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Difendere il territorio per difendere il futuro

di Ketty Bertuccelli su ilbecco.it, 17 marzo 2013

È Marzo il mese scelto per la lotta per la difesa del territorio, tre importantissime manifestazioni, precedute da interessanti iniziative per la preparazione di cortei si sono svolte e si svolgeranno questo mese: NO PONTE (Messina 16 Marzo) NO TAV (Val di Susa 23 Marzo) e NO MUOS (Niscemi 30 Marzo).

“Riprendiamoci il futuro: dalla truffa del Ponte sullo Stretto alla rinascita del territorio!” il nome scelto dagli organizzatori della manifestazione che si sono dati appuntamento, insieme a centinaia di partecipanti, volti storici e giovanissimi, alle 16.00 a Piazza Cairoli a Messina per formare un lungo serpentone che ha colorato le vie della città fino a Palazzo Zanca (sede del Comune).

Ad oltre dieci anni dall’inizio della lotta contro la realizzazione della “cattedrale nel deserto” quest’appuntamento si pone l’obiettivo di chiudere per sempre, e senza possibilità alcuna di resuscitarla in futuro, l’inutile opera con il suo carico di affari e di devastazioni.

Erano circa duemila, nonostante le condizioni meteorologiche poco favorevoli, i partecipanti al colorato e rumoroso corteo, che hanno invaso le principali strade del centro città, ad aprire il corteo il tradizionale “camioncino” da cui gli organizzatori hanno animato il corteo con slogan e musica, primo fra tutti lo striscione degli occupanti del Teatro Pinelli” Il contagio non si arresta”, ribadiscono gli autori di una delle più belle lotte culturali messinesi degli ultimi anni, gli spezzoni NO MUOS e NO TAV , il ricordo di Dax “16 marzo: bandiere rosse al vento ..uccidono un compagno ne nascono altri cento!” perché gli antifascisti non dimenticano.

La Rete No Ponte e, insieme a lei, i movimenti e le forze sociali e politiche che da decenni si battono contro “Il ponte sullo Stretto di Messina”, rivendicando lo scioglimento immediato della Stretto di Messina s.p.a., il recesso dal contratto con Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte) e il non riconoscimento di alcuna penale e alcun debito.

Perché è notizia di poche settimane fa: il Ponte sullo Stretto non si farà. È scaduto il termine per la redazione dell’atto aggiuntivo (che concedeva 300 milioni di euro e posticipava di due anni la decisione sulla sostenibilità finanziaria e ingegneristica dell’infrastruttura) proposto dal Governo ad Eurolink. A preoccupare però ora sono le penali, che il general contractor si prepara a chiedere, e a giudicare dalle agenzie di stampa, si parla di oltre un miliardo di euro.

Niente festeggiamenti, quindi, per il popolo No Ponte, fermamente convinto che c’è chi vorrà continuare a far vivere il fantasma del Ponte nella minaccia dell’indennizzo richiesto, è sceso ancora una volta in piazza per dimostrare che nonostante i molti anni passati dall’inizio lotta è pronto alla battaglia perché le risorse economiche previste vengano, invece, utilizzate per realizzare le infrastrutture utili alle popolazioni come l’adeguamento antisismico e la messa in sicurezza dal gravissimo dissesto idrogeologico del territorio.

“La lotta non si arresta..la terra non si abusa. .dalla Sicilia alla Val Susa!” è lo slogan più utilizzato dai manifestanti, una frase che ha come obiettivo quello di percorre idealmente tutta l’Italia per ricordare a tutti che Messina è solo una tappa, perché

“Difendiamo la nostra terra, difendiamo il nostro futuro” è un filo rosso che lega l’Italia.

Dopo Messina, l’appuntamento più vicino è quello del 23 Marzo in Val di Susa, per impedire che una nuova linea TAV devasti inutilmente una valle. In una nazione dove l’intero sistema di trasporto pubblico è al collasso le grandi lobby guardano alle linee di alta velocità come al più grande business del secolo e successivamente a Niscemi, il 30 Marzo, per impedire la costruzione del MUOStro, il sistema d’antenne satellitari ad alto inquinamento elettromagnetico creato per governare le guerre planetarie del terzo millennio, per smantellare le 46 micidiali antenne già installate e per la smilitarizzazione dei nostri territori.

Messina – Manifestazione No Ponte: “Riprendiamoci il futuro”

di Corrado Speziale, scomunicando.it, 17 marzo 2013

“Dalla truffa del Ponte alla rinascita del territorio” era il titolo dato alla manifestazione dai militanti del movimento che si batte da sempre contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Ed era proprio sulla reale situazione, sulla “verità” riguardo quest’ultima, che occorreva sensibilizzare la città ed il territorio, facendo chiarezza sulle motivazioni dell’evento, apparso agli occhi di molti come superfluo, secondo l’idea diffusa che “tanto il Ponte non lo faranno più”.

