremo, dentro l’aula davanti il Cara di Mineo e tra la cittadinanza.

I consiglieri provinciali del gruppo Comunisti-idv, Gino Porrovecchio; Valerio Marletta; Antonio Tomarchio

Immigrati: Cangemi (Fds), chiudere centro Mineo

Catania, 29 lug. – (Adnkronos) – “Sin dal primo giorno in cui fu avanzata, con grande impiego di mezzi propagandistici, l’idea di concentrare a Mineo richiedenti asilo da tutta Italia, abbiamo denunciato il carattere devastante, affaristico e razzista del progetto”. Lo afferma in una nota Luca Cangemi, coordinamento nazionale federazione della Sinistra. “Grandi quantita’ di denaro pubblico -aggiunge- sono state dirottate nelle casse di una grande azienda per un complesso abitativo, altrimenti inutilizzabile e si e’ realizzato un centro di segregazione, le cui caratteristiche appaiono di giorno in giorno inaccettabili, foriere di problemi drammatici e di ulteriori speculazioni”. Per Cangemi infine “e’ necessario, come chiedono le associazioni antirazziste e le forze piu’ avvedute del territorio, chiudere rapidamente il centro di Mineo, porre fine all’alimentazione di affari privati con denaro pubblico, realizzare a reali politiche di accoglienza”.
(29 luglio 2011 ore 16.48)