Digressioni

Il nazismo senza baffetti: democrazia e capitalismo in cerca di nuovi partners

Il nazismo senza baffetti: democrazia e capitalismo in cerca di nuovi partners

di Franco Berardi Bifo

tratto da da Opera Viva

Nei decenni culminanti della modernità considerammo il Nazismo un fenomeno estinto, passato, cancellato dalla storia. Per tranquillità lo definimmo Male Assoluto, e non se ne parla più. Identificando il nazismo con Auschwitz abbiamo finito per accettare Gaza, pensando: quello che accade è terribile, ma non è mica Auschwitz. Stiamo tranquilli. Il nazismo è diventato una sceneggiatura fosca che assolve preventivamente la violenza coloratissima della democrazia capitalista. Ma ora poco alla volta cominciamo a capire che il capitalismo democratico perde energia e futuro, forse perché alla lunga la democrazia non può convivere con il capitalismo. Continua la lettura di Il nazismo senza baffetti: democrazia e capitalismo in cerca di nuovi partners

"Elezioni comunali e necessità di chiarezza. Proposte per un'analisi del voto". Intervento di Fabio Nobile e Domenico Moro

I. Con i risultati dei primi turni elettorali delle amministrative è possibile individuare alcuni elementi che ci restituiscano il quadro della situazione politica italiana. In primo luogo si consolida l’astensionismo come segno di distacco di larghi strati popolari dal sistema politico. Circa il 40% di potenziali elettori tende a non partecipare evidenziando la completa sfiducia nel sistema politico dominante: il Movimento cinque stelle non risulta un freno a tale tendenza, se non in maniera limitata.

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Considerazioni sparse a margine del ballottaggio (e guardando al futuro)

tratto dal sito di Fabio Alberti

Ambizione

Stefano Fassina, durante la campagna elettorale, ha detto spesso che noi ci presentavamo ambiziosamente per governare Roma, e non per appoggiare qualcuno che la governasse. Lo abbiamo ripetuto tutti durante il breve periodo di campagna elettorale che ci è stato concesso dall’esclusione e successiva riammissione della lista.

 

Non lo dicevamo per brama di potere, se così fosse la scorciatoia degli apparentamenti, che garantirebbero un posto al sole a molti nostri candidati, dovrebbe essere la strada maestra. Né lo dicevamo per tattica comunicativa, ma per amore della nostra città.

 

Lo dicevamo per la profonda convinzione che solo con una giunta che pratichi, con una netta discontinuità dalle passate esperienze della destra e del centrosinistra, politiche di sinistra (cioè imperniate sulla lotta alla disuguaglianza) sarebbe stato possibile far uscire dall’esclusione sociale i ceti popolari e Roma dal declino.

Siamo ancora convinti di questo assunto, che è stato alla base della nostra presentazione autonoma da ogni altra formazione politica? Questo è il punto: quella ambizione l’abbiamo ancora?
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