Sta di certo che veder manifestare contro un’opera “fantasma” non è un’ un’occasione frequente, ma qui di motivi ce ne stanno ed anche tanti.

Innanzitutto è stata la prima manifestazione, sulla considerevole cifra di ben 16 svolte finora, indirizzata, più che al Ponte fine a se stesso, contro tutto il sistema che ha alimentato il suo iter con uno sperpero di denaro senza precedenti, di cui, adesso, fanno da corollario le tanto agognate “penali” richieste dal general contractor Eurolink, dopo aver richiesto la rescissione del contratto con la società Stretto di Messina.

Il contratto d’appalto che prevedeva la progettazione e la realizzazione dell’opera, dal 1° Marzo scorso, a seguito della mancata firma dell’accordo aggiuntivo al contratto del 2005, è di fatto diventato carta straccia, per cui adesso si attende che il Governo sciolga la società Stretto di Messina e metta definitivamente la parola “fine” a tutta la questione.

Pertanto è stato questo, in primo luogo, l’obiettivo della manifestazione, ma ad esso va aggiunto quello che alla città sta più a cuore, chiesto oggi a gran voce dai manifestanti: che non venga riconosciuta alcuna penale a beneficio delle imprese, la cui cifra richiesta ammonterebbe a circa 1, 2 miliardi di euro. Roba da far rizzare i capelli agli abitanti di un territorio, come quello messinese, che necessita di un’infinità di interventi che attengono alla sicurezza sismica ed idrogeologica ed alle piccole e medie infrastrutture che migliorino la qualità della vita, le cosiddette opere di prossimità.

Si protestava, poi, perché in mezzo a tutto questo esiste ancora un progetto da bocciare, che nonostante tutto sta seguendo il proprio iter e che proprio per questo apre vari spiragli d’inquietudine: ha da poco ottenuto, incredibilmente, il benestare del Ministero dei beni Culturali ed adesso si appresta ad essere vagliato nell’ambito della procedura per la Valutazione dell’Impatto Ambientale, con una ferrea opposizione delle associazioni ambientaliste.

Erano circa duemila, ieri pomeriggio, le persone che per questo si sono unite in protesta, manifestando in corteo, e la cifra era sicuramente importante considerati tanti fattori, primo di tutti il maltempo che ha imperversato per tutta la mattinata ed in secondo luogo, ovviamente, la confusione che regna tra la gente sull’epilogo della questione legata alla grande opera.

Per la prima volta in assoluto, la manifestazione ha avuto una valenza più generale essendo la prima delle tre previste in associazione ai movimenti No TAV e No MUOS che sfileranno, rispettivamente, il sabato successivo in Val di Susa ed il prossimo ancora, 30 Marzo, a Niscemi.

Erano presenti, in discreto numero, rappresentanze anche di questi altri movimenti, che hanno seguito con propri striscioni il corteo partito intorno alle 17.00 da Piazza Cairoli, proseguito sul viale San Martino, via Geraci, via Cesare Battisti, Via Garibaldi, per concludersi a Piazza Unione Europea, dove, nel corso del sit-in conclusivo, hanno preso la parola i rappresentanti dei tre fronti di lotta.

Assieme a loro hanno sfilato le associazioni ambientaliste WWF, Legambiente, Italia Nostra, nonché rappresentanti della società civile messinese che avevano dato la loro adesione alla manifestazione, e quei partiti politici che si sono storicamente dichiarati contro la realizzazione della mega-opera, come quelli della Federazione della Sinistra, Verdi, P.C. dei Lavoratori, SEL, il circolo cittadino PD “Libertà”, ai quali si è aggiunto, in veste ufficiale, il Movimento 5 Stelle.

Presente, anche una delegazione calabrese proveniente dalla Piana di Gioia Tauro, che si batte per la difesa del territorio contro la prevista realizzazione di un imponente degassificatore che al momento è su tute le cronache.

Dall’altoparlante posto sul mezzo che faceva da apripista al corteo, sono state enunciate le motivazioni della protesta e rappresentati gli ultimi risvolti legati al Ponte con tutti i rischi che ne conseguono riguardo il possibile ulteriore sperpero di denaro pubblico. Rappresentanti dei movimenti cittadini hanno, inoltre, ricordato la recente esperienza del teatro “Pinelli” con il quale, seppur con tanti disagi che hanno portato a spiacevoli risvolti, senza alcun impiego di denaro, era stata data alla città la possibilità di fruire di un bene abbandonato. I manifestanti chiedono spazi comuni, luoghi di cultura e convivialità, strutture che migliorino la qualità della vita, non mega-opere con le quali si è solo sperperato denaro pubblico facendo perdere opportunità di crescita alla città.

“Il contagio non si arresta”, portava scritto lo striscione firmato “Teatro Pinelli”.

I riferimenti, poi, a TAV e MUOS: “In Val di Susa si vuole costruire una linea ferroviaria che costa 22 miliardi di euro, che non giova a nulla – dicevano i manifestanti – e poi tolgono i soldi da stanziare per le scuole ed i territori. A Niscemi stanno realizzando il MUOS, che giova alle guerre del terzo millennio. Trattano la Sicilia come una colonia, e noi diciamo No a tutto questo”.

Ed un coro generale, di tanto in tanto, tuonava dalla parte centrale del corteo, lanciato dai giovani di Niscemi, che idealmente percorreva in su tutta l’Italia: “Dalla Sicilia alla Val di Susa, la lotta non si arresta, la terra non si abusa”.

In sintesi si chiede: la rinascita del territorio con rispetto per l’ambiente, la tutela della salute, cultura e lavoro.

In mezzo a tanti colori e fragori, per la prima volta, dopo tanti anni di faticosa ed appassionata lotta No Ponte, c’era un grande assente: lo storico, enorme striscione rosso che sin dalla primissima manifestazione ha sempre aperto tutti i cortei.

Un vero simbolo, un vessillo che sembrava indistruttibile. Era troppo consunto e malconcio per affrontare quest’ultima sfida, che più di ogni altra guarda al domani.

PRC Messina, adesione alla manifestazione "Riprendiamoci il futuro: dalla truffa del Ponte sullo Stretto alla rinascita del territorio!"

Il Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Messina aderisce alla manifestazione del 16 marzo “Riprendiamoci il futuro: dalla truffa del Ponte sullo Stretto alla rinascita del territorio!” con partenza da piazza Cairoli alle ore 16,00.

Siamo impegnati da anni insieme alle realtà della Rete No Ponte nel contrasto ad un’opera inutile e dannosa, la cui storia sembra non chiudersi mai.
Crediamo sia importante che che il denaro pubblico venga utilizzato per le infrastrutture utili alle popolazioni come l’adeguamento antisismico e la messa in sicurezza dal gravissimo dissesto idrogeologico del territorio.

Per questo saremo presenti in piazza per mettere non la prima pietra di un cantiere ma l’ultima su di una vicenda grottesca che già tanto denaro ha sottratto ai sicliani ed ai calabresi.

Ketty Bertuccelli, PRC Messina

PRC Messina, adesione alla manifestazione "Riprendiamoci il futuro: dalla truffa del Ponte sullo Stretto alla rinascita del territorio!"

Il Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Messina aderisce alla manifestazione del 16 marzo “Riprendiamoci il futuro: dalla truffa del Ponte sullo Stretto alla rinascita del territorio!” con partenza da piazza Cairoli alle ore 16,00.

Siamo impegnati da anni insieme alle realtà della Rete No Ponte nel contrasto ad un’opera inutile e dannosa, la cui storia sembra non chiudersi mai.
Crediamo sia importante che che il denaro pubblico venga utilizzato per le infrastrutture utili alle popolazioni come l’adeguamento antisismico e la messa in sicurezza dal gravissimo dissesto idrogeologico del territorio.

Per questo saremo presenti in piazza per mettere non la prima pietra di un cantiere ma l’ultima su di una vicenda grottesca che già tanto denaro ha sottratto ai sicliani ed ai calabresi.

Ketty Bertuccelli, PRC Messina

L’Araba fenice del Ponte sullo Stretto

di Mimmo Cosentino su liberazione.it, 15 marzo 2013

Partirà da piazza Cairoli a Messina, domani sabato 16 Marzo, alle 15,30, la manifestazione contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Un appuntamento che si pone l’obiettivo di chiudere definitivamente, e senza possibilità alcuna di resuscitarla in futuro, l’opera con il suo carico di affari e di devastazioni.
La Rete No Ponte e, con essa, l’insieme dei movimenti e delle forze sociali e politiche che da decenni si battono contro “il Mostro di Messina”, sono consapevoli del fatto che non possa e non debba ripetersi l’inganno prodotto dal centrosinistra guidato da Prodi. Infatti il 25 Ottobre del 2007, il Senato, chiamato a convertire il decreto 159/2007, in presenza di una formale richiesta dei gruppi parlamentari di Rifondazione comunista, condivisa dalle altre forze di maggioranza, che prevede lo scioglimento formale della società Stretto di Messina e la revoca delle risorse finanziarie messe a disposizione in precedenza dal governo Berlusconi, boccia la proposta con i voti congiunti del centrodestra e quelli dei seguaci di Mastella e Di Pietro, allora Ministro alle infrastrutture.
Il compromesso successivo fu un imbroglio: le risorse pubbliche vennero ridotte considerevolmente, in misura tale da rendere impossibile la realizzazione della grande opera. Contemporaneamente vennne prevista una penale a tutela delle imprese “senza mai spiegare come una società con un capitale di 300 milioni avrebbe potuto pagare una penale di oltre 500 milioni di euro” (Ivan Cicconi, Introduzione a Il Ponte, l’araba fenice del neoliberismo, Sicilia Punto L).
D’altronde, qualche mese prima, lo stesso Prodi, nonostante il programma sottoscritto e presentato agli elettori, non solo aveva confermato la nomina, fatta dal Caimano, di Pietro Ciucci ad Amministratore delegato della Società Stretto di Messina, ma addirittura lo aveva gratificato della promozione al vertice dell’Anas. Un Presidente di Amministrazione uno e bino, controllore e controllato di se stesso. Nessun mistero, soltanto una comune appartenenza alla Casta dei Boiardi di Stato, data dalle passate frequentazioni e amicizie nelle stanze dell’Iri.
Sappiamo com’è finita. Berlusconi, con la finanziaria del 2008, ha rifinanziato l’opera, ha garantito la fornitura di altro olio al motore delle progettazioni, degli studi, delle consulenze, senza che, a tuttoggi, sia stato varato alcun progetto esecutivo.
La storia sembra ripetersi ancora una volta. Infatti il decreto sviluppo del 2 novembre 2012, a firma di Monti e Passera, motivando con la “tensione nei mercati finanziari” (sic!) e la necessità della “verifica della sostenibilità del piano finanziario”, deliberava la sospensione di due anni dell’infrastruttura. Nello stesso tempo impegnava la Stretto di Messina ad avviare “le necessarie iniziative per la selezione della migliore offerta di finanziamento dell’opera con capitali privati”. E, in caso di mancata individuazione del soggetto finanziatore entro il termine previsto per l’esame del progetto definitivo, considerava “caducati” gli atti relativi alla realizzazione del Ponte, ivi compresi concessioni, convenzioni, rapporti contrattuali stipulati dalla società.
Bene, i termini sono scaduti, ma il governo Monti non ha provveduto ad alcun atto formale per rendere esecutive le deliberazioni assunte, né Crocetta ha provveduto a ritirare la partecipazione, e le relative risorse messe a disposizione dalla Regione Sicilia, dalla Società Stretto di Messina.
Mentre è ripartito il tam tam su un presunto interesse dei cinesi a farsi carico della costruzione del Ponte, e viene continuamente rilanciata l’operazione terroristica, portata avanti da Il sole 24 ore e da La Sicilia di Mario Ciancio, di una penale che verrebbe richiesta da Impregilo di un miliardo di euro.
La manifestazione di Sabato 16 Marzo pone pertanto alcuni obiettivi certi: rivendicando lo scioglimento immediato della Stretto di Messina s.p.a., la nomina di un commissario liquidatore, il rimborso delle spese concretamente effettuate e certificate.
Ma mette sul piatto soprattutto significative rivendicazioni politiche: le risorse pubbliche disponibili debbono essere indirizzate al risanamento di un territorio piagato dalla cementificazione e colpito da continue frane e alluvioni, sia sul versante ionico che su quello tirrenico, il potenziamento della rete ferroviaria regionale e dei collegamenti pubblici con il continente, il rilancio di un modello di crescita economica fondato sulla sostenibilità ambientale e sulla sovranità alimentare.
E’ in gioco, più in generale, il destino della Sicilia e delle sue popolazioni, se pensiamo all’uso che se ne sta facendo da decenni del suo territorio, militarizzato da Sigonella a Niscemi a Trapani Birgi, devastato da una industrializzazione che ha puntato sulla petrolchimica a scapito dell’agricoltura e della salute dei cittadini, deturpato dalla cementificazione delle sue coste e ora minacciato anche dall’ampliamento deciso da Monti delle trivellazioni previste nelle sue acque, peraltro in aree a forte rischio sismico. Un intreccio finanziario-affaristico-imprenditoriale nel quale l’accumulazione mafiosa pasce e si riconverte, e contro cui è necessario più che mai estendere l’opposizione popolare e la rivendicazione di un altro modello produttivo.
Dopo Messina, l’appuntamento più vicino e di grande rilevanza simbolica è quello di Niscemi, il 30 Marzo, contro il Muostro, assieme ai comitati ambientalisti, al movimento pacifista, alle Associazioni e ai territori in lotta, alle Mamme No Muos. Una rivoluzione in corso, dei soggetti sociali contro le classi dirigenti, nella quale si vanno tessendo le relazioni dal basso per una alternativa ai disastri prodotti dagli interessi capitalismo e del liberismo.